Il calo della raccolta ha sfiorato il 20% in ottobre rispetto all’anno precedente. L’appello a donare più plasma. 

 

Sono diverse migliaia e per molti di questi pazienti le immunoglobuline e i farmaci derivati dal plasma, i cosiddetti SoHo (Substance of Human origine), sono l’unica terapia possibile. Soffrono di immunodeficienze primitive e secondarie, polineuropatia demielinizzante infiammatoria cronica, neuropatia motoria multifocale e altre patologie rare.

La pandemia da Coronavirus degli ultimi mesi sta determinando problemi nella raccolta di sangue e plasma e da diverse parti si è sollevato il problema che interessa ormai tutti i Paesi dell’Unione Europea e non solo. L’impatto della pandemia sulla raccolta del plasma, soprattutto negli Usa, potrebbe avere ripercussioni negative nei prossimi mesi sulla produzione dei farmaci plasmaderivati che vengono utilizzati anche dai pazienti Italiani.

A questo proposito nel nostro Paese si è attivato a novembre un gruppo di lavoro con AIFA, Centro Nazionale Sangue (CNS), Ministero della Salute, Regioni e Aziende che ha già individuato alcune linee d’intervento per prevenire le carenze. Aumentare la raccolta di plasma, massimizzare l’appropriatezza di utilizzo clinico-terapeutico, aumentare le rese produttive, rendere la produzione di immunoglobuline economicamente sostenibile sono le misure a cui sì guarda per scongiurare la possibilità che alcune fasce di pazienti rimangano senza cure salvavita e prodotti essenziali come le immunoglobuline.

Già nelle scorse settimane, dalle Associazioni di pazienti, era stato lanciato un allarme sulle possibili difficoltà future nell’accesso alle terapie con immunoglobuline polivalenti. Le stesse Associazioni di pazienti supportano un accesso alle cure per criteri di priorità, come peraltro fatto in Francia e Regno Unito e ricordano come l’OMS abbia stilato dei criteri per distribuire le immunoglobuline in caso di carenze.

La raccolta e la lavorazione dei plasmaderivati è di vitale interesse per la salute pubblica. Gli ostacoli alla raccolta di sangue e plasma sono un rischio concreto per il mantenimento di una fornitura sostenibile e di qualità. A problemi già esistenti prima del COVID, come la diminuzione del personale dedicato alla raccolta e alla lavorazione del palsma e l’invecchiamento dei donatori, si sono aggiunti altri potenziali problemi legati all’accesso ai centri a causa della pandemia

Un preoccupante precedente è la diminuzione del 60% delle donazioni durante l’epidemia di SARS a Singapore.

In Italia i Centri trasfusionali regionali raccolgono circa 860.000 chili di plasma all’anno che poi vengono trasformati in proteine terapeutiche. Grazie a questo sistema, è stato raggiunto un alto grado di autosufficienza. Una parte del fabbisogno, tuttavia, viene coperta ricorrendo al mercato. Per alcune proteine plasmatiche, in alcune Regioni, l’autosufficienza è stata raggiunta, ma non è così per le immunoglobuline polivalenti, riconosciute anche dall’OMS come medicinali essenziali. Per questi prodotti da anni assistiamo a un gap crescente tra uso clinico in aumento e gradi di copertura della fornitura nazionale” ha dichiarato Oliver Schmitt, Amministratore Delegato di CSL Behring che ha ribadito come sia “necessario incoraggiare la plasmaferesi per migliorare l’autosufficienza e, contemporaneamente, adottare misure per garantire la sostenibilità economica per le immunoglobuline commerciali”. 

In Italia, il plasma raccolto dalle donazioni è sufficiente a coprire circa il 60% del fabbisogno nazionale di immunoglobuline, sia pure con differenze marcate tra Regioni. Quello che manca viene reperito sul mercato internazionale, Stati Uniti in particolare. Aziende che negli Usa raccolgono plasma si aspettano un calo della raccolta di almeno il 10% rispetto all’anno scorso, ma il calo della raccolta ha sfiorato il 20% in ottobre rispetto all’anno precedente.

Le conclusioni a cui giunge anche un rapporto della Commissione Europea è che l’impatto della pandemia sull’approvvigionamento di plasma e, quindi, di Immunoglobuline sarà significativo il che rende necessaria l’attivazione di piani straordinari per garantire l’approvvigionamento e la fornitura ai pazienti, in particolare a quelli per i quali questi prodotti sono essenziali, non sostituibili e, perciò, salvavita.

 

 

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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