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Un editoriale esamina come il microbiota umano possa influenzare lo sviluppo del cancro, la risposta al trattamento e le nuove strategie di oncologia di precisione.

 

 

Un nuovo editoriale è stato pubblicato nel Volume 17 di Oncotarget il 23 settembre 2026, intitolato “Intuizione: i microbi al cuore della terapia del cancro.”

L’articolo esamina come il microbiota umano possa influenzare lo sviluppo del cancro, la risposta al trattamento e le nuove strategie di oncologia di precisione.

L’editoriale è stato guidato dal primo autore Uzma Saqib, con Krishnan Hajela come autore corrispondente. Hajela è affiliata alla School of Life Sciences, Devi Ahilya Vishwavidyalaya, campus Takshashila, Indore, Madhya Pradesh, India.

Il microbiota—l’insieme di microrganismi che vivono in un determinato ambiente—è stato sempre più collegato alla biologia del cancro.

Il microbiota intestinale può influenzare l’infiammazione, le risposte immunitarie e il metabolismo, mentre i metaboliti microbici possono influenzare il metabolismo sistemico, i processi epigenetici e la sorveglianza immunitaria.

La disbiosi, ovvero uno squilibrio nelle comunità microbiche, è stata associata a diversi tipi di cancro.

Gli autori evidenziano Fusobacterium nucleatum nel cancro colorettale e Helicobacter pylori nel cancro gastrico come esempi di microbi associati a processi promoventi tumorali.

Il microbiota può anche influenzare la risposta dei pazienti alla terapia oncologica. L’editoriale discute le evidenze che collegano profili microbici intestinali favorevoli con risposte agli inibitori dei checkpoint immunitari come le terapie anti-PD-1 e anti-CTLA-4.

Alcune comunità microbiche possono supportare la maturazione delle cellule dendritiche, la priming delle cellule T e l’immunità antitumorale, mentre la disbiosi è stata associata alla resistenza al trattamento.

Il metabolismo microbico può anche influenzare l’efficacia della chemioterapia e la tossicità gastrointestinale.

Questi risultati hanno favorito l’indagine del microbiota sia come bersaglio terapeutico sia come biomarcatore.

Le firme microbiche potrebbero potenzialmente aiutare a prevedere le risposte all’immunoterapia, mentre probiotici, prebiotici e trapianto di microbiota fecale sono in fase di esplorazione come modi per modificare la risposta al trattamento.

Gli autori evidenziano Akkermansia muciniphila, che ha aumentato l’efficacia anti-PD-1 nei modelli preclinici.

Questi approcci rimangono investigativi e non sono sostituti consolidati dei trattamenti standard contro il cancro.

L’editoriale esamina anche interazioni più dirette tra microrganismi e trattamenti oncologici.

I batteri residenti nei tumori possono produrre il 2-metilisocitrato (2-MiCit), un metabolita che si dice sensibilizzi le cellule tumorali alla chemioterapia.

L’articolo descrive prove che il 2-MiCit disturba il metabolismo mitocondriale e induce danni al DNA, abbassando potenzialmente la soglia per la morte cellulare indotta dalla chemioterapia e potenziando gli effetti di agenti come il 5-fluoruracilo nei modelli sperimentali.

Un altro approccio sperimentale prevede l’introduzione di comunità batteriche definite nei tumori.

Gli autori discutono una combinazione di Proteus mirabilis non patogeno e Rhodopseudomonas palustris che ha dimostrato di ridurre i tumori in modelli sperimentali.

I meccanismi proposti includono il collasso vascolare e la trombosi che porta alla necrosi tumorale, insieme alla formazione di biofilm intratumorale e allo stress metabolico.

Questi risultati rimangono preclinici e richiedono ulteriori indagini prima di poter stabilire la loro rilevanza per il trattamento del cancro nell’uomo.

L’articolo evidenzia anche le vescicole extracellulari microbiche (mEV), piccole particelle legate alla membrana che trasportano molecole biologicamente attive tra microbi e cellule ospiti.

Le vescicole batteriche della membrana esterna sono in fase di studio per la somministrazione di farmaci e la modulazione immunitaria.

Studi preclinici suggeriscono che vescicole microbiche ingegnerizzate o derivate da comensi possano influenzare la crescita tumorale, l’infiltrazione delle cellule T e la risposta al trattamento, inclusa la potenziale sinergia con l’immunoterapia anti-PD-1.

Tuttavia, le vescicole microbiche possono avere sia effetti pro che antitumorali a seconda della loro origine e del contesto biologico.

Le vescicole extracellulari microbiche sono inoltre in fase di esplorazione come potenziali biomarcatori per la rilevazione del cancro, il monitoraggio della malattia e la previsione della risposta al trattamento.

La traduzione clinica richiederà metodi di isolamento standardizzati, controllo dell’immunogenicità e del contenuto di endotossine, indirizzi tumore affidabili e quadri regolatori appropriati.

Nonostante il crescente interesse per le strategie oncologiche basate sul microbioma, rimangono limitazioni significative.

La composizione del microbioma varia in base a genetica, dieta, stile di vita, geografia, farmaci, stadio della malattia e tipo di tumore, mentre differenze nella raccolta dei campioni, nel sequenziamento e nei metodi bioinformatici possono contribuire a risultati incoerenti.

Stabilire la causalità è un’altra grande sfida perché i cambiamenti microbici associati al cancro possono essere fattori promotori della malattia, conseguenze di cambiamenti associati al tumore o spettatori biologici.

Una variazione sostanziale da persona a persona può anche portare a risposte diverse agli interventi basati sul microbiota.

Inoltre, studiare i microbi situati direttamente all’interno dei tumori è tecnicamente difficile a causa della bassa biomassa microbica e della suscettibilità alla contaminazione.

Gli autori quindi sottolineano protocolli standardizzati, studi longitudinali multicentrici, approcci multi-omici e una validazione più forte dei biomarcatori derivati dal microbiota.

“La profilazione microbioma specifica per paziente, combinata con terapie microbiche ingegnerizzate, potrebbe aprire la strada allo sviluppo di strategie sicure ed efficaci per l’oncologia di precisione.”

Nel complesso, l’editoriale presenta il microbioma come qualcosa di più di una semplice caratteristica passiva della biologia del cancro.

Comunità microbiche, metaboliti e vescicole extracellulari possono influenzare lo sviluppo tumorale, l’attività immunitaria e la risposta al trattamento, offrendo al contempo potenziali opportunità per biomarcatori e interventi terapeutici.

Tuttavia, gran parte delle evidenze terapeutiche rimane preclinica, e le questioni relative alla causalità, alla variabilità individuale, alla standardizzazione e alla sicurezza devono essere risolte prima che gli approcci basati sul microbiota possano diventare componenti consolidati dell’oncologia di precisione.