Entro il 2100 gli abitanti del nostro Paese scenderanno di oltre 30 milioni.
In Italia la popolazione sarà dimezzata tra 80 anni. Ossia soltanto 30,5 milioni di italiani abiteranno il Bel Paese nel 2100. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica inglese The Lancet. La ricerca ovviamente è molto più generale e non riguarda soltanto l’Italia. L’hanno effettuata studiosi dell’Institute for Health Metrics and Evaluation alla School of Medicine dell’università di Washington. Obiettivo: delineare numeri e tendenze di crescita (e decrescita) degli abitanti su scala globale. Prevedere che cosa potrebbe accadere sul pianeta, e al pianeta, quando nel mondo si raggiungerà quota 10 miliardi di persone, quota prevista intorno al 2064.
Da lì in poi però si prevede una netta inversione della curva, tale da portare a una decrescita pari a più di 1 miliardo di abitanti in meno di 40 anni, ovvero entro il 2100. Proprio il 2100 è l’anno inquadrato dall’indagine come quello entro la quale almeno 28 Paesi assisteranno a una riduzione del 50% della loro popolazione rispetto a quella odierna. Tra questi 28 rientra l’Italia. Dopo il picco raggiunto nel 2014 (61 milioni di abitanti), continuerà nel trend, già avviato, di costante decrescita; fino ad arrivare a circa 30,5 milioni di italiani intorno al 2100. Nel suo complesso, però, il lavoro degli esperti non stima una tendenza al crollo della popolazione globale, ma solo una lenta curva tendente verso il basso dopo il raggiungimento del picco.
Dei 195 Paesi oggetto dell’indagine, infatti, almeno 183 non riusciranno a mantenere gli stessi abitanti attuali. Per 28 di questi invece il tasso di fecondità sarà talmente basso da andare incontro a un dimezzamento della popolazione rispetto al numero di abitanti registrato nel 2020. Così in Italia, ma anche in Spagna, con conseguenze economiche importanti e in grado di relegare entrambe le Nazioni in secondo piano rispetto agli scenari finanziariamente più importanti. Si arriverà a un minor numero di adulti in età lavorativa, con inevitabili riduzioni dei tassi di crescita del PIL e crolli del potere economico globale entro fine secolo. A variare in maniera drastica sarebbero di fatto anche le età medie, con una crescita degli over 65 nel mondo (2,4 miliardi nel 2100 contro 1,7 miliardi di under 20) e il superamento degli over 80 sugli under 5, per un rapporto di 2 a 1.
Eppure, secondo il direttore dell’Institute for Health Metrics and Evaluation Christopher Murray e secondo il primo autore della ricerca Stein Emil Vollset, l’indagine non deve essere letta come una mera analisi degli andamenti futuri, piuttosto come un’indicazione che possa fornire ai governi di tutti i Paesi “l’opportunità di iniziare a ripensare le politiche in materia di migrazione, forza lavoro e sviluppo economico”. E aggiungono: “Il declino della popolazione può essere positivo per la riduzione delle emissioni di carbonio e il minore stress sul sistema alimentare. Ma i nostri risultati suggeriscono che il calo del numero di adulti in età lavorativa ridurrà i tassi di crescita del PIL e potrebbe determinare importanti cambiamenti nel potere economico globale entro fine secolo. La risposta al declino della popolazione diventerà probabilmente una preoccupazione politica prioritaria in molte Nazioni”.
