Il nuovo farmaco è un inibitore della tirosin chinasi di terza generazione, disegnato specificatamente per superare la barriera ematoencefalica e agire quindi a livello cerebrale.

 

I pazienti adulti con tumore non a piccole cellule ALK+ in stadio avanzato hanno oggi una opzione in più: lorlatinib, approvato in regime di rimborsabilità per il trattamento in monoterapia di pazienti che, dopo trattamento con alectinib o ceritinib come terapia di prima linea oppure crizotinib e almeno un altro TKI anti-ALK, abbiano avuto una progressione di malattia.

Il nuovo farmaco è un inibitore della tirosin chinasi (TKI) di terza generazione, disegnato specificatamente per superare la barriera ematoencefalica e agire quindi a livello cerebrale, nonché per essere attivo anche in pazienti precedentemente trattati con in cui si siano sviluppate delle mutazioni secondarie di resistenza.

Gli inibitori della tirosin chinasi ALK sono una classe di farmaci capace di bloccare l’azione della proteina mutata, dimostrando efficacia nel trattamento dei tumori che presentano tale alterazione molecolare.

Tuttavia, la maggior parte dei pazienti trattati con i TKI di prima generazione va incontro a una progressione della malattia a causa dello svilupparsi di mutazioni secondarie.

Sebbene molecole di seconda generazione siano state sviluppate proprio per superare il problema delle resistenze, altre mutazioni di resistenza portano inevitabilmente ad una progressione di malattia ulteriore, specialmente a livello del sistema nervoso centrale.

“Lo sviluppo di resistenze e la progressione della malattia nel sistema nervoso centrale rimangono problemi irrisolti nella gestione della malattia nonostante il beneficio clinico derivato dall’utilizzo degli inibitori della tirosin-chinasi di seconda generazione. I dati relativi a lorlatinib mostrano risposte significative e durature nei pazienti con NSCLC ALK-positivo, molti dei quali avevano metastasi al cervello e una storia di fallimento con precedente ALK TKI. Il farmaco ha dimostrato elevata efficacia, facendo registrare regressioni tumorali in circa il 50% dei pazienti ALK traslocati pretrattati”, spiega Cesare Gridelli, Direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia, Azienda ospedaliera “S.G. Moscati” di Avellino.

“Purtroppo, circa la metà dei pazienti ALK-positivi sviluppano metastasi cerebrali nel corso della loro malattia – spiega Federico Cappuzzo, direttore dell’Oncologia Medica 2 dell’Istituto Nazionale dei Tumori “Regina Elena” di Roma -. Avere a disposizione un farmaco che ha un’azione sull’encefalo addirittura superiore a quella esercitata in altri organi è un elemento di grandissima rilevanza perché molto spesso le metastasi encefaliche si associano a sintomi e disabilità che inducono a un peggioramento importante della qualità di vita. Il farmaco, inoltre, è ben tollerato, con eventi avversi generalmente ben gestibili”. La capacità di raggiungere l’encefalo consente a lorlatinib di agire sulle metastasi cerebrali facendole regredire.

Il tumore al polmone è una delle neoplasie più diffuse, in Italia è la terza più frequente negli uomini e la seconda nelle donne, e causa un numero di decessi superiore a quello di qualunque altra forma di cancro.

Grazie alla ricerca scientifica, negli ultimi anni è stato però possibile individuare numerose alterazioni molecolari che sono alla base del suo sviluppo e che possono rappresentare dei target terapeutici. Fra queste, l’alterazione a carico del gene ALK (Anaplastic Lymphoma Kinase) – un riarrangiamento dovuto alla fusione di due frammenti di geni -, presente nel 5-7% dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC), con una maggiore incidenza in pazienti più giovani (sotto i 50 anni) preferenzialmente – ma non esclusivamente – non fumatori. In presenza dell’alterazione viene prodotta una proteina mutata che promuove la crescita tumorale e la metastatizzazione delle cellule neoplastiche.

Commenta Silvia Novello, docente di Oncologia Medica dell’Università di Torino e presidente di WALCE (Women Against Lung Cancer in Europe) Onlus: “Negli ultimi venti anni tante sono le acquisizioni scientifiche e i progressi della ricerca nella diagnostica e nella terapia del tumore polmonare non a piccole cellule con l’identificazione di nuovi target d’azione e farmaci specifici. Nonostante questo, c’è ancora un forte bisogno di soluzioni, soprattutto per affrontare in modo efficace la malattia al momento della progressione ed in particolare quando questa interessi il comparto cerebrale. La disponibilità di lorlatinib è, quindi, una notizia assolutamente positiva perché ci permette di trattare pazienti con riarrangiamento di ALK, per i quali era urgente trovare una soluzione per un adeguato approccio alla malattia nel suo decorso”.

 

 

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