Presentato l’Organ Care System (O.C.S.), la tecnologia che consente di mantenere e trasportare gli organi donati (cuore, polmone e fegato) funzionanti e in uno stato metabolicamente attivo, simile a quello fisiologico.
L’anno scorso nel nostro Paese sono stati effettuati 4466 trapianti d’organo, a fronte di una lista d’attesa di quasi 8.000 pazienti. Tempi ancora troppo lunghi per chi necessita di cuore, fegato e polmoni, organi salvavita di cui si può aumentare la disponibilità.
Un collo di bottiglia, sia per le tempistiche, sia per la preservazione degli organi, è rappresentato dal trasporto dal donatore al ricevente.
La conservazione a freddo, nel ghiaccio, presenta infatti molti limiti critici: più l’organo permane in questa condizione, più è altra la possibilità che subisca lesioni, tecnicamente chiamate ischemie, con conseguente inutizzabilità dell’organo stesso.
“Ogni organo non utilizzato è una vita non salvata”, afferma il Dott. Waleed Hassanein, fondatore, CEO di TransMedics e soprattutto colui che ha concepito e messo a punto l’Organ Care System (O.C.S.), la tecnologia – certificata CE in Europa e unica in materia approvata dalla F.D.A. negli U.S.A. – che ha trasformato la terapia del trapianto per i pazienti con insufficienza d’organo.
Questa tecnologia innovativa, oggi impiegata per cuore, fegato e polmone, che, consentendo di mantenere gli organi donati in una condizione para-fisiologica, cioè caldi, perfusi e funzionanti, permette di validarne preventivamente la vitalità e, di conseguenza, di aumentare notevolmente il numero degli organi trapiantabili e quindi – fatto fondamentale – di salvare più vite.
Questa innovazione è stata presentata a Palazzo Sturzo nel corso di una conferenza stampa nella quale sono intervenuti, insieme al CEO di TransMedics, importanti clinici dell’area trapiantologica italiana relativa ai tre organi, che hanno illustrato le ricadute positive di O.C.S. nei loro rispettivi ambiti.
“Con il trasporto a freddo convenzionale le complicanze post trapianto, dovute a morbidità, possono avvenire nel 30-35% dei casi”, continua il CEO.
“I nostri dispositivi, approvati dall’FDA, trasformano la fisiologia umana in tecnologia: grazie alla perfusione di sangue, che avviene durante il trasporto, il cuore batte, il fegato produce bile, il polmone respira, insomma, gli organi sono vivi e non congelati”.
O.C.S. (cuore, polmone e fegato) è quindi un sistema di monitoraggio portatile, caratterizzato dall’essere normo-termico ad organo funzionante; un sistema progettato per mantenere lo stesso organo donato in uno stato metabolicamente attivo, simile a quello fisiologico.
Grazie ad esso i medici possono monitorare i parametri chiave dell’organo funzionante, valutandone le condizioni generali, la vitalità e la potenziale idoneità.
Una innovazione grazie alla quale è possibile conseguire una percentuale di utilizzo degli organi, dopo morte cardiaca o cerebrale, superiore all’80 per cento e che arriva sino al 98 nel caso del fegato.
“Con questo sistema, la percentuale di utilizzo di cuori passa dal 25% all’87% e di polmoni dal 32% all’81%”.
“Il tempo di conservazione di un cuore, l’organo più sensibile all’ischemia, va dalle 4 alle 6 ore, per il polmone dalle 4-8 e per il fegato dalle 8 alle 12”, spiega Igor Vendramin, Direttore della struttura operativa complessa di cardiochirurgia dell’Azienda Sanitaria Universitaria del Friuli Centrale di Udine.
“Questo fa sì che meno del 50% degli organi donati sia utilizzabile, con rischio di di disfunzioni dopo l’impianto”.
“Il nostro ospedale è stato il primo in Italia ad utilizzare il sistema OCS, avendo eseguito finora 80 trapianti ed attualmente impiegandolo in un terzo dei casi, con numeri davvero incoraggianti: il 90% degli organi che sarebbero stati scartati sono stati invece recuperati”.
“Durante il trasporto si può infatti fare in tempo reale la valutazione sull’utizzabilità dell’organo; inoltre OCS ben si sposa con il trapianto da donatore a cuore fermo”.
“Solo il 20-30% dei polmoni donati può essere utilizzato”, aggiunge il Prof. Marco Schiavon, della divisione di Chirurgia Toracica e Centro Trapianto del Polmone del Policlinico Universitario di Padova.
“il nostro obiettivo, con la tecnologia OCS, è di portare questa percentuale al 50% e di ridurre contemporaneamente il tempo delle liste d’attesa”.
“Un paziente su dieci, infatti, muore durante questo tempo d’attesa e la media, nel 2023 è stata di 10,4 mesi, mentre nel nostro centro siamo riusciti ad arrivare a 3 mesi”.
“Attualmente, però, la tecnologia OCS non è rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale”.
Umberto Cillo, Direttore dell’UOC Chirurgia Epatobiliare e Centro trapianti di Fegato dell’Università di Padova, parla del trapianto di fegato: “è quello più critico, perché se dopo l’impianto l’organo non funziona subito e bene il paziente muore, dato che non ci sono macchine, come per cuore o reni, che lo possono mantenere in vita”.
“La mortalità post trapianto si aggira intorno al 10%, ma grazie alle macchine a perfusione riusciamo ad utilizzare l’85% degli organi donati, con sopravvivenza del 90% a un anno”.
“Oggi le metastasi al fegato da tumore del colon colpiscono 25mila pazienti ogni anno ed è quindi prioritario avere il più alto numero possibile di organi utilizzabili”.
“Inoltre, il fegato si può curare anche fuori dal corpo con le macchine a perfusione: un recente studio ha mostrato che è possibile fino a 17 giorni”.
L’Italia, pur ponendosi tra le nazioni europee con un elevato livello di produttività, registra purtroppo ancora un elevato numero di pazienti in lista d’attesa e quindi in pericolo di vita. I dati relativi al 2023 del Centro Nazionale Trapianti evidenziano uno squilibrio nel rapporto tra trapianti effettuati e pazienti in lista di attesa: per il cuore, a fronte di 370 trapianti effettuati, la lista di attesa evidenziava 668 pazienti, per il polmone 188 a fronte di 254 e per il fegato1701 a fronte di 920.
“L’auspicio è quindi che sia possibile l’adozione di questa tecnologia su ampia scala – ha sottolineato il Dott. Waleed Hassanein – proprio in considerazione delle ricadute positive che può generare soprattutto in termini di vite salvate, proprio grazie alla riduzione delle liste di attesa”.
