Secondo gli esperti la carica virale sta diminuendo.

Il coronavirus è cambiato? È un dato di fatto che la percentuale dei ricoverati in Italia rispetto al totale dei positivi sia passata dal 61,13% del 6 marzo al 15,17% del 28 maggio. Due mesi fa i pazienti ricoverati in terapia intensiva erano più di 4000, mentre al momento sono circa 500. Sono molte le ipotesi che provano a spiegare questo cambiamento. Effetto positivo del lockdown? Una migliore risposta del Sistema sanitario nazionale? Il caldo che ha indebolito il virus? Gli esperti stanno provando a dare una risposta.

Ma intanto è scoppiata una nuova polemica innescata dalle parole di Alberto Zangrillo, primario di anestesia e rianimazione del San Raffaele di Milano, secondo il quale “il coronavirus clinicamente non esiste più”. Virologi, medici, epidemiologi ed esperti sono divisi tra chi dà ragione a Zangrillo e chi lo smentisce invitando alla cautela.

Sarcastico Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani di Roma: “Se il virus è morto, facciamogli il funerale”. Ma non ha dubbi: se oggi abbiamo meno contagi e intubati “è perché le misure che abbiamo adottato si sono rivelate efficaci, ma se non rispetteremo più le regole ci esporremo di nuovo al rischio di una ripresa dell’epidemia”. E poi specifica, parlando del Covid-19: “Al momento le 30mila sequenze virali depositate nella banca internazionale dicono che da dicembre a oggi ha subito pochissime e insignificanti mutazioni”.

 

La pandemia è finita?

Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia e Virologia all’università di Padova: “Un virus non è debole, forte, buono o cattivo, un virus è più o meno virulento e ha una capacità di trasmissione che si può misurare. Il resto sono stupidaggini. Sulla base di evidenze sperimentali fatte su grandi modelli si dimostra che quando un virus entra in una nicchia ecologica, che siamo noi, la virulenza in genere aumenta invece di diminuire. Il fatto che oggi si vedano casi meno gravi è esclusivamente dovuto a una diminuzione della carica virale in gran parte legata all’uso delle mascherine. Perché se io uso la mascherina, il mio interlocutore usa la mascherina, la quantità di virus che ci trasmettiamo è molto più bassa”. Crisanti è molto duro rispetto a quanto affermato da Zangrillo: “Penso che dovremmo tutti quanti avere un po’ di senso di decenza, se non altro per rispetto a tutte le sofferenze e ai morti”. Pierluigi Lopalco, epidemiologo dell’Università di Pavia e consulente del governatore della regione Puglia, Emiliano, conferma: “Sì, l’epidemia è in calo, ma bisogna essere cauti perché non se ne conoscono ancora le motivazioni. Se abbiamo meno casi e con pochi o inesistenti sintomi non è perché il virus sia mutato ma per un fatto puramente epidemiologico. Con il distanziamento e le mascherine anche chi è entrato in contatto con persone positive ha assimilato una minore quantità di virus, così gli anticorpi lo hanno neutralizzato o se infezione c’è stata non ha avuto le conseguenze tragiche dei mesi scorsi”. E avverte: “Attenzione a non cantare vittoria, perché il virus circola ancora e credo abbia una prateria di almeno il 98% di non immunizzati nella quale poter riprendere a scorrazzare se abbassiamo ora la guardia”.

 

Il virus è mutato?

Ilaria Capua, virologa che da anni si dedica allo studio dei coronavirus negli Usa, ha dichiarato che “i virus che stanno circolando adesso non hanno mutazioni che possano dirci se sono più o meno aggressivi” e che “il virus non andrà via” perché “ha trovato una nuova popolazione. Siamo noi, circola all’interno della nostra popolazione provocando danni molto gravi in alcune parti del nostro Paese e in alcune grandi città europee e non europee, dove la situazione è più complicata rispetto a quanto accade in altre, anche per il fattore inquinamento”. Anche Antonella Viola, immunologa, docente di Patologia Generale all’Università di Padova e Direttore Scientifico dell’Istituto di Ricerca Pediatrica IRP-Città della Speranza, afferma: “Non abbiamo prove che il virus sia cambiato, c’è ancora e non ha perso forze”. Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia e direttore del laboratorio di Microbiologia degli Spedali Civili di Brescia, conferma invece che “il nuovo coronavirus sta perdendo forza” e che nei suoi laboratori sarebbe stata isolata una variante “estremamente meno potente, più buona. Mentre i ceppi virali che siamo stati abituati a vedere in questi mesi, che abbiamo isolato e sequenziato, sono bombe biologiche capaci di sterminare le cellule bersaglio in 2-3 giorni, questo per iniziare ad attaccarle ha bisogno minimo di 6 giorni, il doppio del tempo”. Giovanni Maga, direttore del laboratorio di Virologia molecolare del Cnr di Pavia, commenta: “Quello che si vede in generale dal confronto delle sequenze genetiche non sembra suggerire grossi cambiamenti, ma è anche vero che quello che può succedere, e magari sta anche succedendo, è che una notevole circolazione del virus in un numero elevato di soggetti possa portare alla selezione di varianti meglio adattate. Quindi ci potrebbe anche stare che nel corso di un’epidemia ci possano essere delle varianti meno aggressive. Io non ho ancora trovato nessun dato oggettivo e riprodotto della circolazione di virus meno aggressivi” ma “l’impressione generale è che la sintomatologia sia meno aggressiva”.

 

Giusto per chiarire: il virus circola ancora o no in Italia?

Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore della Sanità: “Basta guardare al numero dei nuovi casi di positività che vengono ancora confermati ogni giorno per avere la dimostrazione della persistente circolazione in Italia del nuovo coronavirus”. E Massimo Galli, primario del reparto Malattie infettive presso l’ospedale Sacco di Milano, avverte che “il virus è rimasto lo stesso” e sottolinea che il numero inferiore di ricoveri è effetto diretto dei due mesi di lockdown. Le restrizioni hanno fatto sì che il contagio rallentasse, facendo circolare meno il virus tra la popolazione e riducendo il numero di persone entrate in contatto con individui inconsapevolmente contagiosi. I famosi asintomatici. Dello stesso avviso Luca Richeldi, presidente della Società italiana di pneumologia e membro del Comitato Tecnico Scientifico: “I miglioramenti sono il frutto delle drastiche misure di contenimento della circolazione virale. Il virus circola ancora ed è sbagliato dare messaggi fuorvianti che non invitano alla prudenza”. E aggiunge: “La circolazione virale è un processo dinamico, per cui la gradualità e la cautela nella ripresa delle attività economiche e sociali devono rimanere la nostra priorità”.

 

Il coronavirus è più debole?

Alcuni esperti, come Caruso, concordano nel dire che il virus si stia indebolendo. Matteo Bassetti, direttore del dipartimento di Malattie infettive del San Martino di Genova: “Da un mese nessuno è stato più ricoverato in rianimazione per Covid-19. Vediamo persone di 80, 90 anni che sopravvivono con il virus mentre casi identici 2 mesi fa morivano nel giro di 4 o 5 giorni”. Massimo Clementi, direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia del San Raffaele di Milano, ritiene che il coronavirus “potrebbe diventare un raffreddore, la malattia si sta modificando, sta perdendo la sua potenza”.

 

Coronavirus: i pazienti hanno sintomi più lievi

Alcuni cambiamenti sono stati registrati nel modo in cui i pazienti reagiscono al virus, ma virologi e clinici si mantengono cauti nelle spiegazioni. Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani di Roma, sostiene che “è corretto dire che i nuovi pazienti hanno sintomi più lievi. Probabilmente, come in tutte le fasi epidemiche, nella coda dell’epidemia assistiamo a una riduzione della virulenza. Però queste sono tutte osservazioni che facciamo oggi ad alta voce, ma che dovranno avere poi una base scientifica. Oggi possiamo dire che sulla base delle osservazioni i nuovi pazienti hanno sintomi più lievi, ma si tratta di un dato empirico e non scientifico”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *