Alla scoperta dell’universo e della natura umana. Di Heino Falckee Jörg Römer.

 

 

Un anello rosso fuoco con al centro un cerchio scuro: il 10 aprile del 2019, in una conferenza stampa in mondovisione, è stata presentata la prima e unica (finora) immagine ottenuta da un radiotelescopio di un buco nero, precisamente quello da oltre sei miliardi di masse solari nascosto nel cuore della galassia M87, a oltre 50 milioni di anni luce da noi.

La foto, definita dalla stampa “del secolo”, è stata presentata al pubblico da Heino Falcke, fisico tedesco e autore di questo libro, uno degli scienziati che ha ideato, collaborato e lavorato all’Event Horizon Telescope (EHT), l’immenso progetto che ha portato a questo straordinario risultato e che si propone di “fotografare” anche l’enorme buco nero al centro della nostra Via Lattea.

Ma si può davvero vedere un buco nero e quindi fotografarlo? Quello che l’autore spiega è proprio come sono riusciti a farlo; perché, si sa, un buco nero – per definizione – inghiotte ogni cosa, luce compresa, e ci si accorge della sua presenza solo in modo indiretto, dagli effetti gravitazionali che produce su stelle e gas nei suoi dintorni.

Innanzitutto, spiega Falcke, quello che è stato fotografato non è proprio il buco nero, bensì la sua “ombra”, cioè il contorno dell’orizzonte degli eventi (da cui il nome del telescopio), la sfera che avvolge il buco nero e oltre la quale nulla torna più indietro, risucchiata inesorabilmente e voracemente e dove il tempo, per chi osserva dall’esterno, è “congelato” in un eterno presente, vale a dire non scorre più. “Magie” della relatività generale.

Poi, l’immagine ottenuta non è nella luce visibile, ma nelle onde radio. Attorno al buco nero supermassiccio si generano forti campi elettromagnetici, che emettono radiazioni in queste frequenze.

La rete di radiotelescopi EHT ha raccolto tali emissioni e poi gli scienziati hanno ricostruito al computer come apparirebbero se fossero visibili ai nostri occhi. Ed ecco quindi la “foto” del contorno del buco nero: un cerchio scuro circondato appunto da bagliori elettromagnetici.

Ma per ottenere “immagini” così nitide è stato necessario utilizzare un telescopio grande quanto il globo! Infatti EHT è in realtà una rete di telescopi sparsi in diverse località e funziona sfruttando il principio della interferometria delle onde radio, cioè combina i dati di molte antenne riceventi e più queste sono distati tra loro, maggiore sarà il potere risolutivo totale.

Il libro, dato l’argomento e il titolo, parla quindi di buchi neri e dei loro misteri? In parte. Per circa un terzo, all’inizio, l’autore fa una panoramica generale sull’astronomia: il sole, la luna, il nostro sistema, per arrivare poi ai quasar, le sorgenti radio che hanno permesso di identificare i primi buchi neri. Questa parte è un po’ didascalica, dato che l’autore spesso narra come se stesse facendo lezione a i suoi studenti.

Come è ricordato nel testo, sebbene formulati teoricamente già nel 1916 da un altro fisico tedesco – Karl Swarchild – ci vollero decenni prima che i buchi neri fossero “accettati” dalla comunità scientifica. Anche Einstein all’inizio era scettico sulla loro esistenza, provata solo più di mezzo secolo dopo.

L’autore descrive quindi il travagliato percorso che ha portato alla realizzazione dell’EHT e come si sono coordinati i fisici di tutto il mondo per realizzare l’impresa. Anche se non eccessivamente tecnica e facilmente leggibile, questa parte risulta un po’ noiosa, come potrebbe esserlo la descrizione di un tornio e del suo funzionamento – per esempio – per chi non è addetto ai lavori, anche se fondamentalmente banale.

Una parte interessante è invece quella che tratta le implicazioni della scoperta e scoperchia i limiti dell’attuale fisica, che si avvicina sempre più – e in modo indistinguibile – alla metafisica, cioè a quello che non si può dimostrare sperimentalmente ma solamente ipotizzare.

Accenna anche ai buchi bianchi, wormhole, universi paralleli, radiazione di Hawking e al problema dell’entropia dei buchi neri e della conservazione dell’informazione, tutti argomenti di dibattito teorico degli ultimi decenni.

 

 

 

 

 



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