La recensione di Johan Rossi Mason.
Girata con soddisfazione la boa dei 50 mi preparo a ‘invecchiare con saggezza’ così come recita il titolo a firma di Martha Nussbaum e Saul Levmore. I due, docenti di alto cabotaggio, mettono a nostra disposizione i loro dialoghi per portarci per mano verso la consapevolezza che la seconda età della vita ha in serbo molte incognite ma anche gioie e piaceri unici.
Tema e trattazione non sono esattamente scritti in modo divulgativo e richiedono un po’ di concentrazione ma vale la pena lo sforzo per esplorare argomenti che di solito non hanno diritto di cittadinanza nello spazio pubblico e tantomeno sui media.
Qualcuno ha mai pensato alla difficoltà di designare i propri eredi (materiali ma penso anche intellettuali)? Quando dovrebbero andare in pensione le persone? Argomento che mi sta particolarmente a cuore se penso ai patrimoni di conoscenza che mettiamo a riposo. Le persone anziane hanno diritto ad aspirare ad un aspetto migliore ricorrendo alla chirurgia plastica senza essere giudicate?
Se siamo abituati al concetto di single, ossia persona adulta che vive da sola, magari per scelta, perché i media rappresentano in maniera deprimente gli anziani soli? (Quando lo fanno si intende). Insomma gli anziani sembrano ancora destinati a far parte di una retrovia sociale nonostante siano quelli che hanno in mano le redini dell’economia e la trainano con i loro consumi e sostenendo i giovani adulti che fanno fatica a raggiungere la propria autonomia economica.
E poi cosa significa coltivare amicizie e amori dopo gli anta? Gli amici sono quelle persone che conosciamo e a cui vogliamo bene al di là del nostro interesse personale e di cui ci fidiamo. La maggior parte delle persone coltiva una cerchia di rapporti stretti con una media di 50-100 persone e conoscenze con circa 150-200, sembra che il cervello umano faccia fatica a mantenere rapporti con un numero più elevato di persone nonostante quello che dica il numero di contatti stretti su Facebook.
E con il tempo probabilmente diminuisce l’energia per mantenere contatti significativi con tutti. Si seleziona, la cerchia si restringe e rimane la qualità più che la quantità. Se ci fate caso probabilmente avete meno relazioni amicali da adulti di quanto avvenisse da ragazzini. Probabilmente perché la profondità di un rapporto e l’impegno profuso costano tempo ed energie.
Ampia e interessante disamina anche sulla chirurgia estetica negli anta, che dopo una certa età diminuisce, forse perché si fa pace con le proprie imperfezioni, visto che si parla di saggezza.
Ma mentre i diretti interessati imparano ad apprezzare le proprie rughe, qualcosa di meno aulico avviene all’esterno: esiste infatti un disgusto generalizzato per il corpo che invecchia con l’insorgenza di un vero e proprio stigma. Quell’ageismo che porta all’esclusione e all’isolamento come se avessimo paura di pensare che l’invecchiamento interesserà anche noi.
Ed ecco quindi il paradosso: desiderare di vivere a lungo ma paura di invecchiare con tutto ciò che ne consegue. Una spinta uguale e contraria, una ambiguità che si può superare solo ‘invecchiando con saggezza’ e probabilmente mettendo i vecchi più al centro della nostra esistenza e non ai margini, non fosse altro per la superiorità numerica rispetto ai bambini. Siamo quindi nello strano mondo in cui gli individui più rappresentati numericamente sono anche quelli maggiormente messi ai margini.
Martha Nussbaum – Saul Levmore
Invecchiare con saggezza
Il Mulino
2019
Euro 25,00
