L’emergenza Covid-19 ha messo in evidenza l’importanza dell’assistenza territoriale.

 

A fianco del paziente nella sua vita quotidiana, in contatto diretto con la farmacia dell’ospedale, con lo specialista e il medico di medicina generale. Il farmacista oncologico del territorio assume un ruolo fondamentale, attorno al quale si può sviluppare al meglio la rete di gestione del paziente oncologico: un network di competenze che garantisce una presa in carico globale delle fragilità di questi malati, messa ancora più in evidenza negli ultimi mesi di emergenza pandemica. L’identikit delle competenze di questo professionista e l’analisi delle opportunità legate alla sua integrazione a pieno titolo nella rete di assistenza ai malati sono i contenuti di “OncoCare – networking in oncologia”, documento edito da Edra in collaborazione con Sandoz e Novartis, che raccoglie gli interventi di autorevoli professionisti impegnati sul fronte della gestione della cronicità.

L’oncologia sta attraversando un periodo di grande cambiamento: il progressivo invecchiamento della popolazione da una parte e l’impatto delle terapie di nuova generazione su guarigione e cronicizzazione dall’altra generano nuovi e complessi bisogni a cui dare risposta per migliorare la qualità di vita delle persone che affrontano il tumore.

Le necessità di cura e assistenza ai malati oncologici non si esauriscono con i trattamenti terapeutici: la condizione di fragilità determinata dalla malattia influisce spesso su una vasta gamma di aspetti psicologici ed emozionali”, hanno dichiarato congiuntamente Giordano Beretta e Francesco De Lorenzo, rispettivamente Presidente Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM) e Associazione Italiana Malati di Cancro (AIMAC).

Oggi, quindi, la gestione del paziente non si esaurisce nella relazione con l’oncologo, ma riguarda molte altre figure professionali.

“Accanto ai riferimenti ospedalieri sono fondamentali quelli sul territorio: oltre ai medici di medicina generale, i farmacisti di comunità, considerata la diffusione dei presidi sul territorio e i frequenti contatti che noi farmacisti abbiamo con il paziente, devono essere parte del processo di sorveglianza e di assistenza”, ha affermato Vittorio Contarina, Vicepresidente FederFarma.

OncoCare vuole proprio favorire questa integrazione: il documento contiene un’analisi approfondita delle criticità di gestione territoriale del malato oncologico e alcune proposte di intervento che non richiedono la creazione di nuovi servizi o infrastrutture, ma principalmente l’implementazione e la valorizzazione delle competenze dei professionisti coinvolti nell’assistenza al malato oncologico. D’altronde la pandemia di Covid-19 ha messo bene in luce come l’assistenza territoriale sia fondamentale per rispondere in maniera efficace all’emergenza e proteggere i pazienti più fragili.

Anche alla luce di quello che abbiamo vissuto negli ultimi mesi, appare evidente che sul territorio vada implementato il modello, che da tempo abbiamo proposto, che integra il farmacista di comunità nel network di tutti i professionisti della salute al fine di migliorare la qualità degli interventi, operare in sinergia, supportare il paziente e ridurre gli sprechi”, ha affermato Andrea Mandelli, Presidente Federazione Ordini farmacisti Italiani  (FOFI

 Fondamentale il rapporto fra il farmacista di comunità e quello ospedaliero: un filo diretto che aiuta il paziente a gestire al meglio la terapia e lo fa sentire seguito anche una volta che ha lasciato l’ospedale. Tra le competenze del farmacista oncologico territoriale – così come emerge dal documento -, infatti, c’è anche il controllo dell’aderenza terapeutica e la gestione di eventuali eventi avversi. “Siamo convinti che non solo dall’integrazione delle professionalità, ma anche dalle diverse competenze ed ambiti di attività all’interno della nostra professione, possa nascere una presa in carico efficace ed efficiente del paziente oncologico, ormai diventato paziente cronico”, ha spiegato Simona Creazzola, Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici (SIFO).

Quella che OncoCare vuole favorire è quindi una vera trasformazione culturale, non solo a livello di modelli e processi di presa in carico dei pazienti, ma anche di formazione e sensibilizzazione degli operatori sanitari verso i nuovi bisogni dei malati oncologici. Per questo è attiva la Scuola di Alta Formazione “Farmacia Oncologica”: una serie di incontri formativi alla fine dei quali i farmacisti ricevono una certificazione dall’ente di accreditamento CertiQuality, che guida i pazienti a identificare le farmacie specializzate nel fornire supporto a chi soffre di tumore.

Sandoz e Novartis hanno unito le loro forze mettendo insieme sostenibilità e innovazione per trovare una soluzione di valore per i pazienti. Crediamo fermamente che la figura del farmacista oncologico territoriale unitamente al farmacista ospedaliero rappresentino uno snodo fondamentale per garantire una migliore presa in carico del paziente e con il nostro impegno vogliamo guidare questa trasformazione culturale”, hanno affermato Paolo Fedeli, Medical Director Sandoz, e Chiara Gnocchi, Communication and Patient Relation Head di Novartis Oncology.

 

 

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