La comprensione di come funzionano le cellule T CD8+ potrebbe aprire la porta a nuovi modi per aumentare la capacità del nostro corpo di combattere le malattie infettive e il cancro.

 

 

Con gli scienziati che contano sulla “memoria” del nostro sistema immunitario per fornire una protezione a lungo termine contro il COVID-19 grave, i ricercatori della University of Virginia School of Medicine e i loro collaboratori hanno fatto luce su come uno tipo di cellule “della memoria” innalza potenti difese contro le infezioni successive dalla stessa malattia.

La scoperta rivela come le cellule immunitarie chiamate “cellule T CD8+ della memoria centrale” entrano in azione quando incontrano un vecchio nemico. Anche se gli anticorpi svaniscono, queste cellule longeve stanno in silenzio, nel caso in cui il corpo avesse bisogno di respingere una successiva infezione.

La comprensione di come funzionano queste cellule potrebbe aprire la porta a nuovi modi per aumentare la capacità del nostro corpo di combattere le malattie infettive e il cancro, sostengono i ricercatori.

“Il nostro lavoro ha mostrato quanto siano importanti i geni attivati ​​dai cromosomi in questo particolare tipo di cellule immunitarie quando queste cellule si svegliano per combattere virus o batteri invasori che hanno memorizzato da precedenti battaglie”, spiega Chongzhi Zang, biologo computazionale per la Genomica della Salute Pubblica, Dipartimento di Scienze della Salute Pubblica.

Siè parlato molto del declino degli anticorpi da infezioni e vaccini COVID-19. Ma gli anticorpi sono solo una componente della nostra risposta immunitaria e diminuiscono naturalmente con il passare del tempo. Diventa responsabilità delle cellule immunitarie della memoria ricordare un virus o altri agenti patogeni, in modo che il corpo sia pronto a respingere un nuovo attacco da parte dello stesso nemico.

La presenza di queste cellule assicura che il nostro sistema immunitario non debba ricominciare da capo ogni volta che incontra un germe. Le cellule della memoria ricordano come sconfiggere l’invasore e questo offre un enorme vantaggio nei successivi scontri.

Le cellule T CD8+ della memoria centrale entrano in azione solo quando necessario. Giacciono in “letargo”, ma si svegliano rapidamente quando si avvicina un virus o un altro agente patogeno da loro memorizzato. Una particolare proteina nel nucleo cellulare, Tcf1, è l’interruttore di questo risveglio.

Quando viene rilevato un nemico familiare, i cromosomi delle cellule della memoria, che normalmente si chiudono ermeticamente durante il letargo, vengono decompressi. Tcf1 occupa posizioni importanti nei cromosomi e guida il modo in cui si aprono.

Questo processo trasforma i cromosomi nella forma desiderata ed espone i geni chiave ai loro interruttori nel DNA, chiamati “potenziatori”, in modo che i geni possano essere attivati ​​e le cellule possano lanciare una forte risposta immunitaria. Questa risposta include la produzione di cellule specializzate (anticorpi) progettate per affrontare gli intrusi in modo rapido e deciso. Gli scienziati ora pensano di trovare il modo di sfruttare Tcf1 per aiutare il sistema immunitario a dichiarare guerra ai patogeni e alle cellule tumorali.

 

 

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