Glia astronomi sono riusciti a risalire alla data di morte di una stella esplosa nella nostra galassia satellite.

 

Come in una perfetta ricostruzione da criminologia forense, gli astronomi hanno stabilito il momento esatto del decesso di una stella, collocandolo a 1.700 anni fa, partendo dalle osservazioni – fatte con il telescopio spaziale Hubble – di un oggetto chiamato 1E 0102.2-7219.

Si tratta di un resto di supernova, cioè una nube di gas e polveri lasciata dall’esplosione di un astro nella fase finale del suo ciclo vitale. Nel periodo dell’evento l’impero romano conosceva imperatori quali Costantino e Diocleziano, eppure del fenomeno, che ha brillato in cielo in pieno giorno per settimane, non si ha nessun resoconto storico, a differenza di altre supernove ben descritte dai cinesi (185 d.C. e 1054) o dagli europei nel sedicesimo e diciassettesimo secolo.

La ragione è presto detta: la stella si trovava nella Piccola Nube di Magellano, una galassia satellite della nostra, che è osservabile solo nell’emisfero australe, a quel tempo abitato solo da popolazioni che non conoscevano la scrittura.

Usando immagini di archivio fino a dieci anni fa, gli astronomi della West Lafayette University, nell’Indiana, hanno ricostruito il movimento a ritroso – come guardare un film al contrario – dei gas espulsi dall’esplosione della stella, individuando così la data della sua dipartita.

Non solo: da altre analisi, condotte grazie a osservazione del Very Large Telescope in Cile e del telescopio della Nasa a raggi X Chandra, sarebbe anche stata trovata la stella di neutroni – ciò che è rimasto dopo l’esplosione della supernova – scagliata nello spazio e che ora si muove alla straordinaria velocità di due milioni di chilometri all’ora.

 

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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