i forti consumatori di caffè hanno una composizione del microbiota intestinale più sana. 

 

Il caffè, la bevanda più bevuta al mondo dopo l’acqua, non smette di stupire e mostra i muscoli anche nella salute del microbiota intestinale, quella comunità di batteri che alberga nelle nostre viscere e contribuisce alla nostra salute e al funzionamento del sistema immunitario.

La notizia mi rallegra dato che sono una di quelle persone che senza la sua mug strapiena di caffè al mattino non ha nemmeno una personalità e quasi nemmeno una identità. Insomma, adoro il caffè. Un piacere che in realtà è una sottile dipendenza data l’origine alcaloide della sostanza e l’attività neurostimolante della caffeina, un alcaloide naturale presente nelle piante di caffè, cacao, tè, cola, guaranà e mate e nelle bevande da esse ottenute.

 

Oltre ai numerosi effetti positivi sulla salute (anche una sola tazza al giorno combatte – tra le altre cose – i grassi, diminuisce l’infiammazione e protegge il cervello dall’invecchiamento, tre tazze mantengono le arterie sane, migliorano il contenuto di zuccheri nel sangue e combattono il diabete) una recente ricerca ha suggerito come i forti consumatori di caffè abbiano una composizione del microbiota intestinale più sana. 

 

Lo studio condotto dal professor Li Jiao, docente di gastroenterologia al Baylor College of Medicine di Houston in Texas ha indagato se ci fosse una relazione tra consumo di caffè e la composizione e la struttura della flora batterica. Per farlo ha arruolato 34 soggetti di sesso maschile che sono stati sottoposti ad indagini diagnostiche e prelievi dei batteri che sono stati poi sottoposti all’analisi dei ceppi dominanti grazie all’estrazione del loro DNA. Nel frattempo i volontari rispondevano ad un questionario sulle abitudini alimentari e il consumo di caffè e sono stati suddivisi in due gruppi a seconda delle quantità assunte quotidianamente: uno ad alto consumo (con più di 82,9 milligrammi di caffeina al giorno) e uno a basso (che non raggiungevano la quantità di 82,9 mg/die). 

 

Le analisi di laboratorio hanno rivelato che nei soggetti assegnati al gruppo dei ‘forti consumatori’ si riscontravano alti livelli di batteri del genere Faecalibacterium e Roseburia (noti per le loro proprietà antinfiammatorie)e livelli di bassi di Erysipelatoclostridium, quest’ultimo potenzialmente pericoloso se presente a livelli eccessivi. Il microbiota infatti è una comunità ricchissima di batteri in cui la salute dell’organismo ospite (noi) è possibile quando i batteri sono in armonia e nelle giuste proporzioni tra quelli buoni e quelli potenzialmente pericolosi. Questi ultimi infatti sono innocui se in quantità limitate e non devono mai prendere il sopravvento in termini numerici pena l’insorgenza di numerose malattie e infezioni. 

 

Fortunatamente nei forti consumatori di caffè analizzati è stata individuata una copiosa comunità di batteri buoni dai nomi fantasiosi: Odoribacter, Dialister, Fusicatenibactor, Alistipes, Blautia e vari ceppi di Lachnospiraceae.

 

 Nonostante sia considerata una vera e propria sostanzastupefacente sia pur blanda, il consumo di caffeina è legale (e diffusissimo) in tutti i Paesi del mondo ed è anche accettato o comunque tollerato dalle principali religioni.

E siccome è la dose che fa il veleno basta rimanere in un range di consumo accettabile per evitare sgradevoli effetti sulla salute come tachicardia, nervosismo, insonnia e, in donne gravide, a un ridotto sviluppo del feto così come sottolineato in un rapporto dell’EFSA l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare.

Che aggiunge come l’assunzione di caffeina fino a 400 mg al giorno (pari a circa cinque tazzine di espresso o 4 americani), consumata nel corso della giornata, non pone problemi di sicurezza per gli adulti sani della popolazione in genere, fatta eccezione per le donne in gravidanza. 

 

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