È quanto emerge da un vasto studio di popolazione effettuato in Veneto e pubblicato su Nature Cancer.
La ricerca ha riguardato circa 85.000 residenti in Veneto e testati per infezione da SARS-CoV-2 (febbraio-aprile 2020). Obiettivo: verificare la prevalenza dei pazienti con una storia clinica di cancro tra la popolazione infetta e non-infetta. Il profilo etico dello studio è stato approvato dal Comitato Bioetico della Regione Veneto.
I risultati? I pazienti affetti da cancro non hanno un rischio di infezione da SARS-CoV-2 maggiore di quello della popolazione non affetta da tumore. Tuttavia, la percentuale di persone risultate positive a SARS-CoV-2 ospedalizzate era maggiore tra i pazienti oncologici, così come la percentuale di decessi. In pratica, il rischio di eventi avversi dell’infezione da SARS-CoV-2 era significativamente più alto nei pazienti oncologici rispetto a quelli non affetti da cancro, in particolare negli uomini, negli anziani e in coloro a cui la neoplasia era stata diagnosticata non più di 2 anni prima dell’infezione.
“Lo studio si proponeva di stimare la prevalenza di pazienti con una storia di cancro nella popolazione testata per infezione da SARS-CoV-2 e di valutare se la infezione virale poteva condizionare la storia clinica dei pazienti oncologici – afferma Massimo Rugge, primo autore dello studio, presidente AIRTum (Associazione Italiana Registri Tumori) e docente di Anatomia Patologica dell’Università degli Studi di Padova -. In particolare, la ricerca voleva verificare la ipotesi che la immunodepressione ipoteticamente associata alle malattie neoplastiche favorisse la infezione virale. I risultati dello studio hanno dimostrato che la prevalenza dell’infezione da SARS-CoV-2 tra i pazienti neoplastici non è maggiore di quella della popolazione non affetta da cancro; tali risultati negano che i soggetti affetti da cancro siano più esposti all’infezione. Vi è però una maggiore pericolosità dell’infezione nei pazienti oncologici; in questi ultimi, il decorso sfavorevole della infezione virale (in particolare il ricovero in terapia intensiva e il decesso) è più frequente rispetto a quello della popolazione non-neoplastica”.
Delle 84.246 persone sottoposte al test per infezione virale, la percentuale degli infetti era maggiore tra gli uomini (7%, pari a 2.311 su 33.183) rispetto alle donne (5%, pari a 2.478 su 51.063). Dei soggetti considerati, 4.789 (6%) avevano una storia di cancro.
Quando i soggetti testati per SARS-CoV-2 sono stati distinti per classi di età (< 70 anni, 70–79 anni, 80 anni o >), la prevalenza di pazienti positivi a SARS-CoV-2 affetti da cancro era del 11% (281 su 2.628), 18% (186 su 1.025) e 22,5% (256 su 1.136), rispettivamente, nelle tre classi di età. Tra i pazienti SARS-CoV-2 positivi, il rischio di ospedalizzazione e di morte è risultato significativamente più basso nel sesso femminile e nei soggetti di età più giovane.
Dei 723 pazienti positivi al test SARS-CoV-2 con diagnosi di cancro, l’8% aveva una storia clinica di neoplasie multiple (38 uomini e 17 donne); 35 di questi 55 pazienti (64%) sono stati ricoverati in ospedale a causa dell’infezione virale e 8 su 55 (14,5%) sono deceduti.
La percentuale di pazienti positivi a SARS-CoV-2 ospedalizzati era del 57% (409 su 723) tra i pazienti oncologici, rispetto al 34% (2.941 su 8.552) dei pazienti non oncologici. La prevalenza dei pazienti ammessi nelle unità di terapia intensiva a causa di Covid-19 non differiva tra i pazienti oncologici e gli altri. Dei 723 pazienti positivi a SARS-CoV-2 con il cancro, 106 sono morti per sindrome Covid-19 durante il periodo di studio (15%), in confronto ai 385 degli 8.552 (4,5%) dei pazienti SARS-CoV-2 positivi non affetti da tumore.
I soggetti con diagnosi di cancro entro 2 anni dallo sviluppo dell’infezione hanno mostrato maggior rischio di ospedalizzazione e morte. Non è emersa un’associazione significativa tra età e storia di cancro e ammissione alla terapia intensiva, quest’ultima meno frequente tra le donne.
Tra i pazienti con una precedente diagnosi di tumore positivi a SARS-CoV-2, il rischio di eventi avversi è stato distinto a seconda della sede del tumore. Dopo l’aggiustamento per sesso ed età, un maggiore rischio di ospedalizzazione è stato associato ai tumori della mammella, alle neoplasie ematologiche e a quelle urologiche. Per quanto riguarda il ricovero in terapia intensiva, non è stato osservato un significativo aumento di rischio per nessuno dei tumori considerati. Un maggiore rischio di decesso è stato associato ai tumori della mammella, del polmone e ai tumori ematologici.
