Un nuovo studio, seppur limitato, ha appena determinato che la cannabis terapeutica può avere effetti antidepressivi da non sottovalutare.
Ansia e depressione, tra i disturbi mentali più diffusi al mondo, come era immaginabile hanno subito un incremento a causa della pandemia di Covid-19.
Nel 2020 sono stati diagnosticati ben 130milioni di casi in più di ansia e disturbi depressivi (studio “Global prevalence and burden of depressive and anxiety disorders in 204 countries and territories in 2020 due to the COVID-19 pandemic” pubblicato su The Lancet).
Purtroppo, una parte significativa di pazienti non risponde ai trattamenti farmaceutici basati su antidepressivi e ansiolitici standard (seppur tra i più venduti a livello internazionale), pertanto laddove possibile devono puntare a terapie alternative.
Tra quelle considerate promettenti vi è la terapia a base dei principi attivi della cannabis, ovvero il cannabidiolo (CBD) e il tetraidrocannabinolo (THC). Un nuovo studio, seppur limitato, ha appena determinato che la cannabis terapeutica può avere effetti antidepressivi da non sottovalutare.
A condurre la nuova indagine è stato un team di ricerca americano coordinato dalla Facoltà di Medicina dell’Università della Carolina del Sud. Del team hanno fatto parte scienziati dell’Unità di ricerca in Farmacologia comportamentale della Scuola di Medicina dell’Università Johns Hopkins, del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Buffalo, della Realm of Caring Foundation di Colorado Springs e della Canopy Growth Corporation.
Gli scienziati, coordinati da Erin Martin, docente presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Ateneo di Charleston (South Carolina), sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto uno studio di osservazione con circa 600 partecipanti, dei quali 368 utilizzatori di prodotti terapeutici a base di cannabis e 170 soggetti del gruppo di controllo.
I ricercatori hanno sottoposto a tutti i partecipanti una serie di questionari periodici per verificare i livelli di ansia, sintomi depressivi, qualità del sonno, benessere generale, uso di prodotti a base di cannabis e la presenza di dolore cronico scatenato da comorbilità (diverse patologie). La depressione è stata valutata in base al questionario standardizzato “Hospital Anxiety and Depression Scale (HADS)”, il cui punteggio massimo arriva fino a 21, ma che già ad 8 viene considerato di interesse clinico.
I partecipanti hanno ripetuto i questionari online ogni tre mesi durante il periodo di follow-up. Incrociando tutti i dati, è emerso che i pazienti che assumevano cannabis terapeutica avevano livelli inferiori di depressione, una qualità della vita generalmente migliore e anche un sonno migliore. Per l’ansia non sono stati valutati miglioramenti.
I risultati più promettenti sono stati osservati nei pazienti che usavano prodotti terapeutici a base di cannabis il cui principio attivo principale era il cannabidiolo (CBD). In un piccolo gruppo di volontari che ha iniziato a usare la cannabis farmaceutica durante il periodo di follow-up, i ricercatori hanno osservato anche un abbattimento dello stato di ansia, non evidenziato invece in chi utilizzava questi prodotti da tempo.
La Martin e colleghi sottolineano che si è trattato di uno studio di osservazione; pertanto, non fa emergere un nesso di causalità tra uso di cannabis terapeutica ed effetti antidepressivi. Inoltre, il campione di partecipanti era relativamente piccolo.
Ciò nonostante, i risultati positivi contro la depressione sono statisticamente significativi e andranno ora confermati con studi più approfonditi, randomizzati e controllati con placebo. “L’uso di cannabis medicinale può ridurre l’ansia e i sintomi depressivi nelle popolazioni clinicamente ansiose e depresse. Sono necessari futuri studi controllati con placebo per replicare questi risultati e determinare il metodo di somministrazione, la dose e le caratteristiche della formulazione del prodotto per ottimizzare i risultati clinici”, conclude la Martin.
I dettagli della ricerca “Antidepressant and Anxiolytic Effects of Medicinal Cannabis Use in an Observational Trial” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Frontiers in Psychiatry.
