Intervista a Giovanni Scambia, Direzione Scientifica Fondazione Gemelli, precedente Presidenza SIGO, Presidente European Society for Gynaecological Endoscopy.
Quale è stato l’impatto della pandemia sulla salute delle donne?
Oltre all’impatto diretto del Covid-19 sulla popolazione femminile, meno colpita rispetto agli uomini ma con numeri comunque rilevanti, anche in questo ambito la pandemia ha condizionato l’accesso al Sistema Sanitario Nazionale (SSN) con ricadute importanti sulla salute delle donne.
Oltre a ridurre drasticamente la presa in carico dei pazienti non Covid nel circuito del SSN, la pandemia ha rallentato le attività di controllo e cura delle patologie conclamate e limitato fortemente le attività di prevenzione, con ricadute significative sulla profilassi, l’assistenza ospedaliera e quella territoriale. Nello specifico, abbiamo assistito a un ritardo diagnostico per alcune patologie in quanto sono stati eseguiti meno controlli, meno check-up, meno screening. Molti interventi chirurgici sono stati annullati o rinviati. È probabile che a breve termine assisteremo a un incremento dei casi in fase più avanzata e comunque il Sistema Sanitario entrerà in stress per recuperare le criticità conseguenza della pandemia.
Quali sono le indicazioni che emergono dall’esperienza di questi mesi? Cosa abbiamo imparato?
Da questa pandemia abbiamo imparato tante cose. Intanto, che le tecnologie sono necessarie e possono risolvere numerosi problemi, e penso per prima cosa alla telemedicina che permette di monitorare i pazienti a casa e recapitare a domicilio i farmaci, evitando il passaggio dei pazienti in ospedale. Altre cose importanti che abbiamo capito: in molte situazioni si può ottimizzare la presenza in ospedale utilizzando strutture sostitutive, il Sistema Sanitario deve essere sempre più digitalizzato anche per gestire meglio in emergenza le strutture di Pronto Soccorso, prevedendo quali pazienti potranno aggravarsi rispetto a quelli che non hanno criticità urgenti. Tutte cose che abbiamo imparato durante la pandemia e che adesso dobbiamo tradurre sul piano operativo. Altra cosa importante che abbiamo appreso è che dobbiamo avere degli “ospedali fantasma” pronti per l’utilizzo in situazioni di emergenza.
Esiste una disparità di prestazioni a livello regionale?
La pandemia ha di nuovo messo in luce la questione delle disuguaglianze di accesso alle cure in Italia e le differenze tra i Sistemi Sanitari regionali, differenze che non sono più ammissibili. Noi dobbiamo avere un Servizio Sanitario uniforme, nel quale certo trovano posto alcune punte di eccellenza sulle quali concentrare i casi complessi, ma il sistema di base deve essere un sistema territoriale equo e uniforme da Nord a Sud del Paese.
