Se non trattate, queste patologie sono causa di morte nel 90% dei casi a 5 anni dalla loro diagnosi. Ma si possono anche curare in modo non invasivo, con degenza ospedaliera ridotta, ripresa più rapida e minori sofferenze.
Stanchezza, fiato corto, affanno: di solito sono attribuiti solamente all’età che avanza, ma molto spesso sono invece i sintomi che qualcosa non va nel cuore. Più precismante, a livello delle valvole cardiache.
Scopriamo cosa, con Alessandro Boccanelli, Vice-Presidente della Società Italiana di Cardiologia Geriatrica (SICGe) e UniCamillus University Rome.
Un problema da non tascurare affatto quello delle malattie delle valvole cardiache.
Si tratta di patologie cronico-degenerative e fra esse vi sono le malattie valvolari, quali la stenosi aortica e il rigurgito mitralico e tricuspidale.
Colpiscono ogni anno il 12,5% degli ultra 65enni (pari a oltre 1 su 10), ovvero oltre 1 milione di persone, con una previsione di crescita del 25% nel 2030, fino a toccare il 33% nel 2040 (dati ISTAT 2021).
Vanno monitorate nel tempo e, in caso di necessità, possono richiedere la riparazione e/o la sostituzione delle valvole cardiache.
Se non trattate, queste patologie sono causa di morte nel 90% dei casi a 5 anni dalla loro diagnosi. Fare diagnosi precoce in modo semplice per individuare in anticipo le malattie delle valvole cardiache permette di trattare tempestivamente queste patologie.
Che, tra l’altro, si possono anche curare in modo non invasivo, con degenza ospedaliera ridotta in termini di tempo, ripresa più rapida e minori sofferenze per i pazienti.
Per saperne di più, la Fondazione Italiana per il Cuore dispone di un opuscolo che potete scaricare qui.
