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Per il virologo Massimo Galli una media di oltre cento morti al giorno è inaccettabile, ed è inaccettabile non aver nessun controllo e nessuna restrizione su questo.

 

 

La pandemia per ora non sembra voler lasciare il campo e il virus che ne è causa del Covid non sembra accettare sconfitte. È plastico, un virus rapidamente adattabile alle situazioni tramite le sue varianti e i suoi ibridi.

Di mutazione in mutazione, il virus che ha dato inizio alla pandemia oltre due anni fa praticamente ha cambiato quasi radicalmente il suo aspetto. Come una persona che tramite la chirurgia plastica muta rapidamente il suo volto.

E qual è il suo ultimo volto? È quello della nuova variante Xe, e delle sue sottovarianti Xi e Xj appena individuate. Spaventano perché a rischio sono anche i vaccinati. Il virologo milanese Massimo Galli avverte che sarebbe un errore togliere ora tutte le restrizioni e procedere rapidamente verso una situazione da pandemia sotto controllo o, addirittura, terminata: “Con la nuova sottovariante Xe i vaccinati, anche con tre dosi, sono a maggiore rischio di infezione e le persone anziane e fragili pure di malattia grave”.

Per Galli una media di oltre cento morti al giorno è inaccettabile, ed è inaccettabile non aver nessun controllo e nessuna restrizione su questo.

Anche se non se ne parla molto a causa della guerra, il Covid non è scomparso, né sono scomparsi i contagi e i ricoveri. E gli scienziati si preoccupano per queste nuove sottovarianti, Xi e Xj, che, come Xe, colpiscono anche chi ha tre dosi di vaccino o chi è stato già infettato dalla malattia. Il maggior timore deriva dal fatto che queste due varianti si mescolino tra loro e generino un nuovo virus ancora più potente e in grado di “bucare” i vaccini che ci hanno protetto dalla malattia finora.

La variante Xe è molto più contagiosa anche di Omicron2. Si sta diffondendo rapidamente e sta per scalzare sia Omicron 1 sia Omicron 2. Inoltre, secondo alcuni scienziati, la variante Xe potrebbe essere nata proprio dalla fusione di queste due: Omicron 1 e Omicron 2. Per questo motivo, i vaccini potrebbero non proteggerci dal contrarre il virus ma fortunatamente sono ancora in grado di proteggerci dall’evoluzione grave della malattia.

Per gli esperti, il mix delle due varianti Omicron avrebbe generato un virus quasi nuovo. Ottima chirurgia plastica. Infatti, si sono registrati anche sintomi diversi da quelli a cui siamo abituati. Per esempio, le vertigini che potrebbero indicare un interessamento neurologico della malattia.

La variante Xj sarebbe equivalente a Xe, le due sottovarianti sono state isolate a Reggio Calabria e Reggio Emilia e vengono analizzate dagli scienziati che cercano di capire la loro derivazione e diffusione.

Ma che cosa è Xe? È un ibrido, una combinazione di varianti già altamente trasmissibili BA.1 e BA.2 di Omicron ed è stata rilevata per la prima volta il 19 gennaio nel Regno Unito. Xe presenta tre mutazioni che non sono presenti né in BA.1 né in BA.2. La sua proteina Spike deriva da BA.2, che in Italia aveva raggiunto una prevalenza del 44% già lo scorso 22 marzo.

E chi si è contagiato con BA.2 (Omicron 2) dovrebbe conservare una certa protezione da Xe. C’è però anche un problema di test per rilevarne l’infezione. Per ora, il tampone rileva solo la positività e non il ceppo. Ma se poi una nuova sottovariante eluderà anche i test? Già accaduto con Omicron 2 nel Regno Unito, quando fu soprannominata la variante “fantasma”.

Ma c’è anche una lettura degli eventi tranquillizzante. “Le varianti ricombinanti sono ben descritte per altri virus e spesso non sono associate a un pericolo maggiore”, dice Andrew Badley, primario di malattie infettive presso l’americana Mayo Clinic.

È davvero più trasmissibile? Secondo le stime attuali che arrivano dal Regno Unito, Xe sarebbe la sottovariante di Omicron più trasmissibile finora emersa. Ogni volta che emerge una nuova variante più trasmissibile è altamente probabile che con il tempo possa diventare dominante. I dati disponibili, tuttavia, non permettono di trarre conclusioni su questo punto. Tuttavia, se i dati di trasmissibilità venissero confermati alcune stime si spingono ad affermare che nel Regno Unito Xe potrebbe diventare dominante nel giro di un paio di mesi.

Perché stiamo osservando ora le varianti ricombinanti?

In realtà nel corso dei due anni di pandemia Sars-CoV-2 il virus ha subito diversi cambiamenti ma ogni singolo ricombinante o variante non ha necessariamente elementi tali da trasformarlo in variante di preoccupazione. Il motivo per cui stiamo assistendo a una maggiore ricombinazione è probabilmente dovuto al fatto che rispetto all’inizio della pandemia, più di recente hanno circolato più virus in contemporanea (Delta, BA.1, BA.2) e i lignaggi hanno avuto quindi la possibilità di coinfettare.

“Inoltre oggi siamo più capaci di rilevare la ricombinazione: all’inizio della pandemia c’era poca diversità genetica nel virus Sars-CoV-2 e i ricombinanti sembravano molto simili ai non ricombinanti perché i due virus genitori erano quasi identici”, spiega Tom Peacock , virologo all’Imperial Department of Infectious Disease all’Imperial College.

Ma attenzione. Xe non è l’unica variante ricombinante finora identificata: ci sono Xa, Xb, eccetera fino a Xs. Tutte sotto stretta sorveglianza. Alcune sono state sequenziate già a metà del 2020, alcune sono state viste poche volte mentre altre contano centinaia di sequenziamenti. Finora esistono due tipi principali di ricombinanti: miscele di Delta e Omicron (Deltacron) e miscele di sottovarianti di Omicron.

In particolare, Xd e Xf sono formate da materiale genetico di Delta mescolato a BA.1 Omicron. Xd è stato rilevato per la prima volta in Francia (alcune decine di sequenze) e poi in Germania, in Danimarca e nei Paesi Bassi. Contiene una miscela della proteina spike BA.1 e il resto del genoma di Delta. Inizialmente c’à stata qualche preoccupazione sul fatto che potesse aver ereditato la maggiore capacità di BA.1 di eludere le nostre difese immunitarie e contemporaneamente l’elevata virulenza di Delta. Per fortuna a oggi Xd non sembra diffondersi rapidamente.

Le terapie funzionano anche contro Xe? “BA.1 e BA.2 possono sfuggire ad alcune delle terapie con anticorpi monoclonali; quindi, è improbabile che questi farmaci funzionino altrettanto bene contro Xe – afferma Badley -. Sappiamo anche che le altre terapie utilizzate in particolare in ambito ambulatoriale, Paxlovid e molnupiravir, dovrebbero continuare a funzionare anche contro il ceppo Xe”.

E i vaccini funzionano contro Xe? Funzionano per proteggere dalle malattie sintomatiche per BA.1 e BA.2, e quindi è molto probabile proteggano anche dalle malattie sintomatiche causate da Xe. È tuttavia noto che la protezione vaccinale cala. I dati inglesi indicano che dopo due mesi e mezzo dal richiamo si perde circa il 6% di efficacia che poi continua a scendere nel tempo.

I dati italiani indicano che tra gli over 60 a tre mesi dalla dose di richiamo l’efficacia cala di 9 punti percentuali, in linea con i numeri inglesi. È un dato di fatto che più tempo trascorre dal richiamo meno si è protetti da Omicron, senza dover per forza chiamare in causa Xe che, avendo come “genitori” le due Omicron, non dovrebbe comportarsi in modo differente.

 

 

 

 

 

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