Un corposo studio ha mostrato che bastano piccole quantità di alcol assunte giornalmente per incrementare il rischio.

 

Aumento del 16% del rischio di fibrillazione atriale per chi beve un drink al giorno rispetto a un astemio totale. È questo il risultato di uno studio condotto su 180mila persone e durato 14 anni pubblicato sull’European Heart Journal.

Per i problemi cardiaci finora gli studi avevano mostrato che piccole quantità di alcol non influivano significativamente, ma non era stato verificato se valesse anche per la fibrillazione atriale.

Proprio la corposità dello studio ha permesso di indagare quindi sulla veridicità dell’assunto “un bicchiere di vino al giorno protegge il cuore”, estendendolo per tutte le patologie correlate.

L’associazione tra il rischio di sviluppare aritmie e il consumo di alcol quotidiano è risultato essere indipendente dal genere del soggetto e dal tipo di alcolico. Ma cosa si intende per piccola quantità giornaliera? Nello studio è stato preso in esame un quantitativo di 12 grammi di etanolo, equivalente a un bicchiere di vino da 120ml, una birra in lattina o 40ml di liquori.

Si è visto inoltre che l’aumentato rischio è proporzionale alla dose assunta: 28% in più per due drink al giorno e 47% se si bevono più di quattro drink.

I partecipanti allo studio osservazionale provenivano da Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca e Italia, tutti adulti. Proprio perché osservazionale, lo studio non ha potuto offrire indicazioni sull’effetto del binge drinking, il bere compulsivo tipico dei giovani e stabilire un nesso di causa effetto tra l’incremento del rischio di fibrillazione e assunzione quotidiana di alcolici, ma solo un’associazione evidente.

 

 

 

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