Creati in laboratorio, non sono nocivi ma attaccano i tumori e stimolano il sistema immunitario a cercare e distruggere metastasi

Un gruppo di ricercatori della Columbia Engineering e della Columbia University Irving Medical Center (CUIMC) ha sintetizzato un ceppo di batteri in grado di colonizzare i tumori solidi e di rilasciare al loro interno potenti sostanze per annientarli.

Nei modelli murini il trattamento con questi batteri non solo ha portato a una completa remissione del linfoma, ma ha anche curato metastasi non direttamente trattate.

Immunoterapia all’interno del tumore

In pratica, come scrivono gli autori sull’ultimo numero della rivista Nature Medicine, i batteri agiscono come un “cavallo di Troia”, attaccando il cancro dall’interno dopo essere stati immessi nell’organismo.

“Siamo riusciti a creare con l’ingegneria genetica batteri capaci di colpire direttamente il tumore principale e nel contempo a stimolare il sistema immunitario a cercare e distruggere tumori secondari e metastasi che non sono rilevabili con tecniche di imaging perché troppo piccoli” spiegano i ricercatori.

Batteri che si autodistruggono

I batteri in questione sono un ceppo di E. coli (innocuo e simile a quello omonimo che si trova nella flora intestinale) programmati per autodistruggersi quando raggiungono una determinata soglia critica in termini numerici e rilasciare così sostanze immunoterapiche, che cioè stimolano il sistema immunitario, quello che ci protegge dalle infezioni e da altri batteri, a combattere le cellule cancerose.

Tuttavia una piccola parte di batteri non si autoelimina, ma resta nel tumore e fa ricrescere la popolazione di nuovo fino alla soglia critica per ripetere il ciclo di rilascio di immunoterapici.

Cosa fa la sostanza rilasciata dai batteri

I ricercatori hanno scelto di far rilasciare un particolare anticorpo che va a colpire una proteina chiamata CD-47. Questa è sostanzialmente un segnalatore che dice alle cellule immunitarie come macrofagi e dentriti di “non magiare” le cellule tumorali, proteggendo così il tumore.

“La proteina CD-47 non si trova solo nelle cellule cancerose ma in tutto il corpo” dicono gli autori “così abbiamo ingegnerizzato i batteri per colpire la proteina esclusivamente all’interno del tumore, per prevenire effetti collaterali nel resto dell’organismo”.

È stato inoltre osservato che i batteri non solo distruggono le cellule tumorali ma riducono anche l’incidenza di metastasi.

Infatti il trattamento con i batteri ingegnerizzati non solo blocca la proteina CD-47, ma attiva anche i linfociti T del tumore (particolari globuli bianchi) che migrano così in altri siti e possono curare le metastasi ivi formatesi.

Leggi anche:

Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

Riproduzione riservata (c)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.