Intervista al dottor Antonio Gaetano Rampoldi, direttore della Struttura Complessa di Radiologia Interventistica del Niguarda di Milano.

 

 

La congestione pelvica è una patologia che provoca dolore cronico e colpisce il 15-20% della popolazione femminile. I sintomi possono essere anche molto invalidanti per la qualità di vita della donna e includono:

 

▪ Dolore forte e costante, intermittente o acuto;

▪ Pressione a livello pelvico;

▪ Dolore durante il rapporto sessuale;

▪ Dolore durante la minzione;

▪ Dismenorrea (dolore in concomitanza con il ciclo mestruale);

▪ Dolore quando la paziente rimane seduta a lungo.

 

Molte donne devono convivere con questo dolore invalidante per anni prima di riuscire a ricevere una diagnosi e un adeguato trattamento perché si tratta di un problema difficile da diagnosticare e la stessa sintomatologia è comune a molte altre patologie con cause anche molto diverse, ad esempio:

▪ Adenomiosi

▪ Disfunzioni vescicali

▪ Tumori del tratto riproduttivo

▪ Gravidanza ectopica

▪ Endometriosi

▪ Fibromialgia

▪ Ernia

▪ Disturbi intestinali

▪ Sindrome dell’intestino irritabile

▪ Infezioni o calcoli renali

▪ Dolori mestruali

▪ Aborto

▪ Condizioni nervose

▪ Cisti ovariche

▪ Ovulazione

▪ Sindrome della vescica dolorosa e cistite interstiziale

▪ Malattia adesiva pelvica

▪ Dolore del pavimento pelvico

▪ Malattia infiammatoria pelvica

▪ Abusi fisici, sessuali o psicologici

▪ Dolore psicogeno

▪ Infezioni trasmesse sessualmente

▪ Fibromi uterini

La congestione pelvica o insufficienza venosa pelvica è una delle principali cause di dolore pelvico cronico (che affligge fino al 40% delle donne) ed è caratterizzata dalla presenza di vene varicose nel bacino.

La vena ovarica si dilata a causa di un’insufficienza valvolare o dell’ostruzione al flusso determinando disturbi della circolazione. La gravità spinge il sangue verso il basso, nel bacino, provocando la formazione di vene varicose.

In Italia circa 370.000 donne soffrono di insufficienza venosa pelvica.

Le varici pelviche si presentano soprattutto nelle donne in età fertile (con una percentuale più alta nelle donne che ha avuto più parti).

La patologia è diagnosticabile tramite ecografia transvaginale e può essere trattata con una procedura mininvasiva di embolizzazione delle vene ovariche dal radiologo interventista.

La procedura viene eseguita tramite accesso mini-invasivo della vena femorale (o giugulare interna). Dopodiché, tramite l’utilizzo di un catetere, si procede con l’embolizzazione della vena ovarica per eliminare il reflusso venoso, riducendo così il dolore della paziente.

La procedura ha un tasso di efficacia molto alto, presenta pochi effetti collaterali e ha una bassa invasività.

Il primo caso di embolizzazione di varici ovariche è stato descritto da Edwards et al nel 1993.

In letteratura sono presenti numerosi studi clinici che dimostrano sicurezza ed efficacia del trattamento di embolizzazione. Lo studio condotto da Guirola et al. (2018) riscontra una riduzione del dolore pelvico cronico nel 90% delle pazienti trattate.

 

 

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