Gli effetti personali lasciati in ospedale dalle vittime e mai rititirati dai parenti raccontano una storia di solitudine e di isolamento dal mondo.

 

Gli oggetti appartenuti alle vittime del Covid conservati in una stanza del Padiglione Rasori dell’Ospedale Maggiore di Parma sono la testimonianza di diversi aspetti di questa pandemia. Primo fra tutti, il dolore dei pazienti costretti ad affrontare il virus da soli, andando talvolta incontro alla morte senza poter stringere la mano ai propri cari.

Dall’altra, il senso di impotenza e la rabbia di questi ultimi, che si sono visti portar via il congiunto da un’ambulanza senza poterlo mai più rivedere. Infine, sono la prova dell’immensa cura e della capacità di empatia e adattamento del personale medico e dei volontari che in questi durissimi mesi hanno fatto di tutto per sopperire al grave impatto emotivo del Covid sui pazienti ricoverati, ma anche sulle loro famiglie.

“Ignoto 214”, “Anonimo 659”, “Donna anonima 10”: sono le etichette apposte alle sacche e alle scatole realizzate minuziosamente a mano da volontari che contengono gli oggetti delle vittime del Covid che nessuno ha mai reclamato.

La loro storia è consegnata all’oblio, impacchettata, chiusa all’interno di una scatola con un numero e deposta su uno scaffale di una stanza dell’ospedale Maggiore di Parma che assomiglia a un grande magazzino. Testimonianza silenziosa di diversi aspetti che hanno contraddistinto questa pandemia: la confusione iniziale all’interno delle strutture ospedaliere che nelle prime battute erano impreparate a sostenere un’affluenza triplicata di malati, la solitudine dei pazienti Covid che, prelevati dalle loro abitazioni da operatori scafandrati non hanno mai più potuto vedere i loro familiari, il senso di impotenza e di rabbia di questi ultimi, privati della possibilità di qualsiasi forma di contatto fisico, ma anche la resistenza e la capacità di adattamento del personale medico e dei volontari. Sono stati proprio i volontari – centinaia di loro – che hanno preso l’iniziativa di affiancare il personale ospedaliero sostituendosi ad esso per la delicatissima pratica della riconsegna degli effetti personali delle vittime.

Al 29 aprile 2021, però, una drammatica scoperta. Tirando le somme, molti, troppi, i morti rimasti ignoti. E questo solo nella realtà di Parma. Il progetto che coinvolgeva, nel compito di rintracciare e informare parenti, amici e conoscenti, volontari, associazioni, comuni, assessori e sanità regionale ha portato a individuare e contattare complessivamente 613 nuclei familiari per la restituzione degli effetti personali dei cari deceduti ma anche dei sopravvissuti (35).

Del totale, 494 hanno provveduto al ritiro (per una trentina la consegna è avvenuta a domicilio) e 119 non sono stati ritirati. Ma ben 87 morti per Covid sono rimasti “anonimi” e 39 erano accompagnati ad un nominativo del quale però non è stato possibile reperire un recapito telefonico. Un quinto di ignoti non sono pochi in una società organizzata come quella attuale.

 

 

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