A cura di Mario Pappagallo e Fausto D’agostino.
Perché un libro divulgativo e al tempo stesso di aggiornamento per gli operatori sanitari? Perché noi autori, Mario Pappagallo, un giornalista medico scientifico per 30 anni al Corriere della Sera, e Fausto D’Agostino, un giovane medico anestesista rianimatore del Campus Biomedico di Roma, dedito alla formazione, abbiamo pensato di dare elementi all’opinione pubblica su questo virus e su questa pandemia di per sé unica in modo tale da attrezzarsi per non cadere nelle trappole mediatiche dei venditori di fumo, dalle fake agli errori di divulgazione della politica e di certa scienza.
E al tempo stesso abbiamo pensato di rendere omaggio a chi la pandemia all’inizio l’ha affrontata, a mani nude come suol dirsi, rischiando la vita per salvarne altre. Dagli ospedali sono arrivate le foto e le testimonianze di chi ha lavorato giorni e giorni senza sosta. Vediamo i segni delle protezioni che solcano i loro visi, stanchi e consumati dal lavoro incessante. Vediamo i loro occhi arrossati per la stanchezza, forse qualche lacrima, la disperazione mascherata. Foto che hanno fatto il giro del mondo, che sono andate in copertina di giornali famosi come il Time. E dietro i segni della fatica, traspare la loro tenacia, il coraggio, la volontà di lottare ogni giorno per non venire a meno al giuramento che hanno fatto alla società. “Fermiamoci un minuto per ringraziare i nostri eroi della Sanità”, è l’appello lanciato dal direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus in occasione della Giornata mondiale della Salute quest’anno dedicata agli operatori sanitari che combattono contro la pandemia di coronavirus.
Grazie, senza enfasi, senza parole fuori le righe. Grazie ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari in genere che si sono trovati, spesso da soli, ad affrontare un’emergenza senza precedenti nei numeri per le generazioni attuali. Dalla teoria alla pratica senza preavviso, senza protezioni per i primi tempi, senza conoscere il nemico. Impegnati 24 ore su 24 per giorni, con poche piccole pause, addormentandosi ogni tanto dove capitava, con i segni profondi delle mascherine sul volto, con le cicatrici irreversibili dell’impotenza di fronte ai pazienti morti, ai colleghi e agli amici infettati e morti. Poi, per fortuna, la situazione è migliorata. Ma questa epidemia resterà nella storia dell’umanità, come la Spagnola di cento anni fa, come la peste nera della Milano descritta nei Promessi Sposi da Alessandro Manzoni, perché d’ora in poi vi sarà un prima e un dopo Covid-19. Con una società e un’economia ferite, con una popolazione in mascherina e in distanziamento sociale in tutto il mondo quasi contemporaneamente. Mai accaduto. E come all’epoca della peste nera o della Spagnola, medici disarmati in prima linea senza un passo indietro nonostante la consapevolezza del grande rischio.
Ci sono due elementi all’inizio di questa Storia che voglio sottolineare: un medico morto e il bavaglio messo alle informazioni o il caos nella comunicazione. Momenti spartiacque, anche per la politica. Non a caso, questa pandemia è iniziata con potenziali informazioni salvavita soppresse e con un medico che è stato anche arrestato pur di non farlo parlare.
