L’ipoglicemizzante glibenclamide riesce a prevenire un meccanismo che riduce la funzionalità dei neuroni.

 

All’università inglese di Warwick sono stati condotti esperimenti sul ruolo della proteina alfa-sinucleina, la cui aggregazione nel cervello ha effetti dannosi per i neuroni dopaminergici, che rilasciano cioè il neuro trasmettitore dopamina.

Si è visto che anche basse concentrazioni di questa proteina iniettate in singoli neuroni dopaminergici possono provocare cambiamenti nel funzionamento di tali cellule cerebrali, molto prima che si manifestino i sintomi della malattia di Parkinson.

La cui gravità dipende anche dal numero delle strutture che si formano per l’accumulo della alfa-sinucleina e che riducono l’eccitabilità dei neuroni.

I ricercatori aggiungono che uno dei meccanismi che danneggiano i neuroni può essere drasticamente ridotto tramite l’impiego di farmaci antidiabetici già esistenti, come glibenclamide, un ipoglicemizzante orale. In effetti, sottolineano, tra le persone con diabete di tipo 2 sono più rari i casi di Parkinson, forse proprio per l’impiego di tali medicine.

Lo studio del meccanismo per cui glibenclamide contrasta la proteina alfa-sinucleina può quindi portare allo sviluppo di nuovi farmaci per la cura della malattia.

 

 

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