Tra pochi giorni inizierà la sperimentazione di fase III.

 

Il vaccino, sviluppato da scienziati governativi e dalla società biotech Moderna, si è dimostrato sicuro e ha provocato una risposta immunitaria in uno studio su 45 persone pubblicato il 14 luglio sul New England Journal of Medicine (NEJM). È stato il primo vaccino per il coronavirus ad essere testato nell’uomo, e l’NIH per quanto riguarda l’Istituto pubblico che si occupa di immunologia e malattie infettive insieme a Moderna hanno annunciato che test di fase 3 inizieranno il 27 luglio, coinvolgendo 30.000 persone.

La metà dei partecipanti sarà un gruppo di controllo che riceverà placebo. Questo grande studio clinico dovrebbe essere completato entro la fine di ottobre. Ma non è chiaro se sarà possibile dimostrare che il vaccino è sicuro ed efficace per allora. La sperimentazione dovrà dimostrare che coloro che i vaccinati saranno significativamente meno propensi a contrarre il virus rispetto a coloro che hanno ottenuto un placebo. Il modo più veloce per ottenere risultati è testare il vaccino in un “hot spot” con molti casi, e lo studio sta cercando persone ad alto rischio a causa della loro posizione o circostanze.

Gli esperti concordano poi sulla necessità di arrivare a più vaccini, perché nessuna singola azienda potrebbe produrre i miliardi di dosi necessarie.

“Nessuno di noi è al sicuro a meno che tutti noi non siamo al sicuro”, dice Angela Rasmussen, virologa della Columbia University di New York. “E dico ‘tutti’ nel mondo”.

Il vaccino Moderna è stato sviluppato su materiale genetico del virus, sui mRNA, in grado (ed è stato verificato) di sollecitare il sistema immunitario a combattere il coronavirus. Lo studio della fase 1 concluso e pubblicato su NEJM è stato progettato per testare dosi basse, medie e alte del vaccino e per misurarne la sicurezza e la capacità di creare l’immunità al virus. I partecipanti erano 45 adulti sani, dai 18 ai 55 anni, che hanno ricevuto due vaccinazioni a 28 giorni di distanza l’una dall’altra. Dopo la seconda somministrazione, tutti i partecipanti hanno sviluppato i cosiddetti anticorpi neutralizzanti, che possono inattivare il virus nei test di laboratorio. I livelli di tali anticorpi erano simili a quelli dei pazienti guariti dal Covid-19. Il vaccino ha anche prodotto una risposta favorevole che coinvolge le cellule T, un’altra componente del sistema immunitario molto importante per una memoria immunitaria.

Più della metà dei partecipanti ha avuto effetti collaterali, tra cui affaticamento, brividi, mal di testa, dolori muscolari e dolore nel punto dell’iniezione. Alcuni hanno avuto la febbre. Una persona che ha ricevuto la bassa dose ha sviluppato infiammazioni polmonari ed è stato ritirato dallo studio. Nessuno degli effetti collaterali è stato però considerato grave.

Gli esperti non coinvolti nello studio ritengono i risultati incoraggianti, ma al tempo stesso avvertono: “Solo perché hai anticorpi non significa che sei completamente immune”, commenta Rasmussen.

È possibile, aggiunge, che un vaccino non prevenga totalmente l’infezione, ma che potrebbe rendere la malattia meno grave: “Se si tratta di una scelta tra un brutto raffreddore e di essere attaccato a un ventilatore, prendo il brutto raffreddore”.

 

 

 

 

Leggi anche:

Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

Riproduzione riservata (c)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.