Il processo fisico che fa risplendere il Sole e le altre stelle, se riprodotto sulla Terra, potrebbe fornire energia da semplici elementi come l’idrogeno e i suoi isotopi.

L’autoriscaldamento della materia allo stato di plasma, necessario per la fusine nucleare, è una pietra miliare verso l’energia da fusione calda, se si vuole che questa diventi una fonte di energia praticabile.  Su Nature‎‎ questa settimana è riportato come poter ottenere in laboratorio il plasma incandescente per far funzionare la reazione di fusione.

Un documento su ‎‎Nature Physics‎‎ descrive l’ottimizzazione del progetto sperimentale che ha permesso un tale risultato.‎

‎La fusione nucleare, che comporta l’unione di nuclei atomici per rilasciare energia, ha il potenziale per essere una fonte di energia sostenibile e pulita, in quanto non produce scorie radioattive tipiche invece della fissione, l’atro procedimento da cui si estrae energia dai nuclei atomici, ma spezzandoli in altri sottoprodotti, molti dei quali instabili e che poi decadono immediatamente emettendo pericolose radiazioni.

È il processo fisico che alimenta le stelle, ma ricrearlo in laboratorio si è dimostrato impegnativo e utilizza molta più energia di quanta ne produca. Anche perché per innescare la fusione sono neccessarie temperature paragonabili a quelle dei nuclei stellari, ossia di milioni di gradi.

Un passo critico verso la fusione è il plasma incandescente, in cui la fusione nucleare è la fonte primaria di calore per sostenere il combustibile in uno stato di plasma abbastanza caldo da consentire ulteriori reazioni di fusione.

Alex Zylstra e colleghi del Lawrence Livermore National Laboratory hanno realizzato esperimenti di fusione a confinamento inerziale, in cui le reazioni di fusione sono avviate comprimendo e riscaldando capsule riempite con combustibile termonucleare.‎

‎Gli esperimenti presso il National Ignition Facility hanno ottenuto la combustione del plasma utilizzando 192 raggi laser per riscaldare e far implodere rapidamente una capsula contenente 200 microgrammi di combustibile deuterio-trizio, raggiungendo temperature e pressioni abbastanza alte da innescare reazioni di fusione autoriscaldanti.

Il design sperimentale migliorato di Zylstra e colleghi ha permesso l’uso di capsule che possono contenere più carburante e assorbire più energia mentre contengono il plasma. Le prestazioni generate da questi esperimenti – fino ad una resa massima di 170 kilojoule di energia – triplicano le rese ottenute negli esperimenti precedenti.‎

 

Crediti: Damien Jemison