La nuova molecola efficace nei pazienti già trattati. Ora va portato questo approccio in fase preoperatoria e in prima linea.

 

 

In cinque anni (2015-2020), in Italia, i nuovi casi di tumore dell’esofago sono aumentati del 26%, da 1.900 a 2.400, ma la mortalità è diminuita del 12,4% nelle donne e del 6,7% negli uomini. Un risultato significativo, a cui ha contribuito la migliore capacità di gestione della malattia, soprattutto in fase preoperatoria con la chemio-radioterapia per le forme squamose e la chemioterapia per quelle non squamose. Circa due terzi dei casi però vengono scoperti già in fase avanzata, in cui la sopravvivenza non supera i 10 mesi.

Una nuova molecola immunoterapica, tislelizumab, ha evidenziato un netto miglioramento della sopravvivenza proprio nei pazienti con tumore dell’esofago squamoso in fase avanzata non operabile o metastatica e già trattati. La sfida è “portare” i vantaggi dell’immunoterapia anche in prima linea, cioè in persone non ancora trattate, o in fase più precoce, come quella preoperatoria.

Tislelizumab è una molecola innovativa sviluppata da BeiGene, azienda farmaceutica biotecnologica globale, che presenta oggi in un media tutorial virtuale la pipeline, con armi efficaci sia nei tumori solidi che ematologici. In particolare una nuova terapia mirata orale, zanubrutinib, ha dimostrato risultati importanti non solo in una neoplasia del sangue molto rara come la macroglobulinemia di Waldenstrom, ma anche nella leucemia linfatica cronica, la forma di leucemia più frequente, e nel linfoma mantellare.

Un aspetto decisivo nelle malattie ematologiche è il mantenimento della risposta, che zanubrutinib ha evidenziato in più dell’80% dei pazienti colpiti da queste patologie.

“L’obesità è un fattore di rischio preponderante per l’istologia non squamosa del carcinoma dell’esofago, distale, divenuta la più frequente nei Paesi occidentali – afferma Stefano Cascinu, Primario Unità di Medicina Oncologica IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e Professore di Oncologia Medica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele -. L’abuso di alcol e l’abitudine al fumo di sigaretta, invece, sono strettamente connessi alla forma squamosa, che rappresenta circa il 40% del totale dei casi che trattiamo al ‘San Raffaele’, uno dei principali centri di riferimento per la chirurgia e la cura di questa neoplasia. La differenza è sostanziale ai fini del trattamento prima dell’intervento chirurgico. Troppi pazienti però scoprono la malattia in stadio avanzato, non più operabile. E sono persone molto fragili, spesso colpite anche da altre malattie, con una bassa qualità di vita. Da qui la necessità di terapie efficaci e tollerabili. La svolta può venire dall’immunoterapia, che rinforza il sistema immunitario contro il cancro. Nello studio internazionale di fase 3, ‘Rationale 302’ , sono stati arruolati 512 pazienti da 11 Paesi con carcinoma dell’esofago squamoso avanzato non operabile o metastatico e già trattati. Tislelizumab è stato confrontato con la chemioterapia e, per la prima volta, si è evidenziato un miglioramento della sopravvivenza globale. L’immunoterapia è destinata a giocare un ruolo fondamentale anche nelle altre fasi della malattia, da quella preoperatoria alla prima linea”.

 

 

 

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