L’anticorpo monoclonale, frutto della ricerca GSK, è il primo ad essere rimborsato in Italia per tre diverse patologie oltre all’asma grave: rinosinusite cronica con poliposi nasale (CRSwNP), granulomatosi eosinofila con poliangioite (EGPA) e sindrome ipereosinofila (HES).

 

 

“Quando mi è stato confermato che avevo la Granulomatosi Eosinofila con Poliangioite (EGPA), dopo un lungo e tortuoso percorso diagnostico, l’aspettativa di vita per questa malattia, allora, era di cinque anni: fortunatamente, grazie alle nuove terapie, oggi non è più così” afferma, mentre sul suo volto il riaffiorare di quel ricordo riporta l’espressione di profondo sgomento che provò alla diagnosi, Francesca R. Torracca Presidente APACS APS.

Questa rara patologia, che in Italia colpisce appena 12 persone ogni milione di abitanti, aveva infatti una prognosi infausta fino a qualche anno fa: “la mortalità era intorno al 90-95%” conferma Roberto Padoan, Specialista in Reumatologia, Responsabile del Centro vasculiti presso UOC Reumatologia – Ospedale Universitario di Padova.

“L’EGPA è una malattia rara cronica causata dall’infiammazione eosinofila che colpisce le pareti dei vasi sanguigni di piccole e medie dimensioni (vasculite) e può condurre a danno d’organo” spiega lo specialista.

“Quando fu descritta per la prima volta, negli anni ’50 e solo tramite autopsie, non esistevano terapie” prosegue.

“In seguito la si trattò con dosi elevate di corticosteroidi sistemici e immunosoppressori, ma questi regimi terapeutici producono un forte impatto sul paziente in termini di effetti collaterali, quali sviluppo di diabete e ipertensione, cataratta, osteoporosi e disturbi psicologici che rendono alla lunga insostenibile il trattamento”.

L’EPGA, assieme ala Sindrome ipereosinofila (HES), all’asma grave e alla Rinosinusite Cronica con Poliposi Nasale (CRSwNP), condivide un denomitaore comune: l’infiammazione causata da un’elevata concentrazione di eosinofili.

 

Medicina di precisione contro gli eosinofili

“Gli eosinofili sono cellule infiammatorie estremamente complesse” spiega Giorgio Walter Canonica, Responsabile Centro Medicina Personalizzata: Asma e Allergologia, Humanitas University & Research Hospital.

Ed è in questo contesto che entra in gioco mepolizumab, l’anticorpo monoclonale di GSK, che sei anni fa ha rappresentato la svolta nella cura dell’asma severa, e che ha dimostrato di essere efficace anche per le altre tre patologie legate all’eosinofilia.

Mepolizumab diventa così il primo trattamento approvato per EGPA, e una nuova opzione terapeutica per i pazienti con sindrome ipereosinofila (HES) senza una causa secondaria ematologica nota e per i pazienti con rinosinusite cronica con poliposi nasale (CRSwNP).

“Grazie al concetto di endotipo, cioè il meccanismo della malattia nel paziente specifico, si parla ora di “fenotipizzazione del paziente”, cioè di identificazione dello specifico tipo di infiammazione e della sua causa; e grazie a questo farmaco si può puntare sulla “precision medicine”, soprattutto in presenza di comorbidità significative”.

La terapia quindi deve prevedere trattamenti di precisione che riescano ad agire specificamente sulla causa scatenante, cioè l’eccessiva presenza di eosinofili, come l’interleuchina-5, (IL-5) una proteina prodotta dalle cellule del sistema immunitario che favorisce lo sviluppo, la proliferazione e la sopravvivenza degli eosinofili.

Mepolizumab con il suo meccanismo d’azione diretto su Interleuchina 5 (IL-5) è un farmaco biologico, che presenta un profilo di efficacia e sicurezza dimostrato e comprovato sia nei trial clinici che nella real life.

Impedendo all’IL-5 di legarsi al suo recettore sulla superficie degli eosinofili, il meccanismo d’azione di questo anticorpo monoclonale risulta di grande importanza, dato il ruolo fondamentale degli eosinofili nell’infiammazione.

“Il corretto inquadramento di una patologia eosinofila – ha specificato il Dott. Claudio Micheletto, Direttore UOC di Pneumologia Azienda Ospedaliera Integrata di Verona -permette di trattare con un farmaco specifico come mepolizumab l’infiammazione, evitando l’uso eccessivo di OCS e di terapie sistemiche aspecifiche, che presentano due importanti limiti di fondo, cioè di non mirare alla causa dell’infiammazione e di avere pesanti effetti collaterali”.

“Una ricerca agnostica sulla eosinofilia – commenta la Dott.ssa Elisabetta Campagnoli, Specialty Medical Head GSK – ha permesso di trovare una soluzione comune a quattro malattie molto differenti tra loro per epidemiologia e impatto sulla vita delle persone. Siamo partiti dallo studio dell’asma grave e dalla ricerca di soluzioni che permettessero di controllare la patologia ed evitare le ospedalizzazioni, arrivando all’unica terapia di precisione attualmente disponibile anche per CRSwNP, EGPA e HES. Questo traguardo ci è stato riconosciuto anche da AIFA che ha attribuito a mepolizumab lo status di innovatività per EGPA ed HES”.

 

Le malattie causate dagli eosinofili e la nuova terapia: la Rinosinusite Cronica con Poliposi Nasale (CRSwNP)

È una malattia infiammatoria cronica dei rivestimenti delle cavità nasali o dei seni che porta alla crescita dei tessuti molli noti come polipi nasali ed è caratterizzata da livelli elevati di eosinofili.

I rigonfiamenti possono crescere in entrambe le narici (bilaterali), influenzando notevolmente la qualità di vita del paziente causando ostruzione, perdita dell’olfatto, dolore facciale, pressione facciale e secrezione nasale.

Per quanto la rinosinusite cronica con poliposi nasale non rappresenti una patologia pericolosa per la vita, la complessa sintomatologia della patologia esita spesso in un peso significativo sulla qualità di vita dei pazienti.

Stime recenti indicano che di poliposi nasale soffre  il 2-4% nella popolazione generale italiana.

“Il principale medical need è rappresentato dalle frequenti recidive dopo l’intervento chirurgico di rimozione. Circa il 40% dei pazienti affetti da poliposi nasale va incontro a recidiva entro 18 mesi dalla chirurgia” dice il Prof. Paolo Castelnuovo, Ordinario di Otorinolaringoiatria all’Università dell’Insubria (Varese) e Direttore dipartimento ORL Azienda Ospedaliero-Universitaria, Ospedale di Circolo Fondazione Macchi, di Varese.

“La causa scatenante è riconducibile all’infiammazione eosinofila sottostante: in oltre l’80% delle recidive di poliposi nasale è infatti riconoscibile il ruolo infiammatorio dell’eosinofilo che alimenta la continua riformazione di polipi all’interno dei seni nasali rendendo l’approccio chirurgico progressivamente meno efficace e più rischioso”.

Grazie al meccanismo d’azione mirato contro l’infiammazione eosinofila, mepolizumab rappresenta una importante opzione terapeutica di precisione per i pazienti affetti da CRSwNP per allontanare la necessità di ripetuti interventi chirurgici e poter godere di una ritrovata qualità di vita.

Come emerge nello studio registrativo di fase III SYNAPSE, mepolizumab ha indotto una riduzione significativa delle dimensioni dei polipi nasali e un miglioramento dell’ostruzione nasale in soggetti affetti da poliposi nasale recidivante che necessitavano di una nuova chirurgia all’inizio dello studio.

Inoltre, mepolizumab ha dimostrato di ridurre del 57% il rischio di interventi chirurgici nasali rispetto ai pazienti trattati con placebo, ha ridotto singificativamente l’assunzione di cortisone per via orale e ha portato ad un miglioramento significativo della qualità di vita dei pazienti.

Lo studio di fase III SYNAPSE ha valutato l’efficacia e la sicurezza di mepolizumab per 52 settimane rispetto al placebo – entrambi i regimi di trattamento prevedevano la somministrazione in aggiunta alla terapia corticosteroidea topica quotidiana – in pazienti adulti con CRSwNP bilaterale recidivante, refrattaria, grave eleggibili ad una nuova chirurgia.

 

La sindrome ipereosinofila (HES)

È una malattia rara e sottodiagnosticata, con una prevalenza di 15 casi per milione di abitanti. I pazienti con HES hanno una persistente e marcata presenza di eosinofili nel sangue.

Quando questi si infiltrano nei tessuti, possono causare infiammazioni e danni agli organi che, nel tempo, possono risultare irreversibili e latali, se i pazienti non vengono adeguatamente trattati.

Questi danni legati all’infiammazione eosinofila sono impattanti ed eterogenei e possono variare da sintomi aspecifici come febbre e malessere, a problemi d’organo come quelli riscontrabili a livello respiratorio e polmonare, cardiaco, cutaneo, neurologico e che possono estendersi a numerosi altri distretti corporei con un tasso di mortalità complessivo vicino al 9%.

Oltre alle specifiche manifestazioni di malattia, la HES è caratterizzata da frequenti riacutizzazioni che richiedono l’utilizzo di un elevato dosaggio di corticosteroidi orali e/o l’aggiunta di immunosoppressori, con la conseguente insorgenza delle complicanze tipicamente associate all’esposizione continuativa a questi regimi di trattamento.

Grazie al meccanismo d’azione mirato contro l’infiammazione eosinofila, come conferma lo studio registrativo, i soggetti che hanno assunto mepolizumab hanno avuto una riduzione statisticamente significativa del tasso di riacutizzazioni rispetto al placebo.

Mepolizumab rappresenta un’opzione terapeutica di precisione per i pazienti affetti da HES, che negli studi registrativi ha consentito il controllo della malattia fino alla completa eliminazione delle riacutizzazioni di HES in oltre il 90% dei pazienti osservati fino a 52 settimane di trattamento, oltre ad aver ridotto significativamente il peso del cortisone, offrendo così una opzione efficace e sostenibile nel tempo, con la comodità della somministrazione domiciliare direttamente affidata al paziente grazie alla confezione autoiniettiva.

 

Poliposi e asma, il binomio pericoloso

La poliposi si accompagna ad una serie di patologie, tra cui l’asma, che possono contribuire a peggiorare il quadro clinico e che vedono nell’aumentata eosinofilia un elemento patogenetico chiave, imponendo una particolare attenzione per gli specialisti delle basse ed alte vie respiratorie.

Va sottolineato che la presenza di poliposi come comorbidità dell’asma e viceversa è in relazione al livello di gravità della patologia respiratoria: in caso di asma lieve la poliposi è presente in circa il 10-30% dei pazienti, in caso di asma grave si sale al 40-60%.

Studiando i meccanismi patogenetici ed immunologici alla base di questa associazione, l’infiammazione eosinofila giochi un ruolo rilevante.

In questo senso diventa fondamentale il ruolo di mepolizumab che nei diversi clinici per le singole indicazioni terapeutiche ha dimostrato grande coerenza e efficacia nel ridurre le riacutizzazioni asmatiche in pazienti mostranti comorbidità asma e poliposi nasale.

La più recente evidenza emerge direttamente dalle sottoanalisi dello studio SYNAPSE (studio registrativo per l’indicazione rinosinusite cronica con poliposi nasale) nel quale mepolizumab ha dimostrato una riduzione del 67% delle riacutizzazioni asmatiche nei pazienti affetti da poliposi nasale e concomitante asma.

In aggiunta, nei pazienti con asma eosinofilico severo con e senza poliposi nasale, le metanalisi degli studi MUSCA e MENSA mostrano risultati sovrapponibili.

Questo si riflette anche sulla qualità di vita, elemento chiave per il paziente che deve affrontare le due patologie associate.

Dall’analisi dello studio MUSCA emerge inoltre come i pazienti con asma eosinofilico severo e comorbidtà di poliposi nasale in trattamento con mepolizumab mostrino benefici maggiori in termini di miglioramento della qualità di vita, rispetto a quelli senza comorbidità. Queste osservazioni sono da ultimo confermate da studi nella real life.