L’analisi del cristallino può predire con anni di anticipo il manifestarsi della patologia. Un’arma in più per combattere il diabete nelle fasi iniziali.

 

Una semplice scansione oculare può predire il manifestarsi in futuro del diabete di tipo 2 e può rilevare la condizione di prediabete, che si manifesta con la resistenza all’insulina delle cellule del nostro corpo e che porta allo sviluppo della malattia in pochi anni.

Lo afferma uno studio condotto all’University of Exeter Medical School, in Inghilterra: i ricercatori hanno infatti verificato che misurando il livello di auto fluorescenza nel cristallino è possibile capire se una persona è affetta da diabete o se lo svilupperà con molto anticipo.

Grazie a un nuovo strumento, infatti, gli studiosi sono riusciti a misurare nel cristallino dell’occhio i livelli dei cosiddetti AGE (advanced glycation end-products), cioè proteine o lipide che a causa di una eccessiva esposizione agli zuccheri diventano emoglobina glicata.

Funziona semplicemente focalizzando un fascio di luce blu sul cristallino e raccogliendo la luce verde riflessa, dove si può misurare l’autofluorescenza e quindi la quantità di AGE.

Livelli incrementati di questi ultimi nel corpo possono portare, oltre al diabete, varie patologie, quali la retinopatia diabetica.

Dato che possono passare alcuni anni dalla diagnosi di diabete e lo sviluppo dei sintomi, questa metodologia di identificazione può essere utile per prevenire la malattia, quando ancora c’è margine per evitarla.

Questo metodo di diagnosi è stato verificato su 60 individui, 20 con diabete, 20 con prediabete e 20 sani. I livelli di AGE si sono mostrati più alti nei primi due gruppi.

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