Accelerare il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e migliorare la preparedness e la responsiveness le priorità emerse al Forum “Planetary Health”, organizzato da The European House – Ambrosetti con il contributo non condizionante di Pfizer e bioMérieux.

 

L’anti microbico resistenza (AMR) causa oggi 35 mila morti all’anno in Europa, di cui 11 mila in Italia. E si calcola che entro il 2050 i morti per AMR saranno 10 milioni.

Come affrontare dunque questa emergenza e come prepararsi a future pandemie, dopo la “lezione” appresa dal Covid?

Sono i temi principali discussi durante la 2° edizione del Forum “Planetary Health e AMR – Verso una nuova strategia per affrontare le sfide di salute globale”, organizzato da The European House – Ambrosetti con il contributo non condizionante di Pfizer e bioMérieux.

“L’AMR è stata inserita tra i 10 problemi prioritari mondiali dall’OMS” ha detto il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin in un messaggio letto in apertura dell’evento.

“Oggi, ci troviamo parte di un cerchio che pian piano va chiudendosi: l’originaria iper-attività e iper-sfruttamento dell’uomo sulle risorse naturali costituisce poi causa stessa di un “ritorno di fiamma” della natura sulla salute umana; ne sono testimonianza gli innumerevoli disastri naturali quotidianamente occorrenti e, in maniera ancora più diretta, la pandemia da COVID-19”, ha proseguito.

“Come Stato, abbiamo la responsabilità di intervenire per la tutela della salute dei nostri cittadini e non solo e come Governo, abbiamo il compito di introdurre tutte le misure necessarie per il rallentamento dell’impatto del cambiamento climatico e dell’ambiente sulla salute umana secondo un duplice binario, vale a dire la cultura della prevenzione e il rispetto degli obiettivi di controllo dell’aumento delle temperature, riduzione delle emissioni, accelerazione della decarbonizzazione”.

Considerando gli attuali modelli di consumo, nel 2030 saranno necessari due Pianeti Terra interi per fornire all’uomo tutte le risorse di cui necessita, ma il conto da pagare per uno sfruttamento e un degrado degli ecosistemi senza precedenti si presenta già oggi.

“La vulnerabilità della salute del Pianeta espone la popolazione non solo a un rischio maggiore di malattie non trasmissibili ma anche di epidemie più o meno “rumorose”, come nel caso della resistenza antimicrobica, riconosciuta anche dall’OMS tra le principali minacce alla salute umana. Il nostro Paese continua a detenere il primato, tra i Paesi OCSE di decessi, DALYs e costi associati all’antimicrobico-resistenza”, ha dichiarato Daniela Bianco, Partner e Responsabile della Divisione Healthcare di The European House-Ambrosetti.

“Per far fronte a questa grave minaccia per l’uomo, gli animali, le piante e l’ambiente, è fondamentale promuovere un uso prudente e consapevole degli antibiotici che, sia in ambito umano che veterinario, costituiscono un presidio fondamentale nella cura di moltissime malattie e per questo devono essere utilizzati in modo appropriato”, ha affermato il Ministro della Salute Orazio Schillaci in un messaggio letto nel corso dell’evento.

“Per contrastare la resistenza antimicrobica e i rischi per la salute umana e animale ad essa correlati, è necessario dare concreta attuazione ad una strategia “One health” basata sull’integrazione di diverse discipline e sul riconoscimento del legame indissolubile che intercorre tra la salute umana, quella animale e la salute dell’ecosistema. È questo un obiettivo prioritario nell’azione del Ministero della Salute e un approccio valorizzato in particolare nel Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2020-2025”.

A livello globale, esiste già una bussola orientata alla visione alla base della Planetary Health: i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030, che mirano alla costruzione di un mondo più sano per gli esseri umani e per gli animali, in armonia con l’ambiente e in cui la promozione della salute e del benessere è trasversale a tutti gli ecosistemi sociali ed economici.

Gli SDGs non rappresentano solo buoni propositi: per i Governi possono diventare un framework di riferimento per l’allocazione della spesa pubblica e per i diversi settori economici una guida per lo sviluppo di un approccio strategico alla sostenibilità.

“La lente degli SDGs può aiutarci a mettere a fuoco anche gli ambiti prioritari d’azione per il raggiungimento della Salute Planetaria, evidenziando le profonde interconnessioni tra la salute e una molteplicità di altri settori. Nel caso dell’AMR una riduzione dei livelli di resistenza antimicrobica attraverso l’attuazione di programmi di diagnostic stewardship, la promozione di politiche di immunizzazione, l’accesso a test e terapie innovative potrebbe contribuire al raggiungimento di diversi SDGs. Agire in ottica intersettoriale significa generare impatti anche sulla sicurezza della produzione alimentare, sulla crescita economica connessa alle esportazioni, sul contenimento dei prezzi dei beni primari e sulla tutela dell’ambiente, prevenendo la contaminazione di falde acquifere e del suolo, per fare alcuni esempi”, ha aggiunto Stathis Chorianopoulos, Vice President dell’Adriatic Cluster di bioMérieux.

Ma che cosa significa “salute planetaria”? Risponde Silvio Brusaferro, Presidente Istituto Superiore di Sanità: “la salute planetaria si estende alla salute della civiltà umana e allo stato dei sistemi naturali da cui dipende”.

La pandemia di Sars-Cov-2,la prima dell’era della globalizzazione, ci ha però messo in guardia sulla necessità di arrivare preparati all’appuntamento con la sfida all’AMR e e altre eventuali patologie epidemiche da virus.

Andrea Gori, Direttore UO Malattie Infettive, IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore, fa notare infatti che ci sono stati enormi impatti, che bisogna imparare a evitare in futuro, per esempio i 4.000 decessi all’anno in più rispetto agli anni precedenti la pandemia per ritardi diagnostici.

“Nel mondo ci sono stati 6 milioni di morti per Covid, ma la cifra sale a 11 milioni se si considerano i decessi correlati”.

Sars-CoV-2 è stato il terzo spillover, cioè una malattia che ha fatto il salto di specie animale-uomo, in pochi anni, dopo il Sars-CoV-1 nel 2002 e la MERS nel 2012

Stefano Vella, Professore di Global Health, Università Cattolica del Sacro Cuore; Membro della Delegazione italiana, Horizon Europe – Health Cluster, Commissione Europea, afferma: “bisogna prepararsi ai rischi pandemici da spillover, per non ripetere quello che un report di Lancet ha definito “un fallimento a livello globale” verificatosi con il Covid”.

“Che ha ci ha dato però un’importante lezione, per quanto riguarda l’acquisto dei vaccini, fatto dall’Unione Europea e non dai singoli Paesi, cosa che dovremmo estendere ai nuovi farmaci e antibiotici per combattere la AMR”.

Gianni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione, Ministero della Salute, prosegue: “oltre ai due spillover succitati, per quanto riguarda le malattie zoonotiche, nel 2005 c’è stata l’influenza H5N1 in Cina e nel 2009 l’H1N1 di origine suina”.

Questo rimarca l’importanza di un approccio “one health”, che significa includere anche la salute animale in un unico contenitore per il benessere umano e delle specie che coesistono sul pianeta.

“Bisogna spendere in tempo di pace per prepararsi alla guerra” è la ricetta che Rezza sintetizza in una frase; investire oggi e subito per arrivare preparati alle sfide pandemiche di domani.

Fa poi un excursus sulla situazione nazionale passata che bene esemplifica quanto detto.

“Il piano pandemico del 2006 era stato approntato per far fronte a un virus pandemico di tipo influenzale, non ci si aspettava un coronavirus”.

“AMR è una sorta di pandemia silente, che cresce da decenni e solo nel 2016 l’OMS dichiara guerra all’antibiotico resistenza”.

“Nel 2017 un’ispezione internazionale fa il punto sulla situazione in Italia e ne esce una pagella pessima per il nostro Paese, che risultava impreparato e poco attrezzato”.

“Nasce così, nello stesso anno, il primo piano contro la AMR, con fondi stanziati alle singole regioni per il conseguimento di obiettivi prestabiliti nello stesso piano”.

E il nuovo piano pandemico nazionale cosa prevede? Ecco le novità del piano 2022-2025:

  • Istituzione di una cabina di regia con la finalità di individuare le responsabilità per l’attuazione del piano.
  • Maggiore attenzione alla salute “one health”, cioè quella che include non solo quella umana ma anche quella animale.
  • Rafforzamento sistemi di sorveglianza, monitoraggio e quantificazione del fenomeno.
  • Sviluppo strumenti di supporto agli antibiotici.
  • Maggiore partecipazione dei cittadini: bisogna che sappiano quando è opportuno usare gli antibiotici e quando se ne può fare a meno.

 

“Il settore delle Life Sciences rappresenta un motore fondamentale di innovazione e crescita sostenibile, contribuendo alla gestione delle sfide sanitarie attraverso investimenti continui in ricerca e innovazione, orientati alla progettazione e allo sviluppo di soluzioni disruptive. Il raggiungimento dell’obiettivo più alto – assicurare una vita sana e una buona salute a tutte le età – passa necessariamente da un accesso tempestivo ed equo alle soluzioni terapeutiche, ma anche dal perseguimento di altri risultati, come l’adozione di modelli produttivi sostenibili, basati su condizioni di lavoro dignitose e rispettosi dell’ambiente. Per accelerare nella direzione di una salute sostenibile dei cittadini e del Pianeta, è indispensabile fare sistema, promuovendo le occasioni di collaborazione tra pubblico e privato, in linea con l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile numero 17, vale a dire la “Partnership per gli obiettivi”, ossia il rafforzamento delle modalità di attuazione e il rilancio del partenariato globale per lo sviluppo sostenibile”, ha sottolineato Paivi Kerkola, Country President di Pfizer Italia.

 

 



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