Antonio Costanzo, Responsabile Unità Operativa di Dermatologia di Humanitas: il ruolo chiave dell’approccio multidisciplinare con la collaborazione tra dermatologo, gastroenterologo e reumatologo.
Quali sono i tratti distintivi della Psoriasi e dell’Artrite Psoriasica e quali sono i numeri di queste patologie in Italia?
La Psoriasi colpisce, a livello mondiale, circa il 3% della popolazione caucasica; in Italia il dato più attendibile e aggiornato che abbiamo è di una prevalenza del 2,9% nella popolazione generale, parliamo quindi di circa 2 milioni di persone.
Di queste, il 30% circa è affetto da una forma moderata-severa, che impatta in maniera più importante sulla qualità di vita del paziente.
Il paziente con Psoriasi moderata-severa non dev’essere curato solo per l’impatto della malattia sulla pelle: soprattutto in età giovanile questa patologia è associata a un aumentato rischio di eventi cardiovascolari acuti, perché il processo infiammatorio colpisce anche le coronarie e si ha quindi un rischio aumentato di infarto.
La Psoriasi è considerata un fattore di rischio cardiovascolare indipendente, anche se con l’aumentare dell’età del soggetto subentrano altri fattori di rischio come l’età stessa, il fumo, il colesterolo, ecc. Complessivamente, infatti, tra il 20 e il 30% dei pazienti con Psoriasi può sviluppare l’Artrite Psoriasica, o meglio, può sviluppare dei sintomi articolari: questo perché la Psoriasi è una malattia sistemica e quindi il processo infiammatorio che si innesca con la malattia interessa non solo il distretto cutaneo, ma anche altri distretti e organi.
La Psoriasi, quindi, va trattata non solo per migliorare la qualità di vita dei pazienti, ma anche per prevenire le comorbidità cardiovascolari e l’insorgenza di artrite psoriasica.
Quali sono i fattori ambientali che possono ‘innescare’ il processo infiammatorio alla base delle malattie immunomediate della pelle?
I principali fattori ambientali che possono costituire il ‘trigger’ dell’infiammazione alla base di Psoriasi e Artrite Psoriasica sono tre: le infezioni, che attivano il processo immunitario; lo stress emotivo, che è un trigger diretto, perché i vasi che innervano la pelle rilasciano citochine infiammatorie sulle cellule dendritiche, un processo quindi biochimico (e non psicologico come si potrebbe pensare) che attiva la Psoriasi; alcuni tipi di farmaci, come il litio.
Non si conosce ancora molto sul ruolo dell’alimentazione, quindi sull’alterazione del microbiota intestinale, ma sappiamo che l’alterazione del microbiota cutaneo può giocare un ruolo importante, perché è un microbioma molto stabile: basti pensare che se andassimo ad analizzare il microbiota delle mani, due ore dopo averle lavate, ritroveremmo gli stessi batteri di prima, che sono andati a colonizzare di nuovo la pelle delle mani.
Possiamo dire, nonostante la ricerca in questo campo sia ancora all’inizio, che il microbiota cutaneo ha probabilmente un ruolo regolatorio altrettanto importante di quello intestinale.
Perché è importante una presa in carico e gestione multidisciplinare del paziente con Psoriasi e Artrite Psoriasica?
Partiamo da un dato significativo: il 3% dei pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali ha anche la Psoriasi. Oppure, nei pazienti con Psoriasi, soprattutto nella forma moderata-severa, è possibile riscontrare un’infiammazione subclinica intestinale.
Esiste, dunque, un forte legame tra i processi infiammatori intestinali e della pelle: è importante quindi che i pazienti siano valutati da più punti di vista. Le figure mediche professionali che normalmente prendono in carico i pazienti con Psoriasi e Artrite Psoriasica sono il dermatologo e il reumatologo, ma non è infrequente che il gastroenterologo abbia pazienti che sviluppano la psoriasi a seguito di terapie per la Malattia di Crohn o la Colite Ulcerosa, la cosiddetta Psoriasi paradossa; si tratta di forme anche molto gravi per cui il dermatologo deve essere contattato e consultato per impostare una terapia che possa coprire tutte e due le aree, quella intestinale e quella cutanea.
Fortunatamente, oggi abbiamo la possibilità, confrontandoci con il gastroenterologo, di migliorare sensibilmente l’infiammazione nel paziente con Malattia di Crohn e Colite Ulcerosa, grazie a terapie combinate, che colpiscono più aree agendo su un meccanismo fondamentale dell’infiammazione patogenetica.
Allo stesso modo, è importante consultarci perché ci sono alcuni farmaci che non devono essere usati nei pazienti che hanno un’infiammazione intestinale, perché possono peggiorare la funzionalità della barriera intestinale.
Quindi il vantaggio del team multidisciplinare nella presa in carico dei pazienti con malattie immunomediate non è tanto dal punto di vista puramente diagnostico, se non in casi eccezionali e molto rari, quanto nell’avere la possibilità di coordinare la terapia e il follow-up del paziente. Questo è quello che facciamo qui in Humanitas, con una stretta collaborazione tra gastroenterologo, dermatologo, reumatologo, ma anche chirurgo e altre figure professionali di riferimento.
