Lo psicologo Dan Ariely pubblicò nel 2012 uno studio che è rapidamente diventato il manuale contro la disonestà, ma i dati su cui si è basato, esaminati da tre studiosi, hanno dimostrato la loro falsità.
Uno dei principali esperimenti dello studio di Ariely e colleghi sarebbe stato simulato “al di là di ogni ombra di dubbio”, hanno scritto tre accademici nel post dopo aver segnalato il tutto agli Atti dell’Accademia nazionale delle Scienze per ritirare lo studio subito diventato una pietra miliare come un modo semplice per scoprire i disonesti e frenare le frodi.
La pubblicazione, bestseller del New York Times “The (Honest) Truth About Dishonesty: How We Lie to Everyone – Especially Ourselves”, è stata subito adottata a fini formativi da almeno una compagnia assicurativa, testata dalle agenzie governative di tutto il mondo ed è stata libro di testo per i dirigenti aziendali. A parte la consacrazione decretata dagli accademici, che hanno citato quei dati nelle loro ricerche più di 400 volte.
Il documento aumentò la reputazione di due dei suoi cinque autori. I due baciati dalla fama sono Max Bazerman, docente di amministrazione aziendale alla Harvard Business School, e Dan Ariely, psicologo ed economista comportamentale alla Duke University, rapidamente divenuti leader nello studio del processo decisionale, dell’irrazionalità e del comportamento non etico. Ariely, in particolare, chiamato come editorialista al Wall Street Journal, alla radio, in tv.
Anni dopo, però, lui e i suoi coautori hanno scoperto che gli esperimenti di follow-up non mostravano la stessa riduzione del comportamento disonesto da loro data per certa. Più recentemente, un gruppo di ricercatori indipendenti ha esaminato i dati sottostanti il lavoro-bestseller e si è imbattuto in un problema più grande: uno dei suoi principali esperimenti è stato simulato “al di là di ogni ombra di dubbio”. I ricercatori indipendenti concordano tutti sul fatto che i dati sembrano essere fraudolenti e hanno chiesto agli Atti dell’Accademia Nazionale delle Scienze di ritirare quello studio.
Ma non è ancora chiaro chi abbia composto quei dati e il perché: quattro dei cinque coautori hanno detto di non aver avuto alcun ruolo nella raccolta dei dati per il test in questione. Questo ha lasciato solo Ariely, che ha confermato di essere stato solo lui in contatto con la compagnia assicurativa che ha eseguito il test con i suoi clienti e gli ha fornito i dati. Ma che insiste sul fatto che era innocente, implicando che è stata la compagnia ad essere responsabile del falso.
“Capisco che si è tentati di pensare che abbia qualcosa a che fare con la creazione dei dati in modo fraudolento”, ha detto Ariely a BuzzFeed News. E ha aggiunto: “Se avessi saputo che i dati erano fraudolenti, non li avrei mai pubblicati”. Di certo il “maestro” nello smascherare le frodi sembra essere stato imbrogliato. Almeno così dice. Ariely ha, però, dato risposte contrastanti sulle origini del file di dati che è stato alla base dell’analisi. Citando accordi di riservatezza, ha anche rifiutato di nominare l’assicurazione con cui aveva collaborato.
Ha detto anche che tutti i suoi contatti con l’assicuratore erano conclusi da tempo e che nessuno di loro ricordava nemmeno quello che era successo. La contraddizione? Accordi di riservatezza da una parte e tutto dimenticato dall’altra.
Secondo BuzzFeed News, Ariely avrebbe detto che la società con cui aveva collaborato era la Hartford, una compagnia di assicurazioni auto con sede a Hartford, Connecticut. Due persone a conoscenza dello studio, che hanno chiesto l’anonimato per paura di essere puniti, hanno confermato che Ariely ebbe l’Hartford come partner di ricerca. Ma l’Hartford non avrebbe risposto alle molteplici richieste di commento da parte di BuzzFeed News. E quindi non c’è certezza di questa partecipazione diretta allo studio.
E non è la prima volta che vengono sollevate domande in particolare sulle ricerche di Ariely del 2004 e del 2008, individuando discrepanze statistiche, e Ariely non ha mai avuto i dati originali da controllare.
È un fallimento della scienza che ci sia voluto così tanto tempo prima che i dati del 2012 si rivelassero falsi, hanno sostenuto gli scienziati dietro il blog Data Colada.
“Affrontare il problema delle frodi scientifiche non dovrebbe essere lasciato ad alcuni informatori anonimi e ad alcuni blogger”, hanno scritto Joe Simmons dell’Università della Pennsylvania, Leif Nelson dell’Università di Berkeley e Uri Simonsohn della Esade Business School in Spagna. E ora molti si interrogano sull’onestà di Ariely che ha tratto molti vantaggi dal suo libro sulla disonestà.
