Una minaccia che erroneamente si crede estinta, ma che circola anche in Italia per le migrazioni di popolazioni provenienti dall’Africa e dai paesi dell’Est.

 

 

La tubercolosi, erroneamente ritenuta un’infezione superata e circoscritta ai paesi in via di sviluppo ma  in realtà, anche per le migrazioni di popolazioni provenienti dall’Africa e dai paesi dell’Est, è presente in Europa, Italia compresa.

Una situazione che si prevedeva sarebbe stata debellata non solo con la prevenzione ma anche con trattamenti terapeutici mirati entro i prossimi 15 anni ma che, anche a causa del COVID, si teme slitterà avanti nel tempo.

Un metodo efficace, sostengono gli esperti dell’Associazione Microbiologi Clinici Italiani, è costituito da un programma di sorveglianza mediante sequenziamento del genoma d Mycobacterium tuberculosis, agente eziologico della tubercolosi, sulla base di quanto fatto per SARS-CoV-2. Uno strumento che permetterebbe di caratterizzare meglio l’infezione attiva contratta dall’infezione latente.

Un trattamento non corretto dei pazienti infetti li espone allo sviluppo di resistenze antibiotiche il cui effetto è l’incremento ulteriore dell’incidenza della diffusione tra la popolazione sana.

In questo contesto, quindi, lo sviluppo di un piano di tipizzazione genetica (DNA profiling) permette di identificare la provenienza del ceppo che ha innescato il processo infettivo.

Tutto questo avrebbe un importante impatto sulla salute dei singoli cittadini perché permetterebbe di identificare subito il tipo di batterio responsabile e trattarlo con farmaci mirati.

È evidente che occorre uno sforzo significativo in termini tanto di test quanto di farmaci in grado di contrastare o favorire la guarigione, con l’obiettivo remoto di identificare un vaccino.

 

 

 

Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

Riproduzione riservata (c)

.