Grazie all’uso di queste sostanze i vincitori dell’edizione 2021 sono stati in grado di scoprire i recettori del dolore sulla pelle.

 

Quando si pensa ai laboratori dove si conducono esperimenti su DNA e cellule umane si immagina chissà quali complessi composti chimici, magari altamente tossici, e quali rare molecole sintetizzate artificialmente siano impiegate in campioni e provette.

Invece sono stati due composti naturali, il mentolo e il suo “antagonista”, cioè il peperoncino (o meglio la capsaicina, una delle sostanze in esso contenuta), a guidare il fisiologo David Julius e il suo collega Ardem Patapoutian alle scoperte che hanno fruttato loro il premio Nobel di quest’anno.

Entrambe le sostanze, infatti, hanno la capacità di stimolare la pelle – in un caso con una sensazione di freddo e nell’altro di calore – a provare dolore. Per capire il legame tra queste molecole naturali e la trasmissione neuronale del dolore, più di venticinque anni fa Julius ha iniziato a usare la capsaicina per studiare i recettori della pelle sensibili al calore.

Con un lavoro davvero minuzioso ha inserito di volta in volta frammenti di DNA, contenenti sequenze di geni associati alla percezione del dolore, in cellule rese insensibili alla capsaicina. Fin quando, con l’inserimento di un particole gene, le cellule hanno invece prodotto uno stimolo neurale. In questo modo è riuscito a individuare il gene che codifica per la proteina TRPV1, identificata appunto come recettore della capsaicina e quindi al dolore ad essa associato.

Stessa cosa ha fatto libanese Ardem Patapoutian, ma usando invece il mentolo e concentrandosi sulla percezione del dolore associato al freddo, scoprendo il relativo recettore nella proteina TRPM8.

Peperoncino e mentolo, alla luce del Nobel che hanno procurato, diventano quindi protagonisti essenziali della ricerca verso la cura del dolore cronico, patologia che affligge milioni di persone nel mondo. Capire come si trasmette il dolore e come “silenziarlo”, anche a livello di geni coinvolti nella codifica di proteine per la trasmissione degli stimoli dolorosi, è infatti fondamentale per produrre nuovi farmaci atti allo scopo.

Ci sono infatti persone che posseggono mutazioni genetiche molto rare in grado di non far percepire loro alcuna forma di dolore. Finora sono stati individuati una manciata di geni implicati nell’assenza di percezione dolorose e un paio hanno guidato lo sviluppo di nuovi farmaci antidolorifici in fase di sperimentazione.