La maggior parte dei decessi (84%) sono concentrati nel sud-est asiatico, in Europa e nelle Americhe, con oltre due terzi (68%) che si verificano in soli 10 Paesi.
Quanti sono i morti in questi primi due anni di pandemia? La stima dell’Organizzazione mondiale della salute (OMS) è di 15 milioni di vittime reali. E non dei 6 milioni e mezzo notificati dai vari Paesi.
E la stima dell’OMS, appena pubblicata, è in linea con altri studi. In sostanza, sarebbero circa 15 milioni i morti durante i primi due anni della pandemia di COVID-19, ossia circa 2,7 volte il conteggio ufficialmente segnalato all’agenzia dai singoli Paesi.
La differenza si basa su stime di “mortalità in eccesso”, che includono i decessi mancati dai sistemi nazionali di segnalazione. Le cifre pubblicate sono le ultime di una serie di stime del bilancio globale delle vittime della pandemia, che secondo epidemiologi ed esperti di salute pubblica sono necessarie per valutare le decisioni prese e pianificare in modo più efficace gli eventi futuri.
“Questi dati che fanno riflettere, non solo indicano l’impatto della pandemia, ma anche la necessità per tutti i Paesi di investire in sistemi sanitari più resilienti in grado di sostenere i servizi sanitari essenziali durante le crisi, compresi sistemi di informazione sanitaria più forti”, ha commentato il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus in un comunicato stampa.
Le stime OMS sui decessi totali concordano ampiamente con studi precedenti, ma sono subito stati contestati da alcuni Stati. L’India, per esempio, ha pubblicamente contestato la stima e ha sostenuto che il processo è imperfetto. Ma l’India rimane un punto critico nelle cifre delle morti.
L’OMS stima che i decessi pandemici nel Paese nel 2020 e nel 2021 siano stati tra i 3,3 milioni e i 6,5 milioni, circa 10 volte il bilancio ufficiale (481 mila per lo stesso periodo) delle vittime di COVID-19 in India. L’India ha condiviso i suoi dati nazionali per il 2020 con l’OMS solo il 4 maggio e sembra abbia trattato sulle cifre da dichiarare per mesi. Per immagine e ragioni geopolitiche. Il che però rappresenta un rischio per chi cerca di affrontare le pandemie.
I numeri falsati sono un pericolo e l’OMS ora ci fa sapere che le statistiche ufficiali sui decessi per pandemia sono inferiori alle stime di decessi in eccesso a causa di rapporti ritardati e incompleti e della mancanza di dati in dozzine di Paesi. Per colmare queste lacune, gli statistici e i data scientist esaminano i dati complessivi sui decessi per il periodo pandemico e li confrontano con quelli degli anni pre-pandemia.
Anche questi dati di mortalità di base non sono disponibili per molti Paesi, quindi le stime globali dei decessi in eccesso si basano anche su modelli computerizzati per stimare i decessi COVID-19.
La stima globale degli eccessi di mortalità dell’OMS per il 2020 e il 2021 è di 14,9 milioni. La maggior parte di questi decessi (84%) sono concentrati nel sud-est asiatico, in Europa e nelle Americhe, con oltre due terzi (68%) che si verificano in soli 10 Paesi.
L’Economist, con i suoi esperti, aveva già stimato tra 12,3 milioni e 21,3 milioni di morti in eccesso nel 2020 e nel 2021. Un terzo sforzo, da parte dell’Institute for Health Metrics and Evaluation di Seattle, Washington, ha stimato i decessi in eccesso per il periodo tra 17,1 milioni e 19,6 milioni.
I modelli utilizzano set di dati e tecniche variabili, che producono risultati diversi. “È giunto il momento di una sorveglianza affidabile globale, regionale, nazionale e locale della mortalità per tutte le cause – afferma Ariel Karlinsky, economista presso l’Università Ebraica di Gerusalemme in Israele che ha lavorato al progetto dell’OMS -. Ci aiuterà a conoscere meglio il bilancio di altri disastri e potrebbe anche avvisarci della prossima possibile pandemia”.
