Potrebbe essere un obiettivo per curare il dolore negli esseri umani.
Un nuovo studio pubblicato su Science Translational Medicine spiega perché l’esposizione alla luce verde può alleviare il dolore nei roditori, supportanso gli sforzi in corso per identificare nuovi obiettivi per il dolore cronico negli esseri umani.
Gli esperimenti hanno dimostrato che la luce verde allevia il dolore agendo attraverso i neuroni in un circuito che coinvolge principalmente la retina e due regioni del cervello, suggerendo che questo circuito potrebbe essere sfruttato per portare sollievo dal dolore ai pazienti.
La terapia della luce è stata esplorata come una strategia di trattamento promettente e non invasiva per il dolore cronico, che rimane un enorme onere per la salute pubblica in tutto il mondo.
Gli scienziati stanno ora iniziando a utilizzare la terapia della luce a bassa intensità per gestire le condizioni di dolore che vanno dalla lombalgia cronica all’emicrania e alla fibromialgia.
Studi preclinici hanno scoperto che i LED a luce verde sono particolarmente efficaci nell’alleviare il dolore nei ratti con lesioni nervose, ma le ragioni sono rimaste un enigma.
Per risolvere questo mistero, ricercatori dell’Università di Fudan hanno concentrato la loro attenzione sui fotorecettori dei bastoncelli e dei coni, strutture retiniche responsabili del rilevamento della luce nell’occhio dei mammiferi.
Hanno scoperto che sia i coni che i bastoncelli hanno contribuito agli effetti antidolorifici della luce verde nei topi artritici, poiché i topi carenti di bastoncelli hanno mostrato solo un sollievo parziale mentre i topi carenti di coni non hanno mostrato segni di sollievo dal dolore.
I coni e i bastoncelli attivavano i neuroni che esprimevano l’ormone proenkephalin in una regione del cervello chiamata nucleo genicolato ventrolaterale (vLGN), che è stato precedentemente legato al sollievo dal dolore mediato dalla luce verde.
Questi neuroni hanno trasmesso i segnali luminosi a un’altra regione chiamata nucleo del rafe dorsale (DRN) che modula il dolore, portando a sensazioni di dolore meno gravi. “Pertanto, può essere clinicamente utile studiare i potenziali meccanismi dell’analgesia a luce verde, che è semplice, sicura ed economica”, concludono i ricercatori.
