L’isolamento sociale e il clima di terrore instillato da politici e media favoriscono l’esacerbarsi dei disturbi alimentari specialmente tra i giovani.

Dispense piene, molto più tempo da trascorrere in casa, rapporti sociali interrotti. È stato anche questo il lockdown, che ha portato con sé una serie di effetti sulle nostre abitudini e sul rapporto con il cibo. Anche nei bambini e negli adolescenti, ancora sotto stress tra le incognite sul rientro a scuola, dispositivi e regole di prevenzione e distanziamento forzato dai loro coetanei.

Secondo uno studio pubblicato di recente sull’International Journal of Eating Disorders e condotto su oltre mille pazienti tra Olanda e Stati Uniti i DCA (Disturbi del comportamento alimentare), come anoressia e bulimia, nelle persone che già ne soffrivano prima del lockdown, si sono aggravati.

Durante i primi mesi di pandemia e, in particolare, durante il lockdown l’attenzione clinica verso questi disturbi è cresciuta e da diversi osservatori in Paesi diversi si è assistito a un “importante incremento di richiesta di aiuto”.

La pandemia sembra non solo aver esacerbato alcuni casi già noti, ma anche aver messo in luce una ‘epidemia’ di disturbi alimentari, in particolare nei bambini e negli adolescenti.

Stime non confermate parlano di un incremento del 20% delle nuove diagnosi. Lo studio, firmato da Cynthia Bulik, esperta di disturbi alimentari presso l’Università del Nord Carolina e Istituto Karolinska di Stoccolma, pubblicato nei giorni scorsi indica che molti pazienti anoressici hanno ristretto ulteriormente la propria alimentazione, mentre pazienti con bulimia nervosa hanno riferito un aumento degli episodi di ‘binge eating’ (abbuffate compulsive).

Un paziente su tre ha raccontato di aver visto peggiorare i propri sintomi. L’isolamento sociale, in persone che già tendono a nascondersi, ha contribuito alle ricadute di chi era in cura e al fiorire dei disturbi in pazienti che non ne soffrivano prima. Anche tra i giovanissimi.

D’altronde, i disturbi alimentari si manifestano in modo diverso a seconda dell’età, ma ci sono delle tendenze ormai confermate.

Per quanto riguarda l’anoressia, per esempio, ne soffrono ragazzini sempre più giovani (13-15 anni) e coinvolge sempre più pazienti di sesso maschile, con una maggiore difficoltà nel riconoscere il quadro clinico.

In questo contesto il lockdown ha peggiorato la situazione. A maggio l’Istituto Superiore di Sanità aveva già sottolineato i pericoli: “L’isolamento sociale – spiegato gli psicologi – può aumentare il rischio di ricaduta o peggiorare i disturbi dell’alimentazione per diversi motivi. La paura di un contagio, ad esempio, si associa spesso alla sensazione di non avere il controllo della situazione, che conduce a un ulteriore aumento delle restrizioni alimentari o, all’opposto, a un aumento degli episodi di alimentazione incontrollata”.

Ancora non sono chiari i fattori scatenanti legati nello specifico alla pandemia e al lockdown, anche se si possono avanzare alcune ipotesi medico-scientifiche. I disturbi alimentari sono determinati da diverse concause di natura biologica, psicologia, sociale che interagiscono tra loro e determinano il quadro clinico.

Alcune caratteristiche individuali, come la precisione estrema, tratti del temperamento, la disregolazione emotiva, l’approccio all’alimentazione, la tendenza a sovrappeso o sottopeso, la storia di disturbi alimentari in famiglia, sembrano essere dei fattori di predisposizione. Su questi agiscono da trigger altri fattori “precipitanti”. Possono esserlo particolari momenti di stress, diete, richieste ‘sociali’. Il periodo di lockdown ha favorito alcuni di questi fattori scatenanti, portando a una maggior concentrazione sull’immagine di sé, lasciando più tempo a disposizione per riflettere e, complici i molti mezzi di comunicazione, favorendo una maggior attenzione al corpo (e quindi al cibo e all’attività fisica) e all’emergere di comportamenti disfunzionali (sia in eccesso che in difetto).

Ma il panel dei disturbi alimentari è molto ampio: abbraccia il sottopeso ed il sovrappeso, ma anche altre condotte eliminatorie. Ne sono esempi il vomito auto indotto, l’uso di lassativi e diuretici e l’iper-esercizio fisico che spesso mettono a rischio in modo più eloquente la salute del paziente.

Come accorgersi che qualcosa non va – La natura dei disturbi alimentari è proprio quella di mostrarsi, all’inizio, con segnali difficilmente riconoscibili. Ci sono, però, alcuni campanelli di allarme. Una netta modificazione del comportamento alimentare che può anche partire dallo scegliere abitudini alimentari più ‘sane’. Si tende, per esempio, a mangiare meno del solito giustificando il proprio comportamento (‘ho già mangiato’, ‘fa caldo’, ‘ho male allo stomaco’, ‘non mi sento bene’). A volte il cibo diventa una vera ossessione e lo si ‘cerca’ ovunque, dalle ricette nei programmi tv ai foodblogger.

Cambia l’attenzione al proprio corpo e, in particolare, ci si concentra su alcune parti (pancia, glutei e gambe), iniziando spesso una erronea ed estenuante attività fisica atta a modificare la forma. A volte ci si accorge che la persona che soffre di questi disturbi passa più tempo in bagno e questo perché compaiono alcune condotte eliminatorie, come il vomito autoindotto o l’uso di lassativi e diuretici.

Per aiutare chi soffre di un disturbo del comportamento alimentare è necessario rivolgersi a un’équipe di specialisti (medico psichiatra, psicologo e nutrizionista) ma bisogna sapere che ci sono alcune cose da non fare: non esistono giudizi sul corpo o sulla quantità di cibo che si assume, la tavola non è un campo di battaglia ed è fondamentale non litigare. Non essere complici del quadro clinico pensando che il tempo farà migliorare la situazione. Stabilire un clima rassicurante durante i pasti e condividere una linea comune tra genitori.

Tornare alla normalità – Nel periodo di lockdown molte famiglie hanno modificato le proprie abitudini alimentari, anche solo per far passare il tempo, far distrarre i bambini rimasti a casa e tenere su il morale di tutta la famiglia.

Un altro lavoro sulla rivista Nature Reviews Endocrinology firmato da esperti delle Università di Copenaghen e Aarhus University mostra, però, che la quarantena può favorire l’obesità.

A livello psicologico scattano gli stessi meccanismi che si riscontrano nei casi bulimia e anoressia? Spesso i meccanismi alla base sono sovrapponibili: disregolazione emotiva, noia per la lunga permanenza in casa, scarso esercizio fisico e stravolgimento dei normali bioritmi hanno favorito anche molti dei casi di sovrappeso marcato, pure nei giovanissimi con conseguenze che probabilmente dovremo affrontare nei mesi futuri.

Ora, però, è necessario tornare alla normalità evitando che l’eccezione diventi una cattiva regola. Il lento ristabilirsi dei ritmi lavorativi e scolastici favorirà naturalmente la ripresa di abitudini più consone, comprese quelle alimentari. Il cibo e la tavola rappresentano un luogo di convivialità anche all’interno delle famiglie. Favorire pasti regolari e col giusto apporto di nutrienti, uno scambio emotivo ed affettivo, recuperare cibi sani e un buon dialogo ci riporteranno lentamente alla normalità. Gli adulti hanno il compito di tenere sott’occhio campanelli d’allarme e sintomi insidiosi.

Con la pandemia da Covid-19 molte delle nostre abitudini, alimentari e non, sono letteralmente cambiate specie nel vissuto quotidiano ci siamo dovuti riadattare a un nuovo stile di vita.

Il lockdown, durante la prima ondata, ci ha costretto a chiuderci in casa, e nella maggior parte dei casi, ci ha limitato nello svolgimento dell’attività fisica. Questo, unito ad un incremento nell’introduzione di cibo, dovuto anche ad ansia e stress, ha portato ad un aumento del peso sulla bilancia.

Cattive abitudini che a lungo andare possono provocare anche seri problemi di salute. Ecco perché ora che molte zone d’Italia sono diventate zone rosse, e quindi di nuovo in lockdown, e in tante altre gli spostamenti sono limitati, è bene non cadere in errori alimentari ed evitare di mangiare alcuni cibi per non incorrere in problemi di salute.

 

Ecco cosa mangiare per restare in salute

Con il ripristino del lockdown in molte zone d’Italia anche le nostre abitudini quotidiane sono costrette a subire dei cambiamenti. In tal caso può essere la giusta occasione per rivedere alcune abitudini alimentari errate e modificarle in meglio. 

Se finora lo stare molte ore fuori di casa ci aveva portato, a causa della mancanza di tempo, a prestare poca cura all’alimentazione ora, stando a casa, potremmo avere più tempo per migliorare le nostre abitudini.

Per esempio, riservando più tempo alla preparazione dei cibi, e dando impulso a quegli alimenti lunghi da preparare come i legumi, che devono stare per molte ore in ammollo.

Secondo quanto si apprende dal sito dell’Istituto superiore di sanità, questa potrebbe essere un’occasione per rivedere i nostri stili alimentari e destinare la gran parte dei nutrienti nella prima parte della giornata, “abitudine che può aiutare a ingrassare meno e a dormire meglio”.

Evitare per esempio di consumare un panino veloce a pranzo, magari per mancanza di tempo, e curare di più l’alimentazione introducendo maggiori quantità di frutta, verdura, cereali integrali, ma anche di proteine e acidi grassi essenziali.

Inoltre, per le categorie più deboli, come quella dei bambini e degli anziani, in questo periodo sarà opportuno dedicare loro maggior cura dal punto di vista nutrizionale.

Cosa mangiare allora per rimanere in salute?

Innanzitutto, è bene aumentare la quota degli alimenti vegetali. Spazio quindi a frutta e verdura, ma anche ai legumi. Possiamo utilizzarli come snack, anziché quelli ricchi di grassi e confezionati. Carote, finocchi e pomodorini possono diventare uno spuntino sano e goloso.

Inoltre, dobbiamo introdurre i cereali privilegiando quelli integrali che sono validi alleati per la salute dell’intestino. Tendono a farci sentire più sazi facendoci così mangiare di meno.

Ricordiamo poi che è fondamentale bere anche la giusta quantità d’acqua. Raccomandati almeno 6-8 bicchieri al giorno anche se non abbiamo sete. Evitiamo invece le bevande zuccherate che andranno sostituite con spremute o centrifughe di frutta fresca.

Quando cuciniamo evitiamo i condimenti troppo grassi e limitiamo l’uso del sale al minimo indispensabile. Un altro consiglio utile può essere quello di sostituire cibi grassi come la panna con quelli più sani come la ricotta, ad esempio.

 

Ecco i cibi da evitare durante il lockdown

Cosa allora dobbiamo evitare di mangiare durante il lockdown? Sempre secondo quanto consiglia l’Iss è importante “limitare il consumo di cibi grassi, ma anche di alimenti e bevande ricchi di zucchero”. 

Da evitare anche “un eccesso di carboidrati quali pizza, pane, pasta, ecc., tutti alimenti ricchi di calorie per i quali il controllo delle quantità può essere difficile soprattutto quando si sta molto in casa”.

Bisogna poi prestare attenzione anche “agli snack salati che tendono a farci mangiare di più. Inoltre ricordiamoci che sale, zucchero e alcol non sono necessari, possono essere dannosi per la nostra salute e gli ultimi due sono anche ricchi di calorie: riduciamoli fino a eliminarli dalla nostra alimentazione”.

Non solo i cibi, per l’ISS è importante anche controllare i comportamenti che possono portare uno squilibrio nell’alimentazione. Occhio quindi alle porzioni, specie perché ci muoviamo meno del solito.

Ad esempio una porzione corretta di pasta corrisponde a 80 grammi a crudo. Per la mozzarella sono sufficienti 100 grammi e per il pane 50 grammi.

A questo dovrà essere abbinata dell’attività fisica da svolgere anche in casa. E poi un altro accorgimento è di non esagerare a riempire il frigorifero e la dispensa con scorte esagerate di cibo che inevitabilmente ci porteranno a consumarne anche di più.

Evitiamo infine, durante il lockdown, il consumo, soprattutto perché presi dalla noia, di snack e dolciumi, così come quello dei cibi in scatola e confezionati, ricchi di additivi.

 

 

 

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