Nel solo 2019 i cittadini del G20 di età superiore ai 50 anni hanno vissuto collettivamente 118 milioni di anni con disabilità a causa di condizioni ampiamente prevenibili.

 

 

La parola d’ordine per il futuro è investire in prevenzione. Gli analisti internazionali invitano i governi a investire almeno il 6% dei budget sanitari nella prevenzione, poiché le economie del G20 perdono più di 1 trilione di dollari all’anno a causa di condizioni di salute prevenibili.

L’International Longevity Centre UK (ILC), nel suo rapporto per il G20, ha invitato i governi a riorientare i propri sistemi sanitari per prevenire e gestire meglio le condizioni sanitarie nel mezzo degli sforzi per ricostruire meglio dopo le ricadute economiche della pandemia.

A seguito di un programma di impegno globale di 2 anni, il rapporto “Finestra di opportunità” invita i governi a seguire le lezioni della pandemia per dare priorità alla salute pubblica, poiché l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle disuguaglianze sanitarie rischiano di aumentare il peso negativo sulle economie.

Il rapporto dell’ILC, il gruppo di esperti del Regno Unito sull’impatto della longevità sulla società, rileva che nel solo 2019 i cittadini del G20 di età superiore ai 50 anni hanno vissuto collettivamente 118 milioni di anni con disabilità a causa di condizioni ampiamente prevenibili.

Per le persone di età compresa tra i 50 e i 64 anni, ciò costa 1,02 trilioni di dollari di perdita di produttività. Ciò equivale all’incirca alla perdita stimata del reddito globale dei lavoratori per la prima metà del 2021 a causa del COVID-19.

E l’influenza da sola è costata a questi Paesi 27 miliardi di dollari in giorni di malattia durante quel periodo, più o meno l’equivalente di quanto l’India ha speso per le sue forze armate nello stesso anno.

Come punto di partenza per un’azione significativa, l’ILC (e non solo l’ILC) chiede, quindi, a tutti i governi del G20 di investire almeno il 6% dei loro budget sanitari in interventi preventivi, tra cui vaccinazione, diagnosi precoce delle malattie, cambiamenti nello stile di vita e una migliore gestione delle condizioni di salute esistenti.

Per il Regno Unito, il raggiungimento di questo obiettivo richiederebbe un investimento di 2 miliardi e 687 milioni di sterline, che è meno del 5% dei 60 miliardi di sterline spesi per le misure anti COVID-19.

Il Canada ha effettuato questo investimento almeno dal 2010 e da allora ha visto una significativa diminuzione delle morti evitabili e uno dei tassi di sopravvivenza più alti per il cancro.

La ricerca rileva inoltre che quei Paesi in cui una quota maggiore della spesa sanitaria è coperta dal governo hanno la più alta aspettativa di vita in buona salute. Gli autori del rapporto sostengono che dovrebbero essere effettuati investimenti per ridurre le spese vive e garantire che i costi non siano un ostacolo agli interventi sanitari preventivi.

Oltre agli investimenti, il rapporto dell’ILC, il gruppo di esperti del Regno Unito sull’impatto della longevità sulla società, invita tutti i Paesi a sviluppare strategie sanitarie preventive nazionali, compresi i programmi nazionali di vaccinazione nel corso della vita.

Il rapporto “Finestra di opportunità” chiede, inoltre, un passaggio verso sistemi sanitari integrati, con obiettivi, risultati e budget condivisi tra sanità pubblica, servizi sanitari e assistenza sociale. Nell’ambito di una migliore integrazione, l’ILC chiede una migliore collaborazione tra i sistemi sanitari e le organizzazioni terze interessate alla sanità, comprese le ONG, le organizzazioni comunitarie, i luoghi di lavoro e i servizi sanitari domiciliari che si sono rivelati vitali, per esempio, durante l’introduzione del vaccino COVID.

Annelies Wilder-Smith, docente di malattie infettive e punto focale del comitato SAGE del vaccino COVID dell’OMS, dice: “La pandemia ha smascherato quanto sia di vitale importanza disporre di sistemi in funzione per raggiungere in modo efficiente le persone anziane con i vaccini”.

Gli autori del rapporto sostengono che sarà fondamentale per i Paesi del G20 estendere e migliorare gli sforzi di coordinamento dei dati stabiliti in risposta al COVID-19 e creare un percorso normativo per soluzioni digitali, nonché supportare la condivisione dei dati tra i sistemi sanitari e chi si prende cura della salute altrui nel territorio.

E Arunima Himawan, ricercatrice dell’ILC, insiste: “Incrementare gli sforzi sulla prevenzione non è un costo, ma un investimento. La pandemia di COVID-19 ha esposto e amplificato le disuguaglianze sanitarie, ma la pandemia ci ha anche mostrato con quanta rapidità i governi possono rispondere. Ora c’è una finestra di opportunità per i governi per agire e costruire un cambiamento duraturo”.

 

 

 

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