I virologi non approvano il nuovo decreto di Conte.
“Non vedo morti di fame per le strade, ma morti di malattia negli ospedali”, è polemico l’infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli. Ed ecco la sua analisi sulla situazione attuale e sul Dcpm appena varato: “Da qui a un lockdown credo che ci siano anche possibilità intermedie anche se meno si riesce a fermare il contagio e più ci si avvicina a questo tipo di scelta. Il lockdown è una cosa drammatica, ma allo stesso tempo molto semplice. Quando non puoi fare altro allora chiudi tutto”.
Un passo indietro: “L’estate che ci è stata, con tutte le sue caratteristiche, con la popolazione che ha pensato di poter fare a meno di preoccuparsi, ci ha dato quello che ci ha dato. E, in questo caso, tutto il sistema è stato carente con un’articolazione molto complessa in ambito ospedaliero tra governo e Regioni”. Che cosa fare ora, arrivati alla situazione attuale? “Si rischia più di combinare guai che altro. Mi sarei augurato più concretezza e meno litigiosità. Mi aspettavo più decisioni a livello nazionale, in maniera coerente e in aiuto di tutti”.
Si parla più di salvare l’economia che di bloccare le morti. La sua sensazione? “Non vedo morti di fame per le strade in questo momento, ma vedo purtroppo morti di malattia negli ospedali. E nell’immediato c’è il rischio che molte persone muoiano per questa malattia”. Per Galli devono essere sostenute le persone maggiormente in difficoltà e occorre piantarla con il “dire che o si muore di questo o di quello: subito si rischia di morire di questa malattia, tutto il resto è modo inadeguato per affrontare il problema”.
Altro esperto critico: “Misure soft nel dpcm, rischio di effetti pesanti a Natale”. Ad aver paura di un “Natale pesante” è il virologo milanese Fabrizio Pregliasco che è “convinto, comunque, che la scuola vada preservata. Per farlo è utile ‘sgonfiare’ un po’ i trasporti potenziando lo smartworking e adottando la didattica a distanza per i più grandi, penso agli ultimi anni del liceo e all’università, e mantenendo in classe i più piccoli”. Quanto al lavoro, “la filiera della ristorazione è a rischio e al Governo spetta il compito di assicurare un ristoro a questi lavoratori”. Questo “è un momento cruciale: se non riusciamo a frenare la corsa del virus, il rischio è che a Natale pagheremo dazio. È vero, i morti sono ancora pochi, ma si tratta di morti evitabili”, aggiunge Pregliasco. E conclude: “La misura sulle palestre: mi sembra un po’ sghemba. Mi chiedo chi controllerà fra una settimana se le cose sono a posto?”.
Buona notizia, infine, i primi vaccini saranno disponibili a inizio primavera. “Si sta facendo un grande sforzo internazionale sui vaccini. Realisticamente credo che potremmo far partire le vaccinazioni per le persone fragili, le forze dell’ordine, gli operatori sanitari nei primi mesi della prossima primavera”. A dirlo il presidente del Consiglio superiore di sanità e Componente del Cts, Franco Locatelli. “Il lavoro del commissario Arcuri sui tamponi – aggiunge Locatelli – è formidabile. Negli ultimi giorni di tamponi molecolari siamo arrivati a oltre 150 mila. E l’Italia è uno dei Paesi che fa più tamponi al mondo. In questo momento c’è anche la disponibilità dei test rapidi antigenici. Però più che di numeri parlerei di strategie perché altrimenti diventerebbe una corsa che andrebbe ad autosostenersi e sposterebbe l’asticella sempre più in alto. Dire ‘facciamo più tamponi’ è facile mentre più complesso e articolato il discorso sull’elaborazione di una strategia in termini di sistema Paese per dar corso alla realizzazione di questi tamponi. Dobbiamo rendere più efficienti i percorsi e soprattutto dovremmo dare un ruolo importante ai medici di medicina generale”. “La situazione attuale – spiega Locatelli – è ben diversa rispetto a quella di marzo dove il carico di patologia che gravava era significativamente maggiore rispetto ad oggi. Basta andare a vedere il numero delle terapie intensive e delle persone che hanno perso la vita. Certamente c’è stata un’accelerazione importante del numero dei contagiati. ma ci sono significative differenze”.
