Nano Magazine ha pubblicato un rapporto internazionale sulle nuove tendenze nella nanomedicina e sull’uso dell’intelligenza artificiale e di altre tecnologie nella scoperta di farmaci.

 

Mentre il mondo vacilla per la rapida disseminazione di un’altra variante di Covid-19, il ceppo Omicron, l’attenzione si concentra nuovamente sulla protezione dei vaccini. E si interroga: “Può il vaccino porre fine alla pandemia o si rischia di venire sempre colpiti da una prossima nuova variante?”.

Pfizer ha ammesso questa settimana che potremmo ancora dover “gestire” le varianti Covid nel 2024, mentre il virus si avvia a spostarsi, si spera, da pandemico a endemico.

Nel frattempo, il mondo ha un disperato bisogno di nuovi ed efficaci farmaci antivirali che fermino tutti i coronavirus alla fonte, utilizzando le più recenti nanotecnologie e l’intelligenza artificiale (AI) per la scoperta di nuovi farmaci.

Gli esperti ammettono che i vaccini mRNA rappresentano un importante passo avanti. Sviluppati in tempi record, sono stati altamente efficaci nella prevenzione dei sintomi, della carica virale e della diffusione delle precedenti varianti di Covid-19.

Ma le mutazioni virali continuano a “bucare” l’efficacia del vaccino contro i virus respiratori come l’influenza e il Covid-19. Peraltro, gran parte della società globale non può accedere alla vaccinazione, o peggio la rifiuta, consentendo così a questi virus di mutare in ospiti non protetti e perpetuare l’incubo.

Al contrario, i farmaci antivirali dovrebbero essere più facili da distribuire, più facilmente assorbiti e la protezione della maggioranza ha meno probabilità di essere compromessa se alcune persone scelgono di non assumerli.

Funzionano in modo diverso: invece di consentire al virus di mutare, ne interrompono o ne bloccano il processo infettivo.

Colossi farmaceutici, come Merck e Pfizer, hanno recentemente annunciato che gli antivirali Covid-19 sono stati riproposti da programmi precedenti, anche se sono state sollevate domande su quanto tempo durano questi farmaci nel corpo e sulla loro frequenza di dosaggio.

Il Molnupiravir di Merck, modificato da un farmaco antinfluenzale, necessita di otto dosi al giorno. Mentre il Paxlovid di Pfizer ne richiede solo quattro, deve essere associato a un farmaco per l’HIV per impedire al fegato di filtrarlo prima che possa agire.

C’è ancora molto da capire sulla loro efficacia: quella stimata per Paxlovid nel prevenire esiti avversi, come malattie gravi o morte, rimane elevata per ora; mentre quella di Molnupiravir è stata rivista fino a raggiungere potenzialmente solo il 30%. È stato anche suggerito che possano diventare meno efficaci man mano che il virus continua a mutare.

La scorsa settimana, Nano Magazine ha pubblicato un importante rapporto internazionale sulle nuove tendenze nella nanomedicina e sull’uso dell’intelligenza artificiale (AI) e di altre tecnologie nella scoperta di farmaci.

Sono state menzionate varie aziende, tra cui BenevolentAI, con sede a Londra, che si è unita ad un consorzio pubblico-privato per trovare cure per il Covid.

E BenevolentAI ha identificato Baricitinib come un farmaco esistente da riutilizzare per il trattamento di Covid-19, ma secondo un rapporto su The Lancet, il farmaco ha impedito solo un decesso aggiuntivo su 20 pazienti trattati con Baricitinib contro un lotto di placebo in uno studio clinico successivo.

Il rapporto di Nano Magazine ha anche menzionato l’azienda Verseon, con sede in California, come una delle aziende più promettenti nella scoperta di farmaci, e il suo capo della Discovery Biology, Anirban Datta, ha dichiarato: “I vaccini e gli attuali farmaci antivirali sono soluzioni retrospettive che non trattano i ceppi appena emersi. Abbiamo bisogno di una strategia diversa per evitare di essere sempre un passo indietro rispetto alle mutazioni virali. Verseon pensa di concentrarsi sul blocco del meccanismo ospite attraverso il quale SARS-CoV-2 (Covid-19) entra nelle cellule. A differenza dei virus, le cellule dell’ospite non mutano, quindi cercare le proteine ​​sulle cellule ospiti che consentono l’ingresso del virus è una soluzione a lungo termine. E dato l’emergere di un altro ceppo altamente infettivo come Omicron, abbiamo appena avviato un programma per bloccare la nuova variante”.

Datta ha aggiunto che altri coronavirus e ceppi influenzali utilizzano lo stesso meccanismo del SARS-CoV-2 per infettare le cellule. E questo è un punto chiave, dal momento che non sarà l’ultima pandemia a colpire l’umanità.

Paul Stannard, presidente della World Nano Foundation, ha commentato: “Questo è esattamente il motivo per cui la nostra organizzazione no-profit ha creato un consorzio internazionale di partner di investimento per la protezione da future pandemie. Poiché alla fine l’invasione degli habitat naturali, la gestione delle pratiche per animali vivi e macellati, o altri problemi, introdurranno un altro agente patogeno contro il quale gli esseri umani non hanno difese naturali; quindi, siamo in una corsa contro il tempo per sviluppare farmaci antivirali ad ampio spettro che blocchino l’ingresso dei virus nelle nostre cellule”.

E la posta in gioco potrebbe essere molto più alta la prossima volta.

 

 

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