I dati aggiornati dello studio MAIA includono sopravvivenza libera da progressione, negatività della malattia minima residua, risposta globale e sopravvivenza globale, indipendentemente dall’età o dal rischio citogenetico dei pazienti.
Janssen, azienda farmaceutica del gruppo Johnson & Johnson, ha annunciato oggi nuovi risultati relativi allo studio di fase 3 MAIA su daratumumab in combinazione con lenalidomide e desametasone (D-Rd).
In particolare, sono stati presentati dati relativi a sopravvivenza libera da progressione (PFS), negatività della malattia minima residua (MRD), tasso di risposta globale (ORR) ad un follow-up mediano di 64,5 mesi e sopravvivenza complessiva (OS) ad un follow-up mediano di 73,6 mesi, in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi non eleggibili al trapianto, indipendentemente dalla loro età e in tutti i sottogruppi clinicamente importanti.
Inoltre, è stata presentata un’analisi tiene che conto della qualità della vita correlata allo stato di salute nei pazienti fragili non eleggibili al trapianto.
I nuovi dati, presentati in occasione del congresso annuale dell’American Society of Hematology (ASH) tenutosi a New Orleans, supportano ulteriormente i dati già disponibili sullo studio MAIA relativamente a endpoint clinicamente rilevanti e alle popolazioni di pazienti.
Il mieloma multiplo è un tumore del sangue incurabile che riguarda una tipologia di globuli bianchi, le plasmacellule, che si trovano nel midollo osseo, che nella malattia mutano e proliferano senza controllo.
Mentre alcuni pazienti con mieloma multiplo non presentano alcun sintomo iniziale, la maggior parte viene diagnosticata proprio a causa dei sintomi che possono includere fratture o dolore alle ossa, riduzione dei globuli rossi, stanchezza, aumento dei livelli di calcio, o insufficienza renale.
Daratumumab si lega al CD38, una proteina di superfice che è altamente espressa nelle cellule di mieloma multiplo, indipendentemente dallo stato di avanzamento della malattia, e induce la morte delle cellule tumorali e può avere un effetto anche sulle cellule sane.
“Il trattamento del mieloma multiplo diventa sempre più complesso a ogni ricaduta, per cui è fondamentale che la terapia di prima linea raggiunga risposte profonde sin da subito e prolunghi la sopravvivenza”, ha dichiarato Edmond Chan, MBChB, M.D. (Res), EMEA Therapeutic Area Lead Haematology, Janssen-Cilag Limited.
“Quest’anno all’ASH ci sono state 168 presentazioni orali e poster su daratumumab, a testimonianza della sua importanza nel paradigma terapeutico del mieloma multiplo. Siamo soddisfatti degli ultimi risultati dello studio MAIA, che vanno a consolidare il già noto beneficio di questa combinazione in termini di sopravvivenza globale, tanto da considerarlo lo standard di trattamento per il trattamento dei pazienti con mieloma multiplo non eleggibili al trapianto.”
“I dati iniziali dello studio MAIA sono stati fondamentali per stabilire il regime combinato con daratumumab come standard di trattamento per il trattamento dei pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi, non eleggibili al trapianto“, ha dichiarato l’autore dello studio, Shaji Kumar, M.D.*, Consulente, Divisione di Ematologia, Dipartimento di Medicina Interna, Mayo Clinic. “Questi dati aggiornati confermano il beneficio in termini di sopravvivenza globale del regime D-Rd e forniscono importanti indicazioni su popolazioni di pazienti con età e livelli di rischio citogenetico diversi.”
Un aggiornamento dell’analisi di efficacia dello studio MAIA riporta i dati a un follow-up mediano di 64,5 e 73,6 mesi relativi all’endpoint primario dello studio, la sopravvivenza libera da progressione (PFS), e agli endpoint secondari, ovvero la negatività della malattia minima residua (MRD), il tasso di risposta globale (ORR) e la sopravvivenza complessiva (OS) (Abstract #4559).
Ulteriori nuove analisi di efficacia post-hoc analizzano i dati relativi a sottogruppi critici, ovvero pazienti stratificati in base all’età (Abstract #4553) e ai fattori di rischio citogenetici, tra cui le mutazioni gain e amp a livello del braccio del cromosoma 1q21 (Abstract #3245).
“I dati presentati all’ASH forniscono ulteriori informazioni sul trattamento dei pazienti non candidabili al trapianto con il regime D-Rd in prima linea“, ha dichiarato Mark Wildgust, Vice President, Global Medical Affairs, Janssen Research & Development, LLC. “La consolidata eredità di Janssen nel trattamento del mieloma multiplo ci spinge a valutare il pieno potenziale di daratumumab in combinazione con lenalidomide e desametasone, per poter soddisfare le esigenze di diverse popolazioni di pazienti.”
Lo studio MAIA è uno studio di fase 3, randomizzato, in aperto, multicentrico che ha incluso 737 pazienti affetti da mieloma multiplo di nuova diagnosi non candidabili alla chemioterapia ad alte dosi e all’ASCT, di età compresa tra 45 e 90 anni (età mediana 73 anni) e il 44 per cento dei partecipanti aveva un’età superiore ai 75 anni.
I pazienti sono stati randomizzati a ricevere daratumumab-Rd (D-Rd) o Rd in cicli da 28 giorni. Nel braccio D-Rd, i pazienti hanno ricevuto 16 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo (mg/kg) di daratumumab in infusioni endovenosa (IV) con somministrazione settimanale per i cicli 1 e 2, ogni due settimane per i cicli 3 e 6 e ogni 4 settimane dal settimo ciclo in avanti.
I pazienti di entrambi i bracci di trattamento hanno ricevuto 25 mg di lenalidomide somministrata nei primi 21 giorni di ogni ciclo di terapia e desametasone al dosaggio di 40 mg una volta alla settimana per ogni ciclo. Il trattamento è continuato fino alla progressione della malattia o alla tossicità inaccettabile.
I risultati dell’analisi di sottogruppo post-hoc sono in linea con i dati precedentemente riportati dallo studio MAIA sull’età e hanno dimostrato che la combinazione daratumumab, lenalidomide e desametasone (D-Rd) ha migliorato OS, PFS, tassi di risposta globale e tassi di MRD negatività rispetto alla sola combinazione lenalidomide e desametasone (Rd) in tutti e tre i gruppi di età esaminati, pazienti di età inferiore a 75 anni, di età compresa tra 70 e 75 anni e di età inferiore a 70 anni.
Nei pazienti di età inferiore a 75 anni (D-Rd, n=208; Rd, n=208) trattati con D-Rd, la PFS mediana non è stata raggiunta rispetto al valore di 37,5 mesi nel braccio Rd.
La MRD negatività è stata pari al 36,1 per cento rispetto al 12,0 per cento. L’ORR è stato del 95,2 per cento rispetto all’81,7 per cento.
Nei pazienti di età compresa tra 70 e 75 anni (D-Rd, n=130; Rd, n=131), trattati con D-Rd, la PFS mediana è stata raggiunta a 61,9 mesi contro 37,5 mesi nel braccio Rd.
La negatività della MRD era del 36,2 per cento rispetto al 12,2 per cento. L’ORR è stato del 96,2 per cento rispetto all’82,4 per cento dell’altro braccio.
Nei pazienti di età inferiore a 70 anni (D-Rd, n=78; Rd, n=77) trattati con D-Rd, la PFS mediana non è stata raggiunta rispetto al valore di 39,2 mesi nel braccio Rd.
La negatività della MRD è stata del 35,9 per cento rispetto all’11,7 per cento dell’altro braccio. L’ORR è stato del 93,6 per cento rispetto all’80,5 per cento.
Una seconda analisi in sottogruppi clinici chiave (Abstract #3245) ha riportato un aumento della PFS, della MRD negatività e dell’ORR in seguito al trattamento con combinazione D-Rd in pazienti di età pari o superiore a 75 anni con malattia in stadio III, secondo l’International Staging System (ISS), e ad alto rischio citogenetico, con insufficienza renale e con plasmocitomi extramidollari.
I pazienti ad alto rischio citogenetico, cioè che presentavano almeno una tra le anomalie citogenetiche t[4;14], t[14;16] o del17p, hanno avuto una PFS mediana di 45,3 mesi dopo il trattamento con D-Rd rispetto ai 29,3 mesi con la sola combinazione Rd.
La MRD negatività è stata del 25,0 per cento rispetto al 2,3 per cento e l’ORR è stato del 91,7 per cento rispetto al 75 per cento dell’altro braccio.
I pazienti con mutazione Gain(1q21) o Amp(1q21) hanno raggiunto una PFS mediana di 53,2 mesi dopo il trattamento con D-Rd rispetto a 32,3 mesi con la sola Rd. La negatività della MRD è stata del 33,1 per cento rispetto all’11,7 per cento e l’ORR è stato del 95,3 per cento rispetto all’85 per cento dell’altro braccio.
I tassi di incidenza degli eventi avversi di grado 3/4 e di eventi avversi gravi legati al trattamento (TEAE) sono stati simili in entrambi i gruppi di trattamento per i pazienti di età pari o superiore a 75 anni; nei pazienti trattati con D-Rd il tasso di discontinuazione della terapia a causa di eventi avversi gravi è stata inferiore a quelli trattati solo con Rd.
Ulteriori dati relativi ai patient reported outcomes (PRO) all’interno dello studio MAIA sono stati evidenziati in una presentazione orale e hanno mostrato miglioramenti mantenuti nel tempo nella qualità della vita correlata allo stato di salute e nella funzionalità fisica in un sottogruppo di pazienti fragili trattati con D-Rd rispetto a Rd con una notevole riduzione del dolore per tutta la durata del trattamento (Abstract #472).
Inoltre, una percentuale maggiore di pazienti ha continuato il trattamento con D-Rd, rispetto a quelli che hanno ricevuto solo Rd.
Dal momento del lancio, si stima che circa 300.000 pazienti siano stati trattati con daratumumab in tutto il mondo. Daratumumab SC è l’unico anticorpo anti-CD38 autorizzato per essere somministrato per via sottocutanea per il trattamento di pazienti affetti da mieloma multiplo.
I risultati di otto studi clinici di fase 3, per il trattamento del mieloma multiplo in prima linea e in recidiva, hanno dimostrato che i regimi a base daratumumab hanno portato ad un miglioramento significativo della sopravvivenza libera da progressione e/o della sopravvivenza globale.
