Ancora una settimana per vedere se le misure restrittive degli ultimi Dpcm avranno un effetto sulla curva epidemiologica, poi si deciderà per il lockdown, ma non prima dell’8 novembre.

 

Sarebbe questa la linea del governo imposta da Giuseppe Conte per fermare i casi da Covid-19, che ieri hanno sfondato la soglia dei 31mila in 24 ore avvicinando sempre di più il Paese verso lo scenario 4 dell’emergenza.

Un segnale altamente negativo è il rapporto casi positivi-tamponi che sale al 14,7%: è il più alto della seconda ondata. Il rapporto è calcolato sulla base dei dati epidemiologici diffusi il 31 ottobre dal ministero della Salute, quando è stato raggiunto un nuovo record con quasi 32mila nuovi casi in 24 ore.

Comunque, se il numero dei contagi da Coronavirus continuerà ad aumentare, ci sarà il lockdown. “Abbiamo introdotto misure restrittive il 25 ottobre, adesso dobbiamo aspettare gli effetti almeno per quindici giorni”, avrebbe ripetuto più volte nelle riunioni degli ultimi giorni il presidente del Consiglio. Facendo un rapido calcolo, dunque, se si dovesse andare nella direzione di un blocco totale, come già successo in primavera, che però il governo vorrebbe a tutti costi scongiurare, la decisione potrebbe arrivare non prima dell’8 novembre, con inizio del lockdown il 9. Intanto, c’è stata una riunione d’urgenza del CTS.

Nel frattempo, però, saranno comunque presi provvedimenti proprio sulla base dei numeri dei nuovi positivi e soprattutto della tenuta delle strutture sanitarie. Dall’ultimo monitoraggio settimanale effettuato da Istituto superiore della Sanità e Ministero della Salute, presentato in conferenza stampa da Silvio Brusaferro, la situazione è in rapido peggioramento, con l’indice Rt, cioè l’indice di trasmissibilità del virus, arrivato a quota 1,7 su base nazionale, quindi ben al di sopra la soglia di guardia di 1, e cinque Regioni che si trovano già nello scenario 4 dell’emergenza Covid-19, cioè il più grave, secondo quanto previsto dal CTS, perché “con rischio di tenuta dei servizi sanitari nel breve periodo e impossibilità di tracciare l’origine dei contagi”. Le altre Regioni sono nello scenario 3, quindi con rischio moderato, ma l’obiettivo è raffreddare la curva dei contagi e far sì che la situazione resti sotto controllo.

Entrare in uno scenario di tipo 4 significa passare da un rischio moderato a un rischio alto nel giro di poche settimane. Inizialmente gli esperti consigliano di intervenire con maggiori controlli rispetto alle misure anti-contagio già introdotte, prevedendo anche precauzioni più stringenti in contesti specifici, più a rischio, come le scuole. C’è poi la “possibilità di chiusura di attività, sospensione di eventi e limitazione della mobilità della popolazione in aree geografiche sub-regionali (comuni e province)”. Sulla base di queste indicazioni, è possibile in parte prevedere quali ulteriori misure il governo italiano potrebbe decidere prima del blocco totale.

Tra queste, ci sono le possibili chiusure delle Regioni dove l’indice di trasmissione Rt è andato oltre l’1,5. Oltre alla Lombardia, nella lista ci sono Campania, Liguria, Lazio e Valle d’Aosta e la provincia autonoma di Bolzano. Anche i negozi potrebbero subire forti limitazioni negli orari di apertura e per i centri commerciali potrebbe addirittura scattare la chiusura, in alcuni casi soltanto nel fine settimana. Nelle zone che già si trovano nello Scenario 4 – il più grave – rispetto alle situazioni di rischio delineate dall’Istituto superiore di sanità potrebbero essere chiuse anche altre attività ritenute “non essenziali”. Probabile che si decida anche una limitazione allo spostamento tra le Regioni dove saranno decise le chiusure, dove non si potrà entrare se non per “comprovate esigenze” di lavoro, salute e urgenza e lo stesso vale per chi deve uscire.

Nello Scenario 4 va evitato il sovraccarico dei servizi assistenziali. Secondo l’Iss, infatti, con valori di Rt regionali “prevalentemente e significativamente maggiori di 1,5” ci troveremmo di fronte a uno scenario con una elevata numerosità di casi e chiari segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali, senza la possibilità di tracciare l’origine dei nuovi casi. In particolare, la crescita del numero di casi potrebbe comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali al massimo entro un mese e mezzo. In questa situazione avremo una “Trasmissione comunitaria diffusa, Cluster non più distinti tra loro, nuovi casi non correlati a catene di trasmissione note, a pressione sostenuta per i Dipartimenti di Prevenzione”.

Secondo l’Iss, nello scenario 4 dell’emergenza Covid molte Regioni sarebbero classificate a rischio alto e, vista la velocità di diffusione e l’interconnessione tra le varie Regioni, è improbabile che vi siano situazioni di rischio inferiore al moderato. “Se la situazione di rischio alto dovesse persistere per un periodo di più di tre settimane, si rendono molto probabilmente necessarie misure di contenimento molto aggressive” si legge nel report. Con una situazione di rischio alto prolungata nel tempo le misure consigliate sono quelle di un blocco su scala Provinciale o Regionale in base alla situazione epidemiologica e la limitazione della mobilità individuale per almeno 3 settimane, in pratica un nuovo lockdown.

 

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