La rivista internazionale di neuroscienze “Neuron” pubblica un lavoro con un fondamentale contributo italiano su Huntington, Sclerosi Laterale Amiotrofica e Demenza Frontotemporale.

 

Si aggiunge un altro tassello al grande mosaico delle malattie degenerative del sistema nervoso, in particolare, riguardo l’idea che malattie neurodegenerative differenti possano avere una base comune. E questo importante traguardo anche grazie alla ricerca biomedica italiana. In pratica, le malattie neurodegenerative possono convergere verso meccanismi comuni e dipendere da geni che possono esprimersi con manifestazioni clinicamente eterogenee.

Questa la conclusione di un lavoro internazionale che appare nella rivista di neuroscienze “Neuron” a cui l’Irccs Istituto Auxologico Italiano – Università degli Studi di Milano e “Centro Dino Ferrari” hanno attivamente collaborato. Infatti, la mutazione considerata patognomonica della Malattia di Huntington, cioè l’espansione della tripletta nucleotidica CAG, è stata evidenziata anche in pazienti affetti di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) e Demenza Frontotemporale: il dato acquista ancor più significato perché è stato replicato in una seconda e indipendente serie di pazienti.

“La neurodegenerazione – spiega Vincenzo Silani, docente della Università degli Studi di Milano e primario di neurologia all’Auxologico Ospedale San Luca – ha probabilmente caratteristiche biologiche comuni che pur si esprimono con diverse manifestazioni cliniche. Il presente lavoro ne fornisce una inaspettata evidenza: una mutazione ritenuta patogenetica per Malattia di Huntington si trova oggi evidenziata anche in pazienti affetti da altra patologia neurodegenerativa quale la SLA e la Demenza Frontotemporale. Ancor più sorprendente è il riscontro dell’aggregato proteico patognomonico della SLA/Demenza Frontotemporale, cioè l’accumulo della proteina TDP-43 nel citoplasma unitamente a quello specifico per la Malattia di Huntington, appunto l’huntingtina, in due pazienti studiati e portatori della espansione”.

“La scoperta rafforza l’evidenza che le diverse malattie neurodegenerative – aggiunge il neurologo – possono essere considerate espressione diversificata di comuni processi patogenetici verosimilmente prevalenti in selettive popolazioni neuronali a scapito di altre, dunque responsabili delle diverse manifestazioni cliniche”.

L’impegno di ricerca e quindi terapeutico potrà giovarsi nel futuro di una sincronia di conoscenze guadagnate nei diversi settori: cadono così barriere e pregiudizi. Certamente, pazienti affetti da SLA e Demenza Frontotemporale necessiteranno ora di essere sequenziati anche per il gene codificante per huntingtina onde non ignorare una seppur minoranza di pazienti che potrà richiedere terapie differenziate, per altro già emergenti.

“Le malattie neurodegenerative di cui l’Auxologico Italiano si occupa da tempo – sottolinea lo scienziato – sono pronte a vivere una primavera terapeutica conseguente allo sviluppo della medicina personalizzata grazie alla identificazione di biomarcatori genetici e non con l’arrivo di terapie geniche ed anticorpali mirate a correggere le specifiche proteine aggregate e tossiche”.

“La convergenza della Malattia di Huntingon nello scenario delle patologie neurodegenerative correlate alla proteina TDP-43 come SLA e Demenza Frontotemporale, conferma – conclude Silani – la nostra corretta impostazione nel corso degli anni a considerare la neurodegenerazione come un processo unitario con prospettive terapeutiche condivisibili in malattie apparentemente così diverse. In questo scenario è stata organizzata la ricerca e l’assistenza in Auxologico che oggi serve pazienti affetti da demenza, Malattia di Parkinson, Malattia di Huntington e SLA in stretta collaborazione anche con le Associazioni dei pazienti”.

 

 

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