I ricercatori della Mayo Clinic hanno identificato modelli proteici chiave nel sangue che potrebbero migliorare il modo in cui i medici diagnosticano e monitorano l’arterite a cellule giganti, una malattia autoimmune cronica che causa infiammazione nei vasi sanguigni.

 

 

I ricercatori della Mayo Clinic hanno identificato modelli proteici chiave nel sangue che potrebbero migliorare il modo in cui i medici diagnosticano e monitorano l’arterite a cellule giganti, una malattia autoimmune cronica che causa infiammazione nei vasi sanguigni.

La condizione colpisce spesso le arterie della testa e può portare alla perdita della vista o all’ictus se non trattata.

La nuova ricerca, guidata da Jaeyun Sung e Kenneth Warrington, getta le basi per una diagnosi più accurata e approcci terapeutici personalizzati.

Nello studio, pubblicato su Annals of the Rheumatic Diseases, i ricercatori hanno analizzato più di 7.000 proteine da campioni di sangue raccolti da pazienti con arterite a cellule giganti e persone sane.

Questa analisi su larga scala, nota come proteomica, consente agli scienziati di studiare l’intera gamma di proteine in un campione e identificare modelli distinti associati all’attività della malattia.

I ricercatori hanno utilizzato questi modelli per sviluppare modelli di apprendimento automatico che li hanno aiutati a distinguere tra stati attivi e di remissione con una precisione superiore al 95%.

“Nel nostro studio, abbiamo utilizzato la proteomica ad alto rendimento per aiutarci ad analizzare migliaia di proteine contemporaneamente”, afferma il dottor Sung, biologo computazionale presso il programma di microbiomica della Mayo Clinic Center for Individualized Medicine.

“Abbiamo anche applicato l’apprendimento automatico per aiutarci a scoprire modelli all’interno di questi grandi set di dati. Questo approccio ci ha fornito informazioni più approfondite sulla biologia dell’arterite a cellule giganti e ci avvicina allo sviluppo di pannelli di biomarcatori che potrebbero migliorare la diagnosi e il trattamento”.

Il Dr. Sung è specializzato nello sviluppo di modelli computazionali che collegano i processi biologici ai risultati di salute.

La sua esperienza risiede nella multi-omica, che integra dati provenienti da proteine, geni e altri marcatori biologici per scoprire modelli nelle malattie croniche.

Si dedica a trasformare queste scoperte in strumenti pratici che i medici possono utilizzare per migliorare la cura dei pazienti.

Di recente ha sviluppato uno strumento computazionale per aiutare gli specialisti ad analizzare il microbioma intestinale per fornire informazioni sul benessere generale.

Precisione grazie alla proteomica

I sintomi dell’arterite a cellule giganti, come mal di testa, dolore alla mascella e affaticamento, si sovrappongono a molte altre condizioni, rendendo difficile una diagnosi accurata.

La malattia colpisce principalmente gli anziani e può portare a gravi complicazioni se non trattata tempestivamente.

I medici in genere si basano su comuni test di infiammazione, ma mancano di informazioni specifiche per confermare una diagnosi di arterite a cellule giganti. Di conseguenza, molti pazienti subiscono ritardi nel ricevere il trattamento.

Utilizzando la proteomica, i ricercatori hanno ottenuto informazioni cruciali su quando la malattia è attiva e quando è in remissione.

Questa conoscenza aiuta i medici non solo a determinare quando iniziare il trattamento, ma anche quando può essere sicuro sospendere i farmaci.

“Questa precisione ci consente di perfezionare le decisioni terapeutiche”, afferma il dottor Warrington, reumatologo e direttore della Vasculitis Clinic nella Divisione di Reumatologia del Dipartimento di Medicina Interna.

“Riconoscere quando la malattia di un paziente è in remissione ci consente di ridurre la dipendenza da determinati farmaci, il che può ridurre al minimo gli effetti collaterali e migliorare la cura generale del paziente”.

La ricerca del Dr. Warrington si concentra sull’identificazione di biomarcatori diagnostici e sulla comprensione dei meccanismi molecolari alla base delle condizioni di vasculite.

Con una vasta esperienza negli studi clinici, si dedica a tradurre i suoi risultati in terapie che migliorano i risultati dei pazienti.

Prossime tappe della ricerca

I ricercatori hanno in programma di testare questi marcatori proteici in gruppi di pazienti più ampi e diversificati per garantire che i risultati siano affidabili.

Mirano anche a confrontare i risultati con altre malattie infiammatorie per confermare la specificità dei marcatori per l’arterite a cellule giganti.

a ricerca futura esplorerà altri dati biologici, come l’attività di espressione genica, per migliorare ulteriormente la nostra comprensione della malattia.