Ottavio, l’uomo che vive senza stomaco e accudisce la moglie malata di Alzheimer
Guarda il video: Ottavio racconta la sua storia
Vivere senza stomaco
In Italia sono più di ottantamile le persone colpite da tumore allo stomaco.
La sopravvivenza a cinque anni è di 32 persone ogni 100.
Come si fa a vivere senza questo organo? L’intervento chirurgico di gastrectomia collega una parte dell’intestino (quasi sempre il digiuno) con l’esofago, ricreando una continuità con il tratto digerente.
La digiestione avviene quindi tramite i succhi biliari e pancreatici.
Oltre a praticare una masticazione più lunga e a mangiare poco e spesso, chi ha subito questo intervento deve stare attento a particolari cibi, come fibre e zuccheri, evitare i latticini e in generare seguire una alimentazione che prevede pasti con piccle porzioni, ma tante calorie.
È importante infatti che il cibo assunto abbia poco volume, per favorre lo scorrimento nel nuovo tratto digestivo, e che al contempo soddisfi i requisiti di energia di un pasto completo.
Un altro problema è la variabilità glicemica: la concentrazione di zuccheri nel sangue può passare da 300 mg/dl a 30, condizione nota come ipoglicemia e che può portare al coma e alla morte.
Per questo l’associazione Vivere senza stomaco sta portando avanti, a proprie spese, uno studio clinico proprio sul problema glicemico dei gastroresecati.
Altra battaglia, quella per la gratuità degli integratori, in molte regioni ancora a carico dei pazienti.
Per saperne di più: https://viveresenzastomaco.org/
Telefono dell’associazione: 388 88 12 566
La malattia di Alzheimer
In Italia sono 500 mila le persone colpite da questa patologia, per la quale non esiste ancora una cura.
Si sviluppa in genere dopo i 60 anni, anche se non sono rari casi precoci. Le cause non sono del tutto note, anche se sono stati individuati geni associati alla malattia
Comporta la progressiva e inesorabile perdita di neuroni dovuta all’accumulo di proteine nel cervello: il deposito della proteina beta-amiloide crea placche che causano la morte delle cellule nervose, mentre gli ammassi della proteina tau, chiamati anche grovigli, si formano all’interno dei neuroni stessi, provocandone la distruzione.
Oltre alla perdita progressiva della memoria, la malattia causa anche cambiamenti nella personalità, con sbalzi d’umore, ansia, ira, spesso aggressività e comportamenti ossessivi.
Nelle fasi terminali, l’Alzheimer comporta perdita delle funzioni motorie, del linguaggio, del controllo della vescica e intestino e risuta quindi completamente debilitante.
Gli attuali trattamenti riescono solo a rallentare la progressione della malattia, per questo è fondamentale una diagnosi precoce, per far mantenere al paziente le sue capacità cognitive e funzionali il più a lungo possibile.
Attualmente la ricerca scientifica spazia su tutti fronti per cercare rimedi alla malattia, anche se gli studi su varie tipologie di farmaci non hanno dato i risultati che ci si attendeva.
Trovare cure e trattamenti efficaci resta una delle sfide della medicina moderna.
Per saperne di più: https://www.cronachediscienza.it/tag/alzheimer/