“La comunità che cura”: raccolte in un libro le esperienze di eccellenza sul territorio per la gestione della cronicità. Otto sfide da vincere per migliorare la Sanità del futuro. Edito da Egea Bocconi e promosso da Galapagos, il libro raccoglie alcune delle più significative best practice del SSN a livello regionale. Processi sistemici, patient journey digitale, infermiere di comunità, misurazione dell’outcome, approccio value-based: questi i “fattori di successo” presenti nelle oltre 40 best practice mappate tra Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia.
Nel nostro Paese ci sono 14 milioni di malati cronici. La loro assistenza è una sfida non solo per l’attuale Sistema Sanitario Nazionale, ma anche per quella che sarà la sanità di domani, sempre più digitalizzata e sempre più incentrata sulla persona piuttosto che sulla malattia.
Con queste premesse è stato presentato ieri al Ministero della Salute il libro “La comunità che cura – Dall’esperienza al modello di gestione della cronicità nel Sistema Sanitario Nazionale”, realizzato con il contributo di Galapagos in partnership editoriale con Egea, che racconta quali innovazioni si stanno attuando a livello regionale per migliorare la presa in carico del paziente cronico.
L’autrice, Maria Rosaria Natale, fondatrice e CEO di Your Business Partner, ha incontrato quaranta decisori – tra Direttori Generali, Sanitari, Sociosanitari di Aziende Sanitarie Locali, Direttori di Distretto, vertici di Ospedali pubblici e privati, Istituzioni Regionali – in otto Regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia.
Un confronto che ha portato a selezionare sedici esperienze che rappresentano modelli di risposta concreti e agiti alle sfide poste dal DM 77, che definisce le linee guida e gli standard innovativi per il Servizio Sanitario Nazionale e i Servizi Sanitari Regionali, ponendo la dimensione territoriale come fulcro di una programmazione sanitaria più accessibile e sostenibile.
L’obiettivo comune: disegnare percorsi di cura efficaci dal punto di vista clinico, migliorativi della qualità di vita del paziente, efficienti sul piano dei capitali investiti, da quello sociale a quello economico.
Un approccio che si basa sulla Value Based Healthcare, la sanità basata sul valore, un nuovo modo di concepire la sanità che rispecchia in pieno gli obiettivi e le modalità del progetto “Comunità che Cura”.
“Un’altra chiave di lettura del libro”, spiega Natale, “è considerare gli otto capitoli come una roadmap di azioni da intraprendere per giungere al traguardo finale, alcune delle quali trovano già riscontro nelle realtà locali e devono fungere da esempio per vincere le sfide che il sistema salute si troverà ad affrontare”.
“Questo significa migliorare la connessione tra ospedale e territorio, realizzata con il governo clinico sul territorio e la continuità dei percorsi; la progettazione di percorsi personali “ingegnerizzati”, attraverso strumenti come le Centrali Operative Territoriali; l’applicazione di standard che abbiano come protagonisti Case di Comunità, Ospedali di Comunità e farmacie dei servizi; l’integrazione tra le dimensioni sociale, assistenziale e sanitaria, attraverso la creazione di nodi di connessione della presa in cura; la messa in opera delle reti di patologia, per favorire una modalità integrata di cura dei pazienti, in particolar modo dei pazienti cronici; la creazione di valore sul territorio per differenziare l’offerta clinica e di salute in base ai bisogni dei cittadini; la disponibilità del farmaco come parametro di valutazione: appropriatezza prescrittiva e aderenza alle terapie diventano indicatori per misurare la coerenza del Sistema sanitario; e infine la transizione digitale nei sistemi sanitari regionali per misurare e facilitare la gestione dei percorsi personalizzati, migliorandone outcome clinici, qualità di vita e sostenibilità”.
A introdurre la presentazione del volume, invitate le senatrici Elena Murelli e Elisa Pirro, entrambe Membro della X Commissione permanente Affari Sociali, Sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato.
“Un libro con le ‘best practices’ regionali è un utile spunto per noi” ha detto Murelli, “proprio in ottica del DM 77 sulla medicina territoriale”.
“Le ‘case della salute’ erano cattedrali nel deserto disertate dai medici per problemi contrattuali, ma potrebbero diventare un punto di riferimento importantissimo per pazienti oncologici e cronici, che spesso, dopo la visita in un centro specialistico lontano da casa, sono lasciati soli sul territorio”.
“Un’altra sfida da raccogliere è la telemedicina, per i pazienti allettati, e il supporto psicologico per i malati oncologici: è un servizio che le case di comunità potrebbero offrire”.
“In Italia, di fatto, ci sono 21 sistemi sanitari differenti” afferma Pirro, “e questa regionalizzazione sanitaria non è efficiente; dobbiamo inoltre evitare che le case di comunità diventino scatole vuote”, ha concluso.
L’incontro ha visto anche due tavole rotonde, composte da Direttori Generali di ASL rappresentative del territorio italiano, che hanno affrontato i temi della digitalizzazione del sistema sanitario e come l’innovazione può soddisfare i bisogni di paziente e territorio.
“Il progetto “Comunità che Cura” ha visto Galapagos impegnarsi nella raccolta delle esperienze più virtuose di Sanità territoriale, per mettere in luce le pratiche di una sanità “semplice” ed efficace, dove la dimensione socio-assistenziale è parte della cura – dichiara Alberto Avaltroni, VP Country Head Galapagos – offriamo al Paese questo libro con l’obiettivo di promuovere best practice che possano fungere da ispirazione e patrimonio per tutto il territorio, di sensibilizzare e fare ‘cultura’ sulla sanità basata sul valore, di presentare modelli innovativi alle Istituzioni e di favorire il networking tra i decisori della sanità pubblica”.
