Erano in corso ricerche per testare cuffie high-tech in “realtà mista” per aiutare l’educazione dei conducenti quando si è ipotizzato un nuovo utilizzo di tipo terapeutico.
Un simulatore di guida automobilistica diventa virtuale per aiutare più persone con autismo. Un passo indietro. Il simulatore a grandezza naturale messo a punto da Daniel Cox, ricercatore presso il Dipartimento di Psichiatria dell’università della Virginia (UVA), al Driving Safety Laboratory, imita la cabina di un’auto. È dotato di sedile, volante, pedali e tutti i comandi necessari per guidare.
Questi sono circondati da grandi schermi che forniscono una vista panoramica mentre l’utente viaggia attraverso una città virtuale, navigando nel traffico e cambiando le condizioni stradali. L’esperienza è molto coinvolgente e gli imprevisti possono essere snervanti anche per chi ha esperienza al volante.
Il simulatore consente ai conducenti alle prime armi di abituarsi alla guida, anche negli aspetti imprevedibili. Può anche aiutare le famiglie a valutare come se la caverà l’autista su strada. Un passo avanti. Molte persone con autismo possono diventare conducenti sicuri con la formazione adeguata, afferma Cox, osservando che la mancanza di una patente di guida può essere una delle principali barriere per trovare un lavoro e una vita indipendente.
Quindi perché non aiutare le persone con autismo a imparare a guidare grazie alla realtà virtuale? Cox ha utilizzato un simulatore di guida delle dimensioni di una stanza per aiutare le persone con disturbi dello spettro autistico a sentirsi a proprio agio al volante. Con risultati sorprendenti. Ma non basta.
L’importante è riuscire a portare il simulatore al livello di esperienza portatile di “realtà mista”. Portare il simulatore a casa del soggetto e in una dimensione portatile. Sotto forma di un visore VR. Ciò potrebbe espandere notevolmente la portata della simulazione, aiutando più persone a imparare a guidare.
“Il nostro simulatore è al momento troppo grande, troppo costoso, troppo sofisticato e complicato per essere esportato in modo estensivo. Quindi ora abbiamo ideato quello che chiamano un ‘simulatore di display a realtà mista montato sulla testa’ – spiega Cox -. Ci vuole lo stesso percorso stradale che abbiamo sviluppato. Ma ‘montato’ sugli occhiali. Abbiamo collocato sulla montatura due mini-telecamere che filmano le mani del guidatore sul volante. Abbiamo così mescolato la realtà con il mondo virtuale, così puoi vedere le tue mani e i tuoi piedi in una realtà virtuale immersiva. È come usare il nostro grande simulatore ma senza bisogno di stare al suo interno”
Per valutare l’utilità dell’approccio, Cox ed Einar Ingvarsson, del Virginia Institute of Autism, hanno arruolato conducenti alle prime armi, sia quelli neurotipici sia quelli con disturbi dello spettro autistico (ASD), in una sperimentazione clinica che si concluderà tra pochi giorni, a fine anno. I partecipanti hanno utilizzato e valutato le cuffie in realtà mista e poi le confronteranno con le loro esperienze con il simulatore di dimensioni della stanza. I ricercatori confronteranno anche le prestazioni dei driver neurotipici e di quelli ASD con i due formati.
