Per l’Oms i morti causati dalla pandemia Covid sono il triplo di quelli ufficiali.

 

I morti per Covid nel mondo soffrirebbero di una “sottostima significativa” e sarebbero circa il triplo di quelli ufficialmente conteggiati dalle autorità nazionali dei vari Paesi. A sostenerlo è l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo Samira Asma, vicedirettore generale dell’Oms, nel mondo i decessi covid potrebbero essere “2-3 volte superiori alle cifre ufficiali”. La stima si basa sui dati raccolti lo scorso anno.

Secondo il rapporto annuale sulle statistiche sanitarie mondiali, infatti, nel 2020 si sono registrati almeno tre milioni di morti causati direttamente o indirettamente dal Covid-19, mentre secondo i dati ufficiali i decessi legati alla malattia alla fine dello scorso anno erano 1,8 milioni. Al momento i dati ufficiali forniti dall’Oms dicono che i decessi a causa del Covid-19 sono circa 3,4 milioni.

Ciò vorrebbe dire che in realtà i decessi reali potrebbero essere tra i sei milioni e i nove milioni secondo il vicedirettore generale dell’Oms. “I numeri sono sottostimati, quindi penso che si posa dire che una cifra tra i 6 gli 8 milioni di morti Covid potrebbe essere una stima più esatta”, spiega la dirigente dell’Oms parlando con i giornalisti a Ginevra in occasione della pubblicazione del rapporto annuale dell’Agenzia dell’Onu sulle statistiche sanitarie globali.

La dirigente Onu inserisce nel calcolo non solo i morti Covid non registrati ma anche i decessi indirettamente legati al Covid-19 perché causati dalla mancanza di infrastrutture ospedaliere per gli altri malati durante il picco di ricoveri. È probabile che l’attuale cifra più bassa dei morti covid rifletta quindi la sottostima in molti Paesi più poveri ma anche le enormi difficoltà incontrate dai Paesi più ricchi nel pieno della crisi pandemica. Fattori come la mancanza di test, la confusione su altre possibili cause di morte possono aver alterato i dati.

Anche negli avanzati Stati Uniti i conti non tornano: agli attuali 600mila morti per la pandemia ne andrebbero aggiunti 100mila in più. È quanto verificato da un nuovo studio della Scuola di sanità pubblica dell’Università di Boston: nelle contee americane ci sarebbe il 17% di morti in più rispetto a quelli “ufficiali”, sia per cause indirette sia indirette.

Il Paese più colpito in assoluto dalla diffusione del coronavirus SARS-CoV-2 sono gli Stati Uniti, al primo posto sia per contagi (34 milioni) che per morti (600mila). Sono numeri drammatici che evidenziano la portata della catastrofe sanitaria e sociale che colpisce l’umanità ormai da un anno e mezzo. Numeri drammatici ma ampiamente sottostimati secondo gli esperti del nuovo studio che, per esempio, ha determinato che nelle contee statunitensi per ogni 100 morti direttamente attribuiti alla Covid-19 ce ne sono altri 20 non conteggiati, sia per cause dirette sia indirette. Ciò significa il 17 per cento in più, portando il numero stimato di vittime americane a oltre 700mila.

Il team di ricerca della Scuola di sanità pubblica dell’Università di Boston ha collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Sociologia e Centro degli Studi di Popolazione dell’Università della Pennsylvania e della Robert Wood Johnson Foundation di Princeton. Gli scienziati, coordinati da Andrew Stokes, per giungere alle loro conclusioni hanno analizzato statisticamente i dati provvisori del National Center for Health Statistics (NCHS), sia quelli sui decessi diretti per Covid-19 sia quelli sulla mortalità per tutte le cause.

Si sono concentrati sull’intervallo tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2020 e sulle comunità di duemila contee, per circa 320 milioni di abitanti (su una popolazione totale di 328 milioni). “Per prima cosa abbiamo modellato la relazione tra la mortalità per tutte le cause nel 2020 e la mortalità per Covid-19 in tutte le contee e poi abbiamo prodotto modelli completamente stratificati per esplorare le differenze in questa relazione tra strati di fattori sociodemografici e di salute”, scrivono gli scienziati nell’abstract dello studio.

Incrociando tutte le informazioni è emerso l’eccesso di mortalità del 17 per cento rispetto alle cifre ufficiali. Secondo gli scienziati, in questi 20 morti in più (ogni 100) non figurano solo le vittime dirette del coronavirus SARS-CoV-2 non riconosciute come tali (soprattutto all’inizio della pandemia), ma anche persone che hanno ritardato l’accesso in ospedale per un’altra malattia a causa della paura del contagio e vittime del disagio socio-economico innescato dalla circolazione del patogeno e dalle restrizioni per arginarlo.

“I nostri risultati suggeriscono che l’impatto della pandemia COVID-19 sulla mortalità è stato sostanzialmente sottostimato in molte comunità negli Stati Uniti”, dichiara Stokes, docente di Salute Globale presso l’ateneo del Massachusetts. “Diversi fattori, tra cui gravi carenze di test, sistemi sanitari sopraffatti e una mancanza di familiarità con le manifestazioni cliniche della Covid-19 hanno probabilmente portato a una significativa sottostima della Covid-19 sui certificati di morte, specialmente all’inizio della pandemia. Anche i conteggi delle morti non riescono a cogliere le profonde conseguenze sociali ed economiche della pandemia, inclusi gli effetti a valle delle interruzioni nell’assistenza sanitaria, perdita del lavoro, sfratti, isolamento sociale e solitudine”.

Uno dei risultati più significativi della ricerca risiede nel fatto che le morti in eccesso si sono verificate soprattutto nelle contee con famiglie con redditi medio-bassi e con un’istruzione inferiore, dove era più diffuso il diabete e che generalmente erano localizzate nel Sud e nell’Ovest degli Usa. Particolarmente colpite le comunità nere e ispaniche, verso le quali la pandemia ha avuto un impatto drammatico.

“Le disuguaglianze razziali e socio-economiche nella mortalità negli Stati Uniti si sono ampliate in modo significativo a seguito della pandemia di Covid, soprattutto se si considerano le morti totali in eccesso. Per proteggere la salute pubblica, i responsabili politici devono agire con decisione per affrontare il razzismo strutturale e ridurre la disuguaglianza di reddito”, commenta la coautrice dello studio Dielle Lundberg.

Un recente studio internazionale guidato da scienziati del Nuffield Department of Population Health dell’Università di Oxford ha determinato che tra i 29 Paesi dell’OCSE la pandemia di Covid-19 nel 2020 ha causato circa 970mila vittime in eccesso rispetto alla norma. Solo la Nuova Zelanda ha avuto meno morti rispetto al tasso di mortalità del quinquennio precedente, grazie alle severe restrizioni introdotte precocemente, all’isolamento geografico e alle nuove misure di salute pubblica. I dettagli della ricerca americana “Covid-19 and excess mortality in the United States: A county-level analysis” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PloS ONE.