Viaggio ai limiti dell’Universo. Di Cristiano Galbiati.
La materia oscura è uo dei grandi misteri dell’universo. C’è (forse), ma non si vede. Non emette luce, né la assorbe e quindi, più che “oscura”, è un’entità trasparente. Ma i suoi effetti si fanno sentire su oggetti di grande massa: ammassi di galassie, stelle nelle periferie galattiche, e se n’è trovata traccia perfino nell’eco del Big Bang, l’eplosione da cui tutto ebbe inizio.
Senza materia oscura, sostengono in molti, la materia “ordinaria” non avrebbe potuto aggregarsi in atomi e formare poi stelle e galassie e l’universo come ora lo conosciamo. Se siamo qui è grazie a qualcosa che non vediamo.
La si percepisce solo indirettamente, quindi, osservando la sua forza gravitazionale su oggetti visibili. La sfida del XXI secolo è scoprire di cosa è fatta. Perché il Modello Standard, la teoria ultraconsolidata sperimentalmente che prevede l’esistenza di tutte le particelle note, non annovera alcuna di queste come possibile candidata a mattone fondamentale di questa sostanza.
Esiste davvero allora? O dobbiamo modificare le leggi della gravitazione per spiegare le anomalie che osserviamo nei movimenti di stelle e galassie? Quesiti tuttora al vaglio dei fisici.
Se la materia oscura si comporta in pratica come la materia ordinaria, attirando a sé tramite la forza di gravità, c’è un’altra entità che invece agisce in modo specularmente contrario: l’energia oscura. Anche in questo caso non sappiamo con certezza di cosa si tratta, ma ne percepiamo l’esistenza, perché vediamo che sta espandendo l’universo.
E a un ritmo accelerato, tanto che a un certo punto le galassie più lontane spariranno alla vista, tramonteranno dietro un orizzonte cosmologico irraggiungibile, perché arriveranno ad allontanarsi con una velocità superiore a quella della luce.
È questo il destino del cosmo? Un espansione infinita che lo renderà sempre più buio? Servono mezzi tecnologicamente imponenti e costosi per scoprirlo. Con le onde gravitazionali il risultato è stato raggiunto: ora, a cento anni dalla formulazione dell’ipotesi dela loro esistenza, sappiamo che ci sono, le abbiamo captate.
Il libro è avvincente e scorre bene nella prima parte, dove si espongono questi concetti e si traccia una panoramica delle nuove scoperte cosmologiche e della fisica delle particelle, neutrini in testa. Poi, però, nell’affrontare la spiegazione sul campo del bosone di Higgs, la trattazione è un po’ pesante, perché l’autore sceglie di raccontarla tramite i diagrammi di Feynman, e non è semplice descrivere grafici a parole: se ne spendono troppe e il risultato è proprio appesantire la lettura.
Nell’ultima parte del libro sono illustrati i metodi per “catturare” la materia oscura: come sono costruiti i rivelatori e di quali elementi sono riempiti. Una sfida tecnologica ardua e impegnativa, soprattutto per reperire materiali purissimi e rari, gli unici che possono rivelare l’eventuale presenza di questa entità in luoghi reconditi nelle viscere della Terra, ben schermati da interferenze esterne.
Qui il discorso diventa molto tecnico, non difficilissimo, ma interessante solo per chi veramente vuole sapere i dettagli della ricerca sperimentale di indizi di materia oscura.
Alcune scelte narrative, infine, non consentono una immediata contestualizzazione storica dell’evoluzione delle scoperte scientifiche e innovazioni teoriche della cosmologia e della fisica quantistica, anche se qualche riferimento cronologico aiuta chi non è avvezzo a districarsi lungo la linea temporale.
Pubblicazione: 2020
ISBN: 8807893371
Pagine: 192
Feltrinelli editore
