L’incidenza di scompenso cardiaco con funzione sistolica conservata è doppia rispetto alla popolazione maschile e la prevalenza è maggiore nelle ultra 79enni rispetto agli uomini nella stessa fascia d’età.

Più di 120.000 decessi l’anno, seicentomila italiani che ne soffrono, con una prevalenza che aumenta per ogni dieci anni di età. Questi in sintesi i numeri dello scompenso cardiaco.

Di cosa si tratta? È una un’anomalia cardiaca strutturale e/o funzionale, che provoca una gittata cardiaca ridotta e/o pressioni intracardiache elevate a riposo o sotto sforzo.

In pratica, è una patologia cronica caratterizzata dalla difficoltà del cuore a svolgere la sua normale funzione meccanica e a fornire una circolazione adeguata a soddisfare le richieste di sangue ossigenato da parte dell’organismo.

Nonostante lo scompenso cardiaco colpisca prevalentemente gli uomini, l’incidenza di scompenso cardiaco con funzione sistolica conservata nelle donne italiane è doppia rispetto alla popolazione maschile.

“Conoscere di cosa si tratta, quali sono i sintomi e i fattori di rischio è essenziale per far sì che i numeri appena citati non aumentino e si possa intervenire per garantire una adeguata qualità di vita a chi ne soffre; l’informazione è quindi fondamentale” afferma la professoressa Nadia Aspromonte, Responsabile UOS “Scompenso Cardiaco”, Dipartimento Scienze Cardiovascolari del Policlinico Gemelli di Roma.

“Lo scompenso cardiaco è la causa di un terzo di tutti i decessi di persone di sesso femminile e sta diventando un problema pandemico per il mondo occidentale”.

“Il motivo è che le donne vivono mediamente dieci anni di più e questa patologia è diffusa soprattutto nei soggetti con più di 79 anni”.

“Inoltre il sistema circolatorio delle donne è più “rigido”, per quanto il flusso sanguigno e perciò funziona come un impianto con i tubi incrostati, contribuendo all’aumneto della pressione totale”.

Quali sono i fattori di rischio? Sono simili negli uomini e nelle donne ma, in queste ultime e specialmente nelle donne in post-menopausa, includono ipertensione, cardiopatia valvolare, diabete e malattia coronarica. “Inoltre le donne diabetiche hanno un rischio doppio rispetto agli uomini”.

“E i fattori di rischio relativo sono differenti tra i due sessi: un chilo in più di sovrappeso è dieci volte più pericoloso per una donna”.

“C’è poi il fattore depressione. È sia un sintomo, spessissimo non riconosciuto della malattia, sia un fattore di rischio, e questo si evidenzia solo nella popolazione femminile”.

Altra nota dolente è la diagnosi. Spesso è più tardiva rispetto agli uomini a causa di una sottovalutazione da parte delle stesse pazienti di sintomi comuni come affaticamento e dispnea, e di sintomi non specifici che possono essere confusi con quelli legati a comorbidità come obesità, ipertensione arteriosa, diabete, distiroidismo, depressione e fibrillazione atriale.

I sintomi più comuni sono la dispnea, la ridotta tolleranza allo sforzo, l’astenia, l’aumentato tempo di recupero dopo l’attività fisica, gli edemi alle caviglie.

Dall’analisi dei dati emerge che esistono non solo differenze di genere nella diagnosi dello scompenso cardiaco ma anche diseguaglianze assistenziali nel percorso di cura. In effetti, le donne hanno meno probabilità di ricevere una consulenza specialistica: sia in Europa che negli Stati Uniti, le donne sono più spesso diagnosticate e curate dai medici di medicina generale invece che dagli specialisti cardiologi.

Per quanto riguarda invece la ricerca clinica, le donne sono spesso sottorappresentate negli studi clinici relativi allo scompenso cardiaco e, negli ultimi 40 anni, la percentuale di donne reclutate negli studi clinici è rimasta costante intorno al 20-30%.

Si rende, quindi, necessario lavorare all’implementazione di un percorso di cura personalizzato per le donne, che metta insieme tutti i passaggi essenziali nella presa in carico di una donna con scompenso cardiaco: dall’identificazione della donna a rischio, in particolar modo con la corretta valutazione dei sintomi, ad una maggiore sensibilità verso la prevenzione dello scompenso nelle donne con una diagnosi di obesità, diabete o ipertensione, fino alla personalizzazione della cura con un cambiamento adeguato nello stile di vita.

Tutti questi temi sono stati illustrati durante il Media Talk “Donne e Salute. L’importanza di seguire il cuore. Rischio cardiovascolare e malattie metaboliche nelle donne: il punto su sintomi e presa in carico” promosso da Boehringer Ingelheim ed Eli Lilly che si è tenuto a Milano il 28 settembre.