Sono vere conseguenze della vita e degli stili di vita moderni, dell’inurbamento e dell’urbanizzazione.

 

 

Stop Diabete si può. Stop Obesità si può. La prevenzione parte da giovani, da quando si è normopeso, da quando ci si sente invincibili e invulnerabili. E perché no, in un certo senso immortali.

Occorre anche agire d’anticipo contro il diabete (early action), quando si sa che può arrivare ma ancora non dà segnali del suo dirompente arrivo.

Un aspetto che riguarda tutto il mondo occidentale, e non solo: il passaggio da un’economia prevalentemente rurale a quella industriale, la fuga dalle campagne verso le città.

Un fenomeno già ampiamente discusso e analizzato sotto i punti di vista economico e sociale, ma da alcuni anni anche al centro dell’attenzione delle autorità sanitarie: Organizzazione mondiale della sanità e governi.

Diabete e obesità sono vere conseguenze della vita e degli stili di vita moderni, dell’inurbamento e dell’urbanizzazione. Della maggiore ricchezza e dei maggiori consumi alimentari, aumentati insieme alla sedentarietà e ai minori controlli medici durante la pandemia.

Comunque, il 65 per cento delle persone con diabete nel mondo vive nelle città. Secondo i dati dell’International Diabetes Federation (IDF), nel mondo sono 246 milioni (65 per cento) coloro che hanno la malattia e abitano nei centri urbani, rispetto ai 136 milioni delle aree rurali. E il numero è destinato a crescere.

Ed è nelle città che i lockdown pandemici hanno trovato la loro maggiore applicazione. In Italia, la metà degli abitanti in centri con oltre 500mila residenti è sovrappeso od obesa. Ben 4 connazionali su 10 hanno comportamenti sedentari (con una prevalenza delle donne: 44,3 per cento rispetto al 35,15 dei maschi inattivi).

E il camminare, ancor meglio se a passo veloce, è una buona misura di prevenzione. Ormai solidamente provata scientificamente. Inoltre, solo il 23,8 per cento degli italiani pratica uno sport in modo continuativo. Altro dato ormai scientificamente consolidato: l’80 per cento delle malattie croniche può essere prevenuto seguendo corretti stili di vita.

Quindi, concentrando l’attenzione sul diabete, oggi vivono in città oltre 2 persone con diabete su 3. Il diabete colpisce attualmente più di 3,5 milioni di persone in Italia, oltre ad un sommerso stimato in circa 1 milione di persone che ne soffrono senza saperlo. Anche quando viene trattata, non sempre la malattia è sotto controllo e porta spesso ad un aumento significativo del rischio di malattie cardiovascolari, insufficienza renale, cecità, amputazioni e morte prematura.

Inoltre, la patologia è anche in Italia, come nel resto del mondo, in crescita esponenziale: si stima; infatti, che nel 2030 saranno circa 5 milioni le persone affette da diabete nel nostro Paese con conseguenti pressioni sul Servizio sanitario nazionale che già oggi affronta una spesa di circa 14.5 miliardi di euro (più del 10% della spesa sanitaria pubblica) per il diabete.

Più di molte altre patologie, il diabete richiede anche una partecipazione attiva del paziente il cui ruolo è fondamentale per garantire la giusta adesione alle terapie e l’adozione degli stili di vita più appropriati.

La sfida ad agire precocemente contro il diabete era stata lanciata, a dicembre 2016, con la “Dichiarazione di Berlino”, documento sottoscritto da vari Paesi e dal quale emergono raccomandazioni e misure urgenti da adottare per arrivare a ridurre le dimensioni del problema diabete di tipo 2 a livello globale.

Purtroppo, stiamo applicando le raccomandazioni di Berlino più lentamente del previsto e non in modo uniforme a livello globale. Mentre l’applicarle rapidamente avrebbe già portato, ben prima dello scoppio della pandemia Covid, ad enormi benefici in termini di salute della popolazione, con la riduzione del numero di persone che vivono con un diabete non controllato, e ad una riduzione del 30% delle complicanze e delle ospedalizzazioni, con un conseguente risparmio di circa 700 milioni di euro l’anno.

 

 

 

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